7 Dicembre 2025

Anna si risveglia in un letto non suo, sola, sudata e piena di interrogativi.

Le vacanze mi hanno bloccato più di quanto pensassi e la mancanza di sonno si è fatta sentire. Ecco qui l’articolo del 7 dicembre con un leggero ritardo… un ritardo piccolo, piccolo.

Se vi siete persi l’inizio:  eccolo qui.

Mentre qui potete leggere cosa è accaduto il 6 Dicembre.

Ricordo che questo racconto è un esperimento che condurrò per l’intero mese di Dicembre. Mi farebbe molto piacere sapere la vostra opinione: vi piacciono i personaggi? La storia è troppo cruenta? Avete consigli o avete trovato sviste o errori?

Fatemelo sapere, non mi offenderò!

E adesso buona lettura!

__________

7 Dicembre 2025

Il fuoco danzava placido nel camino. Da quando si era svegliata erano già passate diverse ore. Il sole era alto in cielo e cominciava di nuovo ad avere fame.

La donna che l’aveva accudita come una madre non si era ancora fatta vedere e tornare a dormire non era un’opzione da prendere in considerazione. Desiderava un cambio di vestiti e capire dove diamine si trovasse. Se provava a fare mente locale su ciò che era accaduto nei giorni precedenti le sembrava di essere prigioniera di un’enorme bolla.

La porta era chiusa a chiave, mentre la finestra era sigillata con cemento e calcestruzzo. Nessuno avrebbe potuto entrare o uscire senza che nessun abitante del villaggio se ne accorgesse. Cominciò a camminare in tondo e a spostare ogni mobile nel centro della stanza, studiò ogni dettaglio, ogni listello di legno, ogni piastrella, ma senza successo. Di colpo le sembrò che la stanza divenisse sempre più piccola e soffocante, si sentì nuovamente in gabbia, ma con la differenza che questa volta non aveva la minima idea di cosa aspettarsi.

Osservò il villaggio per almeno un’altra ora. Erano anni che non vedeva così tante persone riunite in un unico luogo, riuscì a contare almeno trenta persone, ma nelle case dovevano essercene molte altre. Uomini e donne collaboravano frenetici per curare le serre disseminate vicino le case e per dare da mangiare agli animali. Sembrava il tempo si fosse fermato per quel villaggio; la malattia e la follia sembrava non averli toccati per nulla.

Intravide un enorme muro in lamiera e legno che circondava il loro perimetro, ma non riuscì a vedere null’altro. Nessuna guardia, niente di niente. Erano forse dei sprovveduti? Non temevano i razziatori e i folli? Quel posto era troppo bello per essere reale e questo non le piaceva, doveva trovare Richy e andarsene da lì al più presto.

Un uomo alto e corpulento attirò la sua attenzione. Non aveva nulla di particolare, se non il suo atteggiamento. Non aveva armi con sé, ma le dava l’impressione di essere perfettamente in grado di uccidere chiunque e in qualsiasi momento. Le persone che incrociava gli porgevano rispetto abbassando il capo. Nessuno osava incrociare il suo sguardo e questo la incuriosì. L’esistenza di quell’uomo stonava all’interno di quella comunità. L’uomo sembrò accorgersi di lei e i loro sguardi si incrociarono. Ad Anna le si gelò il sangue. Si sentì trapassare da parte a parte e prima che se ne accorgesse si ritrovò rannicchiata sotto la finestra.

Chiuse gli occhi e inspirò come le aveva insegnato Richy; riuscì a domare l’asma e l’ansia che rischiavano di farla crollare mentalmente. Doveva andarsene da quel posto o questa volta si sarebbe persa. Aveva bisogno del suo compagno, Richy era la sua forza, la sua ancora e non sapere dove si trovasse la faceva impazzire. Si strinse nelle braccia e le tornarono alla mente alcuni momenti confusi: acqua, paura e rassegnazione. Era pronta a lasciarsi andare ma la presa del ragazzo sul suo corpo era rovente e salda. Era viva e lo doveva solo a lui.

<<Dove sei?>>.

Si alzò in piedi, non poteva restare lì a nascondersi e a tremare di paura. Doveva trovarlo e se ne sarebbero andati via insieme.

Si avvicinò alla porta, tentò di forzare la serratura, ma molto probabilmente era bloccata da qualche chiavistello esterno. Appoggiò l’orecchio sul legno, trattenne il respiro, finché non percepì qualcuno che camminava avanti e indietro nel corridoio.

Bingo. <<Ehi>> urlò, <<apri questa cazzo di porta, o…>>, ma venne ignorata senza nessuna pietà. <<Lo so>>, disse allontanandosi di un passo, <<che sei lì, fottuto bastardo!>> e diede un calcio alla porta.

<<Aprimi o giuro su tutto ciò che mi è caro al mondo, che quando uscirò di qui…>>

Proseguì continuando a calciare la porta e a dare spallate alla porta. <<Ti farò ingoiare tutti i denti>>.

La porta non si aprì, ma scricchiolò sotto il suo peso. Anna continuò a fare pressione sul legno, finché riuscì ad aprire un piccolo varco sul corridoio. Un ragazzo sbarbato la fissava spaventato, lasciò cadere un manganello e scappò al piano di sotto, facendo scattare la serratura di un pesante cancello.

<<Merda>>, finì di abbattere la porta, ma si ritrovò alla situazione di partenza. Non poteva scendere, ma almeno aveva guadagnato un’arma: raccolse il manganello e percorse il corridoio. Trovò una stanza abbandonata da anni. Era piena di giochi per bambini piccoli e libri illustrati. Una culla attirò la sua attenzione e gli si avvicinò.

Era vuota, ma il ricordo di chi aveva vissuto tra quelle mura era ancora molto presente. Accarezzò la copertina con emozioni che non riusciva a decodificare. Si guardò intorno con gli occhi lucidi e richiuse quella stanza alle sue spalle. Avrebbe voluto sigillare una seconda volta quella porta. Avrebbe voluto cancellare quel ricordo di un tempo ormai lontano. Quella stanza rappresentava l’eco di una civiltà lontana e perduto.

Proseguì verso le scale, ma come aveva intuito erano bloccate da delle pesanti grate.

<<Perfetto>>, si disse, ma non si scoraggiò. Tornò nella sua stanza e cercò un’altra via d’uscita. <<Pensa, osserva, pensa>> si ripeté osservando con occhi febbrili tutto ciò che la circondava. Possibile che non ci fosse un’altra via di fuga?

Il tetto era fatiscente, sembrava marcio e non curato.  L’umidità aveva corroso i listelli del tetto. Forse poteva sfruttarlo per evadere, ma doveva solo trovare il modo per arrampicarsi sulla trave principale. Sorrise e si guardò intorno.

<<Ma come ci arrivo?>>

La trave si trovava ad un’altezza di quasi due metri e Anna non era forte abbastanza per riuscire a saltare, aggrapparsi e tirarsi su con le braccia come se niente fosse. Le sarebbe servito un appoggiò o almeno una scala di fortuna, così decise di spingere il materasso a terra e staccare la rete dalla branda.

Riuscì ad appoggiare la rete su uno dei muri, dopo vari tentativi. Si accertò che l’appoggio fosse stabile e cominciò ad arrampicarsi. Ogni volta che puntellava i piedi su una doga e si solleva, la scala ondeggiava tanto da bloccarla e imporsi di non guardare il pavimento. L’unica cosa che le mancava in quel momento era fratturarsi qualche osso. Quando arrivò vicino alla trave cercò di aggrapparsi con una mano, ma non ci arrivava.

<<Merda>>

Cercò di far ondeggiare la rete per avvicinarsi, ma la base cominciò a scivolare a terra. Si tese e alla fine dovette lanciarsi per aggrapparsi al legno.

La rete cadde a terra e lei si ritrovò a penzolare a mezz’aria. Strinse le mani sulla trave e sfruttò tutta la sua forza per non cadere. Non poteva arrendersi. Non ora.

Riuscì a puntellare i piedi sul muro e si sollevò un centimetro alla volta. Quando finalmente riuscì a sedersi a cavalcioni sulla trave, si permise di respirare. Il fiato sembrò darle noia, ma si aiutò con le mani a regolare ogni respiro. Chiuse gli occhi e urlò per farsi forza.

Si alzò in piedi e con il manganello cominciò a sfondare le tegole. Continuò a lavorare finché la neve non le bagnò il viso. Crearsi un passaggio era un lavoro che richiedeva pazienza e meticolosità, due doti che ad Anna cominciavano a mancare.

Nel momento in cui le scivolò dalle mani una tegola, l’uomo misterioso del villaggio entrò nella stanza e la fissò in silenzio. L’azzurro degli occhi le congelò il sangue e il rumore della terracotta che si infrangeva al suolo le fece perdere l’equilibrio.

Si aggrappò alla trave, ma il colpo del legno sul torace le fece perdere tutto il fiato che aveva. Si sentì afferrare per i fianchi e sollevare in aria.

L’uomo l’appoggiò sul materasso riverso a terra, senza rivolgerle uno sguardo.

Anna si sentiva come una bambina che era appena stata messa in punizione. Quell’uomo la metteva a disagio, si sentiva completamente impotente. I polmoni le bruciavano e più inspirava, più sentiva i bronchi stringersi per l’asma.

L’uomo l’afferrò per la collottola costringendola a stare in piedi. Le tenne una mano sul diaframma e sul mento costringendola a calmare il respiro.

<<Santo cielo>>, disse la donna del giorno prima, con una nota isterica nella voce. Le si avvicinò con i pugni puntati sul fianco. Il suo volto era talmente tirato da sembrare che dovesse esplodere da un momento all’altro.

<<Tony, te l’avevo detto che non dovevamo lasciarla sola!>>

L’uomo grugnì e sollevò la ragazza come se fosse una bambola di pezza. <<Per l’amor di Dio, cosa stai facendo?>>

Tony grugnì e si caricò Anna in spalla. Scesero al pian terreno e la scaricò a terra.

<<Tony!>>, cinguettò ancora la donna, ma l’uomo non le dava retta.

<<Tony!>> ripeté, <<cosa perdindirindina…>>.

<<Fai silenzio donna! Ho fatto, quello che andava fatto…>> fissò prima il camino e poi le scale. <<E ora vado a cercare della legna per riparare il tetto…>>, fissò la ragazzina, <<le porte…>>, le diede una pacca sulle spalle e guadagnò l’uscita: <<per non parlare del letto, dell’autostima di quel cagasotto e…>>.

Quando l’uomo se ne andò, la donna prese la parola: <<non ti preoccupare… Tony fa sempre così!>>. La invitò a sedersi, ma la ragazza rimase in piedi, rifiutando ogni gentilezza. <<Ma cosa ti è preso? Potevi farti del male!>>

<<Grazie per esservi presa cura di me, ma non posso restare oltre… Richy sta bene?>>, chiese Anna tutto d’un fiato, ma la donna le fece cenno di fermarsi.

<<Mi chiamo Clara>>, cominciò a dire con calma, si sedette sul divano davanti al camino e invitò, inutilmente, la ragazza a fare altrettanto. <<Ti trovi a Esperanza, un avamposto di pace, qui tutti si prendono cura di tutto e tutti e se vorrai, potrai imparare ad amare questo posto… Sai… è stato Tony a dare questo nome al villaggio, è solo grazie a lui se noi possiamo avere di nuovo un posto da chiamare casa>>, le sorrise gentile.

<<Davvero non mi importa…>>

La donna sospirò esasperata: <<non potrai andartene, finché il medico non darà il suo nulla osta…>>, Clara la guardò con la coda dell’occhio, mentre si versava un liquore nel bicchiere. <<Sono semplici precauzioni mediche, non possiamo rischiare un altro contagio… giusto?>>

Anna sgranò gli occhi, fece per controbattere, ma in quel momento Tony rientrò in casa. Salutò la donna e salì al piano superiore.

<<Ti conviene sederti e aspettare!>>, concluse Clara.

<<Dove si trova Richy?>>

<<Richy… chi?>>

Lo sguardo di Clara sembrava essere divenuto un pozzo di catrame, denso e senza vie di fuga. Le si sedette accanto e sperò con tutto il cuore che non fosse successo nulla. Che la paura che provava in questo momento fosse infondata, ma il sorriso di Clara le dava i brividi.

 

Avanti (pubblicherò… restate in attesa)

2 risposte a "7 Dicembre 2025"

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