1° Dicembre 2025

Un racconto distopico su un futuro prossimo.
Un esperimento e un impegno giornaliero, che segnerà l’intero mese di Dicembre.

Oggi è il primo giorno del mio esperimento che vi annunciavo nei giorni scorsi.

Ogni giorno di Dicembre pubblicherò un pezzo di questo racconto. Spero possa interessarvi e che non sia troppo noioso! Sentitevi liberi di cassarmi in qualsiasi momento e se avete spunti o correzioni da segnalare fatevi avanti!

Buona lettura!

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1° Dicembre 2025

Il vento ululava feroce tra gli alberi senza vita, che circondavano l’ultimo insediamento sicuro rimasto. Anna doveva correre più veloce dei suoi inseguitori, ma il freddo e l’asma imminente cominciavano a farle perdere resistenza e forza. Inciampò e cadde di faccia: imprecò. Il contenuto prezioso del suo zaino si rovesciò a terra, svuotandosi completamente.

Si mise in ginocchio cercando di recuperare ogni merce di prima necessità che aveva recuperato dalla città più vicina. Le mani le si erano rovinate per il freddo e i guanti di lana smunti erano talmente laceri da non esserle più utili. Faceva fatica ad afferrare le latte congelate, così si aiutò con la manica della felpa per rimettere tutto nella sacca. Si asciugò il sangue che le scendeva dal naso e deglutì. Il freddo pungente le stava congelando le labbra, doveva sbrigarsi se non voleva morire assiderata.

Un urlo feroce rimbombò nella foresta. A quel suono scattò in piedi, non aveva tempo per recuperare tutto il carico, chiuse lo zaino con quel poco che aveva recuperato e se lo mise in spalla. Afferrò il fucile a canne mozze e ricominciò a correre.

Erano già passati cinque anni da quando il mondo era stato investito dalla follia pura. Un giorno che nessuno avrebbe più potuto dimenticare. Un giorno che venne marchiato a fuoco nel profondo di ogni sopravvissuto. In soli cinque anni tutto ciò che governava le calme e placide giornate di una ragazza di vent’anni, venne completamente stravolto. Laddove prima l’unico pensiero era quello di studiare, ora era quello della sopravvivenza. La normalità venne capovolta nel giro di poco tempo.

La ragazza chiuse gli occhi e si impose di calmare il respiro. Tutto ciò che poteva fare era correre e respirare, ma ogni passo che faceva si sentiva sempre più pesante e più leggera allo stesso tempo, in un ciclo infinito. Più correva e più il respiro si accorciava.

Cominciava a sentire dolorose fitte ai polmoni, che la costrinsero a piegarsi sulle ginocchia. Non ce la faceva più.

<<Forza, forza, forza!>>, non poteva arrendersi. Non ora, non lì.

Si appoggiò sul tronco di un albero e rimase in attesa. L’avevano circondata lo sapeva, sentiva i loro passi avvicinarsi. Continuava a guardarsi intorno per capire da dove sarebbero sbucati e nel frattempo per cercare un modo per salvarsi il culo, ma non le venne in mente nulla. Il suono del suo respiro sovrastava persino il vento che la circondava. Non riusciva a pensare, era talmente forte da essere divenuto l’unico suono presente nella foresta.

Si maledì per essere così inutile. In certi momenti non riusciva a capire perché proprio lei fosse sopravvissuta a tutto quello, mentre altre persone no. Strinse al petto il fucile, le mani le tremavano, ma non poteva permettersi nessun errore. Appoggiò la fronte sul freddo metallo della canna, quel contatto gelido le fece recuperare la calma. Lasciarsi andare allo sconforto non le avrebbe salvato la vita. Doveva essere forte per se stessa e per gli altri.

Il rumore di un ramo spezzato alla sua destra la fece scattare. Uno degli inseguitori le si era avvicinato ed era enorme, gli arrivava a malapena alle spalle. I due si guardarono negli occhi e le afferrò il cappuccio della felpa trascinandola a sé, la colpì in pieno volto, facendola cadere all’indietro. Anna prima ancora di rialzarsi sollevò il fucile e sparò.

L’uomo emise un lungo e e strozzato respiro, sputò sangue e si accasciò su se stesso. Lo smosse con un piede e quando fu certa che non le avrebbe più fatto del male, si allontanò. Tentò per una seconda volta di ricaricare il fucile, ma i proiettili le scappavano dalle mani.

<<Troia!>>, sentì urlare un secondo inseguitore da dietro le spalle.

La ragazza inghiottì e riprese a correre. La paura di morire era più forte di qualsiasi altra esigenza, anche di respirare.

Un proiettile si conficcò su un tronco vicino a lei pericolosamente vicino al suo naso. Si voltò e vide l’uomo livido di rabbia che cominciò a spararle addosso all’impazzata. Anna si lanciò a terra e si rannicchiò dietro un enorme albero per ripararsi, continuava inutilmente di ricaricare il fucile, ma i proiettili le cadevano dalle mani. <<Merda!>>, non aveva più sensibilità ai polpastrelli.

L’uomo gettò a terra la pistola ormai scarica e la raggiunse con poche falcate. Anna cercò di scappare via, ma l’aggressore, più alto e grosso di lei, l’afferrò con una sola mano e la sollevò da terra.

Le afferrò i capelli e la trascinò verso di lui. <<Adesso ti farò rimpiangere di essere nata, brutta troia!>>, le disse leccandole l’orecchio.

La bestia, che l’aveva catturata, faceva parte di una banda delle bande colpite dalla follia nera: rapivano, stupravano e uccidevano uomini, donne e bambini solo per il gusto di farlo. Non possedevano più nulla di umano, se non l’aspetto. Erano guidati solo dal puro istinto.

In cinque anni il mondo non era affatto cambiato, l’unica bestia dalla quale avere paura era rimasta l’uomo. Con l’unica differenza che il concetto di fiducia, in quei cinque anni, era completamente svanito… evaporato. In questo mondo ferito dalla follia umana bisognava crescere in fretta e imparare a cavarsela da soli.

Anna chiuse gli occhi e gli sorrise, avrebbe aspettato il momento giusto. Avrebbe sopportato che quelle sudicie mani le toccassero il seno e avrebbe aspettato con pazienza che lui si abbassasse i pantaloni e solo in quel momento lei gli avrebbe dato un calcio talmente forte sui coglioni da farlo cadere a terra in lacrime, ma quel momento non arrivò mai.

Si ritrovò a terra, bloccata dal peso di quella bestia enorme e con i pantaloni calati, in quel momento si sentì vinta e umiliata, ma non voleva arrendersi. Il suo canne mozze non era troppo lontano, così cercò di afferrarlo e quando ci riuscì strinse i denti. L’uomo la teneva a terra impedendole qualsiasi movimento.

Urlò con tutto il fiato e il coraggio che le erano rimasti. Non voleva e non poteva morire lì e non in quel modo.

Si liberò dalla presa dell’uomo e lo colpì sulla nuca con il calcio del fucile.

L’urlo di coraggio si trasformò immediatamente in puro terrore quando la testa dell’aggressore volò via come una palla da baseball in un touch down.

<<Bel colpo!>>, le urlò Richy fissando il punto in cui atterrò la testa decapitata. Il ragazzo si tolse dalla faccia il sangue sgocciolante della sua vittima e con unico e fluido colpo ripulì anche la sua lama.

Il ragazzo aiutò Anna a sollevarsi e a rivestirsi. Era un tipo strambo Richy Altotonante, cinque anni prima non era un ragazzo dalla grande vita sociale, ma era un grande patito di scherma medievale e il suo hobby preferito era quello di collezionare ogni tipo di spada esistente. Un hobby che cinque anni più tardi, sarebbe divenuto la salvezza per diverse persone, ma soprattutto per lei.

Le prese lo zaino e se lo caricò in spalla. Le accarezzò i capelli e la strinse a sé con grande tenerezza. Entrambi avevano avuto paura di non rivedersi più. Si abbracciarono dimenticandosi del vento che diveniva sempre più violento e del buio incalzante.

Le baciò una guancia e le sorrise. <<Il tuo respiro è inconfondibile!>>

<<Cosa vorresti dire?>>

Richy le afferrò la mano tremando come un bambino. Anna ricambiò il gesto d’affetto e si incamminarono verso casa. Certo non era una reggia, ma era il loro luogo sicuro, forse l’ultimo rimasto sulla faccia della terra.

 

 

Leggi il 2 Dicembre 2025

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