Reborn city

 

 

Attenzione!

Il seguente racconto contiene riferimenti espliciti ed impliciti ad attività sessuali e/o situazioni forti. Se ritenete che questi contenuti possano in qualche maniera offendervi o ferire la vostra sensibilità vi esorto a non procedere alla lettura. Non mi ritengo responsabile di eventuali conseguenze in quanto siete stati avvertiti.

Per tutti gli altri buona lettura!


Il ragazzo si gettò sul letto, premendo con forza gli auricolari, non voleva sentire la madre fottere con l’ennesimo estraneo. Odiava quella situazione, odiava quella casa, odiava se stesso per essere un incapace.

A lei non piaceva farlo, lo capiva dai suoi occhi spenti, incorniciati da una massa di capelli neri e esaltati dalle labbra rosso fuoco, ma era l’unico modo per tirare avanti. Gli sorrideva triste tutte le volte che lo incrociava, quando rientrava mano nella mano con l’ultimo estraneo. Non importava che ore fossero, lui doveva alzarsi e sparire. Si chiudeva in camera, si infilava le cuffie, alzava il volume al massimo e sperava che l’ora seguente volasse via velocemente.
Le regole erano sempre le stesse: guarda la tivù, non fare rumore e non disturbarmi. Qualsiasi sia il motivo.

Lo faceva per lui, diceva. Per dargli un futuro, continuava, ma i soldi per il college non c’erano mai. I soldi per corrompere l’omino statale delle assunzioni, non c’erano. Voleva un lavoro, voleva andarsene. Gli bastava andare via da quello schifo.

I soldi, però non bastavano mai.

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