Byte

Eccomi di nuovo in ritardo!
Dovrete avere ancora un po’ di pazienza, ma per ora non riesco a essere puntuale con i miei appuntamenti col blog!
Sto preparando un bellissimo post della rubrica “Intervista al chiaro di luna con”, ma al momento non riesco a portarlo a termine. Un po’ per la mia spossatezza e poca concentrazione e un po’ per le mie enormi sfighe informatiche!
E quando dico enormi, sono enormi! Oggi, per vostra somma gioia, condividerò con voi queste mie terribili e nefaste esperienze. Continue reading “Byte”

I tuoi personaggi sono vivi?

L’altro giorno sono andata in ospedale e ho incontrato uno dei miei personaggi. In carne e ossa. Mark W. è un dottore e un ricercatore alquanto eccentrico, particolare, la sua mente viaggia lontano e si fa fatica a seguire il filo dei suoi pensieri. Quel personaggio era lì di fronte a me, senza preavviso aveva preso vita. Continue reading “I tuoi personaggi sono vivi?”

I limiti invisibili

L’altro giorno ho scritto il racconto Reborn City e durante la stesura mi sono bloccata. Alcuni limiti invisibili, o meglio un certo senso di pudore (immotivato per giunta) mi ha frenata. In poche parole? Mi sono auto-censurata. Continue reading “I limiti invisibili”

Nuovo anno e nuovi propositi… anche se in ritardo

Ciao ragazzi belli e brutti! Buoni e cattivi, scrittori o fumettisti!
Buon anno a tutti voi!

Lo so… sono in ritardo, anzi ho proprio abbandonato il blog per tutto il periodo natalizio e la settimana successiva compresa e come ogni volta, i miei buoni propositi se ne sono andati a friggere ancora prima di formularli: puntualità, regolarità e equilibrio. Continue reading “Nuovo anno e nuovi propositi… anche se in ritardo”

Ritorno al passato

Oggi voglio rendervi partecipi di una piccola disavventura durata circa sei ore; minuto più, minuto meno.
Una disavventura che mi ha fatto riflettere su tutto quello che ci circonda e di come tutto questo possa essere effimero, quasi un alito di vento e di come ognuno di noi possa reagire in maniera differente.

Premessa

Ieri mattina mi sono alzata prestissimo per poter consegnare un lavoro a un cliente, perché da lì a un’ora sarei stata prelevata dal mio fidanzato perché lo avrei accompagnato in ospedale; essendo lui poco pratico della zona.
Una volta arrivati a destinazione, non solo la bellissima giornata di pioggia splendeva alta in cielo, ma il Centro Unico Prenotazioni dell’ospedale, per gli amici CUP, sembrava essere impazzito. Gente che urlava, bambini insofferenti, vecchi disperati e chi più ne ha, più ne metta.
Il luogo sembrava talmente pieno di gente che assomigliava più a una scatola di sardine troppo piena che a una sala d’attesa, potevo persino sentire la puzza di sudore del signore, arrabbiato alla mia destra.
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L’Inizio

Vernissage

Benvenuti! Voglio inaugurare questo mio nuovo blog a tutti gli ignari visitatori che sono incappati per errore in questo luogo angusto e oscuro.

In questo piccolo spazio con cadenza settimanale vi renderò partecipi del mio percorso durante la stesura della mia prima vera epopea con annessi gli scleri del momento, passatemi l’espressione!

Sull’epopea scherzo, ma non sul romanzo. Un anno fa cominciai a scrivere il primo libro di una trilogia, e tra imprevisti vari e blocchi continui il mio percorso sta diventando più simile a  una battaglia per la sopravvivenza e non alla prima stesura. So anche che sono in super ritardo secondo i tempi del mitico King, ma purtroppo durante il giorno devo lavorare, come tutti i comuni mortali, e questo rallenta non di poco la mia tabella di marcia. Non per questo mi scoraggerò, so per certo che un giorno potrò scrivere per lavoro, anche se dubito che in Italia si possa vivere di sola scrittura, ma sapete come si dice? Mai perdere le speranze!

Non temete  non vi annoierò, spero di strapparvi almeno un sorriso e se ci riuscirò saprò di aver raggiunto il mio obbiettivo.

Bene dopo aver fatto questo lungo Incipit… anche molto noioso, perché non sapevo come  iniziare questo primo post passo a un argomento più interessante.

L’inizio di tutto: l’idea

Ho sempre sognato e immaginato storie fin  da piccola. Le visualizzavo come immagini di un cartone animato prima e come film dopo (no mento, nella mia mente i personaggi e gli ambienti li ho sempre visualizzati come se fossero dei disegni animati, forse perché più affini a me o più semplici da visualizzare), ma ero troppo timida per scrivere; non ero molto brava in italiano e la mamma diceva che sarebbe stata la mia sorellina a diventare scrittrice; all’epoca faceva dei bei temi e i miei, invece, erano la cosa peggiore che si potesse avere la sfortuna di incappare. Col passare degli anni e con tantissimi tentativi e quaderni scritti a mano sono arrivata a dire: voglio scrivere, questa è la mia strada.

Vedere la mia migliore amica emozionarsi e piangere per i capitoli che la costringevo a leggere prima, dopo le lezioni e durante l’intervallo era emozionante e mi spingeva a fare sempre meglio.

Ora quello stesso racconto, così ingenuo, lo ripudio con tutte le mie forze. Mi era anche passato per la testa di riprenderlo in mano e revisionarlo, ma no è impossibile.

Sto divagando. Ritorno sul tema principale: l’inizio.

Potrà sembrarvi strano, ma tutte le mie storie partono tutte da un sogno molto vivido che mi rimane impresso sugli occhi e nel cuore anche dopo il risveglio. Quando capisco che quel piccolo embrione può diventare un’idea e un racconto, allora comincio a meditare, a farmi domande, studiare l’ambiente che poi circonderà i personaggi, immagino i cattivi e sul perché i protagonisti agiscano in quel modo.

Tanto per darvi un’idea il romanzo in cui mi sto cimentando, il  più complesso e lungo al quale mi sia mai avventurata, questo periodo di decantazione e studio è durato due anni. Si un periodo enorme, ma tra il lavoro e la tesi non volevo iniziare a scrivere un qualcosa che potesse essere “debole”. Così ho studiato un macrocosmo, per poter arrivare piano, piano al microcosmo; consapevole di avere delle basi più che solide.

Ambiente, meccanismi politici, religiosi, modi di dire, credenze e mondo faunistico. Aspettate, però non ho studiato tutto questo in maniera maniacale, diciamo che è una base e in qualsiasi momento cambio alcuni dettagli o ne aggiungo degli altri, ma non avendo una buona memoria, persa chissà quando, ho preferito scrivermi ogni cosa, come ad esempio (scusatemi la d cacofonica) l’intero set di personaggi con le loro storie e bizzarrie, divisi per ogni libro della trilogia.

Non so assolutamente se la mia idea della trilogia possa essere di successo e neanche se il cambio di tempo tra il primo e il secondo possa funzionare, ma ho un’idea. Una storia da raccontare e mi piacerebbe farla leggere a più persone possibili, non solo ai miei lettori cavia, ma di questo ne parlerò più avanti.

Signori siamo arrivati alla fine di questo lungo e estenuante post di benvenuto, perciò ora passo la palla avvelenata a voi!

Come avete affrontato il vostro primo post? e ancora, da cosa partite per le vostre storie?