Infernale

Il post di oggi sarà un po’ diverso dal solito, crudo, acido e forse una piccola denuncia sulla stato d’essere, ma non lo dirò apertamente, sarete voi a decidere alla fine di questo articolo se ciò, che avrete letto sarà stato un racconto basato su fatti inventati o su fatti realmente accaduti.

Con questa piccola anticipazione, vi auguro buona lettura!

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Terzo passo: scrivere il soggetto/canovaccio

Rieccomi qui dopo una settimana. Le mie speranze di riavere il pc cominciano a scarseggiare.
La sfiga continua a perseguitarmi, i pezzi da sostituire non arrivano e l’unica cosa certa è il lavoro che si accumula insieme all’ansia.
Allo stesso tempo, però sono felice, il mio romanzo sta lievitando, anche fin troppo. Lo so avevo detto che stavo scrivendo l’ultimo capitolo, ma in realtà era il penultimo (l’ho scoperto solo due sere fa)… mi divertirò un sacco a tagliare quando farò la revisione, perciò miei lettori cavia siete avvisati, il romanzo è agli sgoccioli! Continua a leggere Terzo passo: scrivere il soggetto/canovaccio

I limiti invisibili

L’altro giorno ho scritto il racconto Reborn City e durante la stesura mi sono bloccata. Alcuni limiti invisibili, o meglio un certo senso di pudore (immotivato per giunta) mi ha frenata. In poche parole? Mi sono auto-censurata. Continua a leggere I limiti invisibili

Reborn city

 

 

Attenzione!

Il seguente racconto contiene riferimenti espliciti ed impliciti ad attività sessuali e/o situazioni forti. Se ritenete che questi contenuti possano in qualche maniera offendervi o ferire la vostra sensibilità vi esorto a non procedere alla lettura. Non mi ritengo responsabile di eventuali conseguenze in quanto siete stati avvertiti.

Per tutti gli altri buona lettura!


Il ragazzo si gettò sul letto, premendo con forza gli auricolari, non voleva sentire la madre fottere con l’ennesimo estraneo. Odiava quella situazione, odiava quella casa, odiava se stesso per essere un incapace.

A lei non piaceva farlo, lo capiva dai suoi occhi spenti, incorniciati da una massa di capelli neri e esaltati dalle labbra rosso fuoco, ma era l’unico modo per tirare avanti. Gli sorrideva triste tutte le volte che lo incrociava, quando rientrava mano nella mano con l’ultimo estraneo. Non importava che ore fossero, lui doveva alzarsi e sparire. Si chiudeva in camera, si infilava le cuffie, alzava il volume al massimo e sperava che l’ora seguente volasse via velocemente.
Le regole erano sempre le stesse: guarda la tivù, non fare rumore e non disturbarmi. Qualsiasi sia il motivo.

Lo faceva per lui, diceva. Per dargli un futuro, continuava, ma i soldi per il college non c’erano mai. I soldi per corrompere l’omino statale delle assunzioni, non c’erano. Voleva un lavoro, voleva andarsene. Gli bastava andare via da quello schifo.

I soldi, però non bastavano mai.

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