2 Dicembre 2025

Anna si lascia scaldare dal dolce tepore di Richy.
Il silenzio e il vento sono i protagonisti principali del 2025.

Il 1° Dicembre sono cominciate le avventure di due ragazzi che accadranno nel dicembre del non così lontano 2025!

L’orario di pubblicazione varierà dalle 12 alle 18 di ogni giorno, perciò scusate in anticipo! Se avete perso l’inizio dell’avventura eccolo qui.

Ogni giorno di Dicembre pubblicherò un pezzo di questo racconto. Spero possa interessarvi e che non sia troppo noioso! Sentitevi liberi di cassarmi in qualsiasi momento e se avete spunti o correzioni da segnalare fatevi avanti!

Buona lettura!

__________

2 Dicembre 2025

Il freddo tagliente può diventare un nemico invisibile dall’elevato potere distruttivo. Nessuno può affrontare le duri notti a cuor leggero, anche perché sottovalutarlo vorrebbe dire autocondannarsi a una morte certa, seppur dolce. Chiudere gli occhi per non riaprirli più il mattino dopo nell’indifferenza più assoluta. Chi è sopravvissuto alla notte di follia nera, lo sa benissimo, mai sottovalutare le fredde notti d’inverno.

Anna si stava lasciando riscaldare dal corpo di Richy. Il giorno prima aveva commesso fin troppi errori di valutazione, primo fra tutti il freddo. Durante la notte aveva immerso mani e piedi nell’acqua calda e subito dopo aver riacquistato un minimo di sensibilità Richy l’avvolse nella propria coperta e la scaldò per tutta la notte col proprio corpo.

Era stata una stupida a pensare di riuscire a cavarsela da sola. <<Dannazione>>.

Si liberò del peso del ragazzo e si rivestì. La sensibilità delle mani era tornata alla normalità, era ancora percorsa da brevi tremori, ma il peggio ormai era passato. Indossò una seconda felpa e si accoccolò vicino al camino per rammendare i guanti e i vestiti laceri. Non poteva permettersi altri stupidi errori di valutazione.

Ravvivò il fuoco e lo fissò rapita da mille pensieri, a volte perdeva il senso del tempo e la sua memoria correva veloce nel passato ormai distrutto.

Il mondo era cambiato. Mai avrebbe immaginato un futuro incerto come quello che stava affrontando. Quando si era iscritta all’università sognava di divenire un’archeologa, sognava l’avventura, il rischio e il brivido del mistero, ma un unico evento bastò a distruggere tutti i suoi sogni e la sua vita. Il vento infuriava feroce sulle finestre sigillate, ormai l’inverno era scoppiato con tutta la sua rabbia e la sua violenza e loro non erano ancora pronti per poterlo affrontare.

Avevano perso quasi tutte le scorte di cibo essiccato e di scatolette, tirando la cinghia avrebbero potuto passare indenne l’intero mese, ma sfidare la sorte era pericoloso.

Richy mentre dormiva sembrava un bambino. Da quando si erano incontrati era cresciuto tantissimo, era forte e i segni che la malattia aveva lasciato indelebili sul corpo non avevano fatto altro che temprarlo. Al suo fianco si sentiva al sicuro ed era grata di non averlo come nemico. Certo parlava poco, ma ormai c’aveva fatto l’abitudine. Quando ultimò di rammendare i vestiti il silenzio che li circondava fu lacerato da due lunghi ululati trasportati dal vento, svegliando di colpo il ragazzo.

Si rizzò subito in piedi e scostò una delle assi di legno, che sigillavano il rifugio. Rimase a fissare il bordo della foresta in attesa di un qualsiasi segno, il vento sovrastava qualsiasi suono, ma rimase immobile, pronto all’azione.

Il vento smise di fischiare tra le assi e per qualche attimo si riuscirono a udire dei corvi gracchiare in lontananza che incorniciavano alcuni ululati e guaiti. Richy scattò come una belva, si vestì e assicurò la spada alla cinta. Afferrò il fucile a canne mozze e lo lanciò a Anna. Non le disse nulla, ma le fece capire con un solo sguardo, quello che da lì a poco avrebbero fatto. Gli aprì la porta e lo seguì.

Si inoltrarono nella foresta, osservando ogni radice e ogni cespuglio alla ricerca di impronte finché non le trovarono. Seguirono le tracce di un piccolo branco di lupi.

Richy le fece cenno di fermarsi, erano arrivati! Anna si nascose dietro un albero impugnando il fucile a canne mozze, rimanendo in attesa che il ragazzo spingesse la preda nella sua direzione. Appena ce ne sarebbe stata occasione avrebbe dovuto sparare alla loro preda.

Il ragazzo sparì nella foresta e a lei non rimaneva altro che restare lì, immobile e l’odiava per quello. Durante la caccia sarebbe potuto accadere di tutto. Odiava non poter sapere cosa stava accadendo, ma era tutto ciò che poteva fare: aspettare il momento propizio e sparare. Le mani le tremavano, chiuse gli occhi e si fece coraggio.

Ululati e guaiti cominciarono a riempire la foresta, dandole la sensazione di essere circondata. Non doveva farsi prendere dal panico. Non ora.

Sentì tremare la terra e l’aria si impregnò di sangue e subito dopo un branco di lupi la oltrepassarono spaventati ringhiando e guaendo. Rimase in attesa. I cespugli di fronte a lei si mossero e appoggiò l’indice sul grilletto. Richy correva verso di lei con la spada grondante di sangue.

Gli attimi trascorsero lenti, le sembrò di poter assaporare tutti gli odori che la circondavano. Le sembrò di percepire l’eccitazione mista a un po’ di paura del ragazzo. Inspirò, non aveva più paura.

Richy si arrampicò su un albero evitando le enormi zanne di un cinghiale, il più grande e feroce mai visto, che continuò la sua folle corsa verso di lei.

Sparò.

Il cinghiale rallentò intontito, scrollò la testa sanguinante, sbatté la zampa a terra e cominciò a caricarla a testa bassa, ancora più infuriato.

Quando il cinghiale passò sotto l’albero di Richy, lui gli si lanciò sul dorso. Gli infilzò la spada nel collo e mantenne la presa fino a quando la bestia non stramazzò a terra privo di vita.

Le si avvicinò e la baciò entusiasta.

<<Cazzo, è enorme!>>, Anna affondò le mani nel manto del cinghiale. <<Non dobbiamo più preoccuparci di nulla!>>

Lo abbracciò rilassante. <<Sei fantastico!>>, era felice, non avevano mai avuto un così grande colpo di fortuna.

Richy la sollevò e la fece roteare in aria. <<E adesso… facciamo lavorare i muscoli!>>, ripose la spada nel fodero e cominciò a trascinarlo, portando ogni suo muscolo alla massima potenza.

Trascinare più di sessanta chili non era una passeggiata, ma il ragazzo non se ne lamentava. Portava a termine ogni compito a testa bassa senza chiedere nulla in cambio.

Si erano allontanati parecchio da casa e cominciava a imbrunire. Anna sembrava essere inquieta, ma ogni tanto il ragazzo doveva fermarsi per riprendere fiato.

Più si avvicinavano verso casa e più la foresta sembrava essere stata immersa in una bolla surreale. Il vento non tirava più e ogni piccolo rumore sembrava essere sparito. Anna aumentò il passo intimorita, guardandosi intorno sempre più nervosa. La neve cominciò a cadere placida, rendendo più difficile il loro ritorno. Anna dovette rallentare il passo perché sentiva il respiro diventare sempre più affannoso.

Un rumore sordo spaccò il silenzio che li circondava e la neve si colorò di rosso.

Richy le si era lanciato addosso facendole da scudo. Era pesante e caldo, si muoveva appena. Gli strinse le spalle per proteggerlo, si guardò intorno, ma non appena riuscì a rialzarsi, qualcuno la colpì con un calcio in pieno volto. Anna si protesse da altri calci con le braccia. Si lasciò cadere sul fianco per riprendere il fucile.

L’aggressore le fu di nuovo sopra, pronto per colpirla con il calcio del fucile, ma questa volta Anna riuscì a rannicchiarsi e a sparargli sulla gamba. L’aggressore imprecò.

Anna si rialzò in piedi e colpì ripetutamente sulla ferita facendolo cadere a terra. Si allontanò di un passo per ricaricare, ma l’uomo imbracciò il fucile ed era pronto a spararle, ma in quell’istante fu trafitto dalla spada di Richy.

Il colpo dell’aggressore andò a vuoto e il ragazzo crollò a terra, perdeva un sacco di sangue dalla spalla. Il razziatore riusciva ancora a muoversi, così Anna gli infilò il canne mozze in bocca facendogli esplodere la testa.

Nessuna pietà.

Si tolse una delle felpe e la usò per bloccare la ferita di Richy. Gli carezzò il volto con preoccupazione, ma il ragazzo gli sorrideva, per tranquillizzarla.

<<Andrà tutto bene>>, continuava a ripetere più a se stessa. Lo aiutò ad alzarsi, ma non appena si voltarono un gruppo di razziatori li stavano aspettando.

Il capo di quegli uomini li fissava con sguardo folle, era rivoltante. Il volto era completamente ricoperto dalle classiche cicatrici, che la malattia lasciava su ogni sopravvissuto, e da escrescenze di carne che coprivano gli occhi. L’uomo infilò un manganello nella ferita di Richy, infierendo con crudeltà.

<<Lascialo!>>, urlò colpendo l’uomo, ma l’uomo l’afferrò per i capelli e le piegò la testa. Richy era riverso per terra senza sensi e lei non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Le veniva da piangere, ma non sapeva cosa fare.

<<Richy!>>, piagnucolò.

L’uomo scoppiò a ridere. <<Sarebbe questo scricciolo la donna spaventosa di cui avevate tanta paura?>>, tentò di baciarla, ma lei gli morse la lingua e le labbra.

<<Vedrete, diventerà il nostro cucciolo da compagnia!>>, le leccò l’orecchio e le morse il collo.

<<Vedrai… cambierai idea>>, le disse prima di colpirla in pieno volto e farle perdere i sensi.

 

Anna si risvegliò in una cella maleodorante. Non riusciva a ricordare cosa fosse accaduto e perché non aveva i suoi vestiti addosso. Si alzò in piedi, ma ruzzolò a terra. Una fitta di mal di testa le trafisse le tempie lasciandola in lacrime. Il dolore delle ore precedenti la colpì a ondate. Il volto era tumefatto e il naso era gonfio, non riusciva a mettere a fuoco nulla se non il debole riflesso della luna. La neve continuava a cadere placida. 

<<È solo un incubo, domani…>>, sussurrò e si addormentò nonostante tutto. 

Una secchiata d’acqua gelida la svegliò. <<Alzati cagna!>>, le intimò un razziatore, ma rimase ferma là dove si trovava.  

<<Alzati!>>, le urlò mentre le diede un calcio in faccia. <<La signora si fa attendere>>, disse scoppiando a ridere. Le afferrò i capelli e la trascinò fuori. 

Anna cercò di alzarsi per seguirlo, ma l’uomo non perdeva occasione per colpirla. La sospinse lungo un corridoio con le finestre sbarrate e una volta arrivati alla scalinata principale l’uomo le diede un calcio sulla schiena che la fece ruzzolare sugli scalini. 

Cadde malamente sul ginocchio e il gomito, faticò a rialzarsi. Il bastardo la stava raggiungendo con calma, senza preoccuparsi di una sua possibile fuga. Dovette raccogliere tutte le sue energie per riuscire ad alzarsi in piedi. L’avrebbe ucciso, non sapeva come, ma ci sarebbe riuscita. 

<<Che paura… al capo farai girare la testa!>> 

Non appena l’uomo le si avvicinò le afferrò la cinta e la strinse a lui. <<Non preoccuparti, sapremo prenderci cura di te>>, disse ridendo.  

<<Non ci contare, testa di cazzo!>> e gli spaccò il naso con la testa. 

L’uomo le afferrò i capelli e le sbatté il muso sul muro. <<Brutta testa di cazzo>>, la sollevò per i capelli e ricominciò a trascinarla. <<Stanotte ti insegnerò il rispetto che mi devi>>. 

Superarono diverse stanze, girando sempre a destra. Riuscì a intravedere l’ingresso principale, ma era presieduto da almeno due guardie armate. 

Non sarebbe stata una passeggiata scappare da quel posto. Tutti gli uomini erano ben armati con fucili, pistole e pugnali. Uno strattone la riportò alla cruda realtà. Il razziatore aprì una porta e le diede un calcio sulla schiena. 

Cadde sulle ginocchia e quando rialzò lo sguardo rivide il volto vomitevole del suo primo aggressore. Due donne nude e sane, senza cicatrici della malattia sul corpo, sedevano sulle sue gambe, intente a baciargli il collo e a massaggiarlo. L’uomo diede una pacca sul culo a entrambe e queste si alzarono di lato, aiutandolo ad alzarsi in piedi, mostrando ai presenti tutta la sua virilità. 

Prese una corda e si avvicinò ad Anna. Le afferrò il muso tra le mani e le controllò gli occhi, le orecchie e la bocca. La ragazza gli morse il pollice e gli sputò in faccia. 

L’uomo rise divertito. <<Più combatterai e più sarà un piacere>>. Le legò la corda al collo con un nodo a scorsoio. <<Mi chiamo John e da ora in poi sarò il tuo dio! Dovrai prostrarti ai miei piedi, dovrai implorare il mio perdono per per non esserti piegata al mio volere.>> 

Le afferrò un polso e glielo tese, per costringerla a baciarlo. <<Farai tutto quello che voglio.>> 

<<Piuttosto la morte>>, John le torse il braccio e la baciò, senza che lei potesse ribellarsi. 

Ad Anna le venne un conato di vomito, ma dovette subire impotente. Non appena l’uomo finì, lei tentò di colpirlo, ma tese la corda e dovette assecondarlo. 

<<Richy, ti ammazzerà… ammazzerà tutti voi!>>, urlò con rabbia, ma John le bloccò la testa a terra. 

<<Quel bastardo è morto, tu appartieni a me, tu appartieni a tutti noi>> 

<<Richy… Richy è Richy, lui non può morire, lui…>>, si sentì avvampare e riuscì a stento a trattenere le lacrime. Non poteva crederci, semplicemente non voleva. I ricordi del giorno prima erano ancora confusi e annebbiati. Richy doveva ancora essere vivo. 

L’uomo strattonò il guinzaglio e la costrinse a mettersi a quattro zampe per seguirlo. La trascinò all’aperto sotto la neve. 

<<Quello stronzo è morto>>, disse fissando l’uomo che l’aveva svegliata pochi minuti prima. <<Voglio la testa di quel bastardo>> 

Anna riuscì ad afferrare la corda, per rimettersi in piedi, ma ricevette un calcio dietro un ginocchio, finendo di nuovo per terra. John la costrinse a strisciare e ad arrampicarsi su una pedana al centro del giardino. La legarono in modo da costringerla in ginocchio e col busto dritto. Ogni movimento avrebbe stretto il cappio intorno al collo, strozzandola.  

<<Quando tornerò, mi implorerai di fotterti così forte, da dimenticare il tuo nome>>. 

Anna tremò e gli sputò in un occhio, ricevendo uno schiaffo in risposta.  

L’avrebbe ucciso, sapeva solo quello. 

John e l’altro sparirono all’interno dell’edificio, lasciandola completamente sola sotto il cielo di Dicembre. La neve cadeva lenta sulla sua pelle congelandosi. Era vestita solo dalla biancheria e da una canotta lacera. I capelli bagnati erano come delle lame che le trapassavano la schiena. 

Chiuse gli occhi, tremava come un pulcino e cercò di non pensare alle parole di quell’uomo. Richy non poteva essere morto. Cercò di fare ordine tra i suoi ricordi, ma l’unica cosa che le tornava in mente era la battuta di caccia. Avevano abbattuto il cinghiale più grande che avevano mai visto, ma poi cos’era successo? 

Una fitta le tagliò in due il cervello. Vomitò bile e il respiro le si accorciò. Richy era stato colpito e perdeva sangue, ma era ancora tutto confuso, molto confuso. La neve cominciò a cadere più fitta. 

I minuti scorrevano lenti, mentre piccoli gruppi di razziatori entravano e uscivano dal campo a piccoli gruppi di tre. Il sole splendeva alto in cielo e notò che quei gruppi andavano e non facevano più ritorno. 

Ne aveva contati quindici. Quindici razziatori scomparsi e ne sorrise. 

Con le ginocchia spazzò via la neve sotto di lei. L’avevano legata su una pedana di legno, continuò a smuovere la neve, finché un chiodo scoperto le bucò il ginocchio. <<Cazzo>>, le mancava solo questo. Aveva fame e cominciava ad essere stanca, ma non poteva muoversi o cedere, altrimenti la corda l’avrebbe strozzata. 

<<Ciao, raggio di sole!>>, le disse una ragazza dai capelli neri. Aveva una ciotola di zuppa tra le mani e le si avvicinò per imboccarla. 

<<Non dev’essere facile, ma ti garantisco che il capo sa essere… come dire: gentile>> 

Le scostò i capelli dalla faccia e l’aiutò a mangiare. <<Brava, questo ti aiuterà, bevi tutto>>. La ripulì e le allentò un po’ la corda. 

<<So che può essere fastidioso, ma stringi i denti, se glielo consentirai, sapranno riscaldarti il cuore>>, le fece l’occhialino e se ne andò. 

La zuppa le riscaldò lo stomaco e subito dopo si sentì intontita e leggera. Il mondo cominciò a vorticare e presto si sentì discostare dal suo corpo. Non sentiva né dolore, né freddo. Il mondo perse di senso e si ritrovò all’improvviso all’interno dell’aula magna dell’università.  

Il professore Poli spiegava come ogni giorno: <<Il passato si riversa nel presente, condizionando il nostro tempo. Gli antichi egizi accompagnavano i loro morti fino all’ultimo viaggio, mantenendo sempre un grande rispetto e reverenza per l’oltretomba…>> 

Anna si alzò dalla sedia confusa e abbandonò l’aula. Cercò istintivamente il fucile, ma trovò solo la borsa che usava all’università. Scoppiò a ridere, era stato tutto un incubo? Aveva sognato tutto? Quei cinque anni erano stati solo il frutto della sua immaginazione? Si dovette appoggiare su un muro o sarebbe caduta. Cominciò a tossire, come se qualcuno la stesse strozzando. Tossì più forte e si riprese. Cominciò a piangere senza motivo, si sentiva sola e abbandonata, avrebbe voluto rivedere Richy, ma possibile che non fosse mai esistito? 

Alzò gli occhi e Richy l’abbracciò. Era lì con lei. Le accarezzò i capelli e la coccolò. Con lui si sentiva al sicuro e gli si abbandonò tra le braccia. Non lo aveva sognato, esisteva realemente!  

Richy indossava una felpa dei Metallika e lunghi pantaloni neri. Le prese la mano e l’accompagnò nel cortile del campus. Nevicava tantissimo per essere solo l’inizio di Dicembre, ma la neve la metteva sempre il buon umore. Il Natale si avvicinava e poteva scorrere un po’ di tempo con le persone che amava. Gli strinse le mani e gli sorrise. 

La fece salire su una scalinata enorme, il marmo bianco si confondeva tra la neve e una strana inquietudine cominciò a farsi strada in lei. Arrivarono su una pedana e il campus sembrava essere stato completamente inghiottito dalla neve.  

Si inginocchiarono per terra e Richy le indicò un punto, vicino al ginocchio. 

<<Combatti Anna!>>, le mostrò un chiodo scoperto. <<Non arrenderti>>. La ragazza afferrò il chiodo e tentò di estrarlo, ma era difficile.  

<<Non ci riesco…>>, si lagnò. Era gelato e continuava a scivolarle dalle mani. La paura cominciò ad avvolgerla e le lacrime le rigarono il volto. Richy continuava a starle accanto e a incitarla. 

Anna continuò a grattare il legno, finché non riuscì ad afferrare il chiodo. 

<<Si muove!>> 

<<Brava, ora afferralo!>> 

Le unghie le si spezzarono nel tentativo, ma esultò! Quel chiodo era al sicuro nel suo pugno e sorrise. Ce l’aveva fatta, ma in quell’esatto istante l’immagine di Richy svanì da sotto i suoi occhi. La realtà la investì con tutta la sua forza.  

Si sentiva intontita, ma strinse il chiodo, come se fosse la sua unica ancora di salvezza. Tremò come un pulcino, e notò solo in quel momento che ormai era quasi notte.  

Intorno a lei i razziatori erano spariti. Era successo qualcosa. 

L’uomo del mattino le si avvicinò e le leccò il viso ridendo. <<Vengo a riscuotere, puttana!>> 

La slegò e la trascinò nella sua camera. Anna non fece resistenza e lo seguì docile. Tremava, riusciva solo a tenere il chiudo stretto in pugno. 

L’uomo si chiuse la porta alle spalle e sospinse la ragazza sul suo letto. Si abbassò i pantaloni e le salì sopra. Anna gli cinse il collo e afferrò il chiodo come se fosse un pugnale. 

Si fece denudare e leccare, ma nel momento in cui il razziatore iniziò a baciarla, lei strinse il pugnale e lo affondò nel collo. Lo spinse di lato e gli salì a cavalcioni, impedendogli qualsiasi resistenza.  

L’uomo sembrava sconvolto e sorpreso, non si aspettava che i ruoli si sarebbero potuti invertire. Estrasse il chiodo dal collo, gli tappò la bocca con la mano e continuò a pugnalarlo sugli occhi, le tempie e il collo, finché l’uomo non si mosse più.  

Si sdraiò liberandosi dalla corda e lo spinse a terra con i piedi. Si avvolse nella coperta e si lasciò andare in un lungo pianto liberatorio. La notte era lunga e sarebbe potuto accadere di tutto. 

Si rannicchiò, ancora un momento e si sarebbe avventurata all’esterno. 

Anna si risvegliò in una cella maleodorante. Non riusciva a ricordare cosa fosse accaduto e perché non aveva i suoi vestiti addosso. Si alzò in piedi, ma ruzzolò a terra. Una fitta di mal di testa le trafisse le tempie lasciandola in lacrime. Il dolore delle ore precedenti la colpì a ondate. Il volto era tumefatto e il naso era gonfio, non riusciva a mettere a fuoco nulla se non il debole riflesso della luna. La neve continuava a cadere placida. 

<<È solo un incubo, domani…>>, sussurrò e si addormentò nonostante tutto. 

Una secchiata d’acqua gelida la svegliò. <<Alzati cagna!>>, le intimò un razziatore, ma rimase ferma là dove si trovava.  

<<Alzati!>>, le urlò mentre le diede un calcio in faccia. <<La signora si fa attendere>>, disse scoppiando a ridere. Le afferrò i capelli e la trascinò fuori. 

Anna cercò di alzarsi per seguirlo, ma l’uomo non perdeva occasione per colpirla. La sospinse lungo un corridoio con le finestre sbarrate e una volta arrivati alla scalinata principale l’uomo le diede un calcio sulla schiena che la fece ruzzolare sugli scalini. 

Cadde malamente sul ginocchio e il gomito, faticò a rialzarsi. Il bastardo la stava raggiungendo con calma, senza preoccuparsi di una sua possibile fuga. Dovette raccogliere tutte le sue energie per riuscire ad alzarsi in piedi. L’avrebbe ucciso, non sapeva come, ma ci sarebbe riuscita. 

<<Che paura… al capo farai girare la testa!>> 

Non appena l’uomo le si avvicinò le afferrò la cinta e la strinse a lui. <<Non preoccuparti, sapremo prenderci cura di te>>, disse ridendo.  

<<Non ci contare, testa di cazzo!>> e gli spaccò il naso con la testa. 

L’uomo le afferrò i capelli e le sbatté il muso sul muro. <<Brutta testa di cazzo>>, la sollevò per i capelli e ricominciò a trascinarla. <<Stanotte ti insegnerò il rispetto che mi devi>>. 

Superarono diverse stanze, girando sempre a destra. Riuscì a intravedere l’ingresso principale, ma era presieduto da almeno due guardie armate. 

Non sarebbe stata una passeggiata scappare da quel posto. Tutti gli uomini erano ben armati con fucili, pistole e pugnali. Uno strattone la riportò alla cruda realtà. Il razziatore aprì una porta e le diede un calcio sulla schiena. 

Cadde sulle ginocchia e quando rialzò lo sguardo rivide il volto vomitevole del suo primo aggressore. Due donne nude e sane, senza cicatrici della malattia sul corpo, sedevano sulle sue gambe, intente a baciargli il collo e a massaggiarlo. L’uomo diede una pacca sul culo a entrambe e queste si alzarono di lato, aiutandolo ad alzarsi in piedi, mostrando ai presenti tutta la sua virilità. 

Prese una corda e si avvicinò ad Anna. Le afferrò il muso tra le mani e le controllò gli occhi, le orecchie e la bocca. La ragazza gli morse il pollice e gli sputò in faccia. 

L’uomo rise divertito. <<Più combatterai e più sarà un piacere>>. Le legò la corda al collo con un nodo a scorsoio. <<Mi chiamo John e da ora in poi sarò il tuo dio! Dovrai prostrarti ai miei piedi, dovrai implorare il mio perdono per per non esserti piegata al mio volere.>> 

Le afferrò un polso e glielo tese, per costringerla a baciarlo. <<Farai tutto quello che voglio.>> 

<<Piuttosto la morte>>, John le torse il braccio e la baciò, senza che lei potesse ribellarsi. 

Ad Anna le venne un conato di vomito, ma dovette subire impotente. Non appena l’uomo finì, lei tentò di colpirlo, ma tese la corda e dovette assecondarlo. 

<<Richy, ti ammazzerà… ammazzerà tutti voi!>>, urlò con rabbia, ma John le bloccò la testa a terra. 

<<Quel bastardo è morto, tu appartieni a me, tu appartieni a tutti noi>> 

<<Richy… Richy è Richy, lui non può morire, lui…>>, si sentì avvampare e riuscì a stento a trattenere le lacrime. Non poteva crederci, semplicemente non voleva. I ricordi del giorno prima erano ancora confusi e annebbiati. Richy doveva ancora essere vivo. 

L’uomo strattonò il guinzaglio e la costrinse a mettersi a quattro zampe per seguirlo. La trascinò all’aperto sotto la neve. 

<<Quello stronzo è morto>>, disse fissando l’uomo che l’aveva svegliata pochi minuti prima. <<Voglio la testa di quel bastardo>> 

Anna riuscì ad afferrare la corda, per rimettersi in piedi, ma ricevette un calcio dietro un ginocchio, finendo di nuovo per terra. John la costrinse a strisciare e ad arrampicarsi su una pedana al centro del giardino. La legarono in modo da costringerla in ginocchio e col busto dritto. Ogni movimento avrebbe stretto il cappio intorno al collo, strozzandola.  

<<Quando tornerò, mi implorerai di fotterti così forte, da dimenticare il tuo nome>>. 

Anna tremò e gli sputò in un occhio, ricevendo uno schiaffo in risposta.  

L’avrebbe ucciso, sapeva solo quello. 

John e l’altro sparirono all’interno dell’edificio, lasciandola completamente sola sotto il cielo di Dicembre. La neve cadeva lenta sulla sua pelle congelandosi. Era vestita solo dalla biancheria e da una canotta lacera. I capelli bagnati erano come delle lame che le trapassavano la schiena. 

Chiuse gli occhi, tremava come un pulcino e cercò di non pensare alle parole di quell’uomo. Richy non poteva essere morto. Cercò di fare ordine tra i suoi ricordi, ma l’unica cosa che le tornava in mente era la battuta di caccia. Avevano abbattuto il cinghiale più grande che avevano mai visto, ma poi cos’era successo? 

Una fitta le tagliò in due il cervello. Vomitò bile e il respiro le si accorciò. Richy era stato colpito e perdeva sangue, ma era ancora tutto confuso, molto confuso. La neve cominciò a cadere più fitta. 

I minuti scorrevano lenti, mentre piccoli gruppi di razziatori entravano e uscivano dal campo a piccoli gruppi di tre. Il sole splendeva alto in cielo e notò che quei gruppi andavano e non facevano più ritorno. 

Ne aveva contati quindici. Quindici razziatori scomparsi e ne sorrise. 

Con le ginocchia spazzò via la neve sotto di lei. L’avevano legata su una pedana di legno, continuò a smuovere la neve, finché un chiodo scoperto le bucò il ginocchio. <<Cazzo>>, le mancava solo questo. Aveva fame e cominciava ad essere stanca, ma non poteva muoversi o cedere, altrimenti la corda l’avrebbe strozzata. 

<<Ciao, raggio di sole!>>, le disse una ragazza dai capelli neri. Aveva una ciotola di zuppa tra le mani e le si avvicinò per imboccarla. 

<<Non dev’essere facile, ma ti garantisco che il capo sa essere… come dire: gentile>> 

Le scostò i capelli dalla faccia e l’aiutò a mangiare. <<Brava, questo ti aiuterà, bevi tutto>>. La ripulì e le allentò un po’ la corda. 

<<So che può essere fastidioso, ma stringi i denti, se glielo consentirai, sapranno riscaldarti il cuore>>, le fece l’occhialino e se ne andò. 

La zuppa le riscaldò lo stomaco e subito dopo si sentì intontita e leggera. Il mondo cominciò a vorticare e presto si sentì discostare dal suo corpo. Non sentiva né dolore, né freddo. Il mondo perse di senso e si ritrovò all’improvviso all’interno dell’aula magna dell’università.  

Il professore Poli spiegava come ogni giorno: <<Il passato si riversa nel presente, condizionando il nostro tempo. Gli antichi egizi accompagnavano i loro morti fino all’ultimo viaggio, mantenendo sempre un grande rispetto e reverenza per l’oltretomba…>> 

Anna si alzò dalla sedia confusa e abbandonò l’aula. Cercò istintivamente il fucile, ma trovò solo la borsa che usava all’università. Scoppiò a ridere, era stato tutto un incubo? Aveva sognato tutto? Quei cinque anni erano stati solo il frutto della sua immaginazione? Si dovette appoggiare su un muro o sarebbe caduta. Cominciò a tossire, come se qualcuno la stesse strozzando. Tossì più forte e si riprese. Cominciò a piangere senza motivo, si sentiva sola e abbandonata, avrebbe voluto rivedere Richy, ma possibile che non fosse mai esistito? 

Alzò gli occhi e Richy l’abbracciò. Era lì con lei. Le accarezzò i capelli e la coccolò. Con lui si sentiva al sicuro e gli si abbandonò tra le braccia. Non lo aveva sognato, esisteva realemente!  

Richy indossava una felpa dei Metallika e lunghi pantaloni neri. Le prese la mano e l’accompagnò nel cortile del campus. Nevicava tantissimo per essere solo l’inizio di Dicembre, ma la neve la metteva sempre il buon umore. Il Natale si avvicinava e poteva scorrere un po’ di tempo con le persone che amava. Gli strinse le mani e gli sorrise. 

La fece salire su una scalinata enorme, il marmo bianco si confondeva tra la neve e una strana inquietudine cominciò a farsi strada in lei. Arrivarono su una pedana e il campus sembrava essere stato completamente inghiottito dalla neve.  

Si inginocchiarono per terra e Richy le indicò un punto, vicino al ginocchio. 

<<Combatti Anna!>>, le mostrò un chiodo scoperto. <<Non arrenderti>>. La ragazza afferrò il chiodo e tentò di estrarlo, ma era difficile.  

<<Non ci riesco…>>, si lagnò. Era gelato e continuava a scivolarle dalle mani. La paura cominciò ad avvolgerla e le lacrime le rigarono il volto. Richy continuava a starle accanto e a incitarla. 

Anna continuò a grattare il legno, finché non riuscì ad afferrare il chiodo. 

<<Si muove!>> 

<<Brava, ora afferralo!>> 

Le unghie le si spezzarono nel tentativo, ma esultò! Quel chiodo era al sicuro nel suo pugno e sorrise. Ce l’aveva fatta, ma in quell’esatto istante l’immagine di Richy svanì da sotto i suoi occhi. La realtà la investì con tutta la sua forza.  

Si sentiva intontita, ma strinse il chiodo, come se fosse la sua unica ancora di salvezza. Tremò come un pulcino, e notò solo in quel momento che ormai era quasi notte.  

Intorno a lei i razziatori erano spariti. Era successo qualcosa. 

L’uomo del mattino le si avvicinò e le leccò il viso ridendo. <<Vengo a riscuotere, puttana!>> 

La slegò e la trascinò nella sua camera. Anna non fece resistenza e lo seguì docile. Tremava, riusciva solo a tenere il chiudo stretto in pugno. 

L’uomo si chiuse la porta alle spalle e sospinse la ragazza sul suo letto. Si abbassò i pantaloni e le salì sopra. Anna gli cinse il collo e afferrò il chiodo come se fosse un pugnale. 

Si fece denudare e leccare, ma nel momento in cui il razziatore iniziò a baciarla, lei strinse il pugnale e lo affondò nel collo. Lo spinse di lato e gli salì a cavalcioni, impedendogli qualsiasi resistenza.  

L’uomo sembrava sconvolto e sorpreso, non si aspettava che i ruoli si sarebbero potuti invertire. Estrasse il chiodo dal collo, gli tappò la bocca con la mano e continuò a pugnalarlo sugli occhi, le tempie e il collo, finché l’uomo non si mosse più.  

Si sdraiò liberandosi dalla corda e lo spinse a terra con i piedi. Si avvolse nella coperta e si lasciò andare in un lungo pianto liberatorio. La notte era lunga e sarebbe potuto accadere di tutto. 

Si rannicchiò, ancora un momento e si sarebbe avventurata all’esterno. 

 

Leggi il 3 Dicembre 2025

7 thoughts on “2 Dicembre 2025

  1. Giù!! È bellissimo, veramente appassionante!
    😊
    P.s. l’ho letto dal telefono, ma mi è sembrato che il racconto si ripetesse, come se fosse “incollato” due volte.
    Non so se lo fa vedere solo a me…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...