Al chiaro di luna con Cal – 2°-

Bentornati tra queste umili pagine!

Ci ritroviamo nuovamente in compagnia di Cal, con la seconda parte di quest’intervista. Spero che la prima parte vi sia piaciuta, perciò speranzosa vi lascio col finale. Buona lettura!

Intervista al chiaro di luna con Cal

E chi sarebbero gli scrittori professionisti? Non credo esista una vera e propria linea di demarcazione, l’importante è come ci si pone di fronte al proprio elaborato. È la mentalità che definisce un professionista da un’hobbista, non certo le vendite! 

Ciò che mi preme chiederti è un’altra cosa, come sei approdato alla pubblicazione? Quali sono state le tue tappe? Sei andato alla ricerca di un agente letterario, di un editore o hai preferito la strada dell’auto-pubblicazione? In sintesi qual è stata la tua esperienza in questo ambito e quali sono state le tue opere pubblicate?

Hai mille ragioni dalla tua, nel rispondermi in questo modo, e dici una grande verità.

Veniamo alla domanda d.d io sono approdato alla pubblicazione per caso e per ventura: ho iniziato a scrivere nel lontano 2008, una fanfiction – 600 e passa pagine – da cui poi ho diramato un’ambientazione frutto a sua volta di una ispirazione creativa; nel 2012 ho cercato per la prima volta qualcuno che fosse disposto a pubblicarmi, dopo aver letto e riletto i consigli, e basandomi sull’elenco di case editrici messo a disposizione, sul sito ilrifugiodegliesordienti.it.
Non trovai nessuno, nemmeno un riscontro dal – credo – centinaio abbondante di case a cui mi sono rivolto negli anni successivi, sia le grandi che le piccine: un po’ come inviare a giro i curriculum, dopo un po’ che lo fai non ci credi neppure più tu, ma continui a farlo per pura forza d’inerzia… fino a quando, nel Settembre scorso, non ho ricevuto una proposta di pubblicazione digitale da parte delle edizioni Lettere Animate. Come venni in possesso dei loro estremi, sinceramente non me lo ricordo, fatto sta, che li contattai nella primavera 2014 inviando loro in lettura una copia – non ancora rimaneggiata – di una storia che avevo scritto più per occupare il tempo che altro. Non me l’aspettavo, ho pensato ad uno scherzo, poi ho capito che di scherzo non si trattava e allora ^________________^”’!

In questo lungo periodo pre-pubblicazione mi rivolsi a due agenti letterari di cui ora non ho presenti gli estremi (ma tengo ancora una mail, da qualche parte, dell’unico che mi rispose inviandomi la fatidica scheda dell’opera per uno scritto risalente al 2012-2013: ora è dentro un mio cassetto in attesa, loro mi dissero che avevo potenzialità, che lo stile era buono, che qui, che là, che BLABLABLA… e che c’erano delle cose da correggere e loro se ne sarebbero occupati =))) ) ma è una cosa che non mi convinceva fin dall’inizio e quindi non ha avuto seguito: non ho abbastanza esperienza per valutare l’effettiva bontà di strumenti di questo tipo, posso solo dire che alla fine della fiera non me ne sono avvalso.
Invece – e questo ci tengo a puntualizzarlo 😛 – non ho mai preso in considerazione alcuna proposta di pubblicazione a pagamento, cosa che trovo insensata e stupida, al limite della truffa. Neppure ho tentato la strada dell’auto-pubblicazione, allo stesso modo non mi convince: credo che per riuscire a farsi notare in un panorama affollato come quello dell’editoria nostrana, serva delle due, o una raccomandazione (di cui sono sempre alla ricerca, lo dico e non me ne vergogno per nulla: è una delle molte cose per cui venderei la mia anima immortale) o un sostegno da parte di un addetto ai lavori, qualcuno che può darti un minimo di visibilità e può occuparsi della distribuzione della tua opera attraverso canali in cui un non addetto ai lavori si muoverebbe con estrema difficoltà. Canali molto, molto affollati, siamo sempre lì, ma un piccolo aiuto è meglio di niente (e peggio di un grande aiuto… commendation, anyone? :P)

Per concludere la filippica prima di diventare molesto 😛 io attualmente ho scritto due romanzi lunghi , “Una stella nella polvere” e “Koonda Savita e il gioco del cristallo arcobaleno” (in totale siamo sul milione e cinquecentomila battute, spazi inclusi), un romanzo breve, “Didimo”, e svariati racconti che vanno dalle 4 alle cinquanta pagine, di ambientazione varia: molti si svolgono nell’universo della Torre Bianca e raccontano storie collaterali ai vari personaggi, di solito il modo con cui hanno ricevuto la chiamata dalla Torre, o quello (spesso e volentieri, crudele e doloroso) col quale hanno concluso la loro cavalcata e sono entrati nella radura, mentre altri spaziano in temi e contenuti – perché i mondi sono molteplici là fuori – e uno addirittura racconta una vicenda nel mondo di Starcraft 2. Ho anche perso il conto di quante storie sono rimaste a metà: ma non sono morte…soltanto in attesa 😉 l’unica che ho pubblicato finora è stata il western-fantasy “Una stella nella polvere”, ma di tutte quelle concluse e rimaneggiate per essere leggibili, ho messo a disposizione per il download le prime trenta-quaranta pagine sul mio blog, quando non la versione integrale (come la fanfic di cui sopra).

Prima di concludere l’intervista vorrei soffermarmi su “Una stella nella polvere”, che in effetti è stata la causa scatenante di questa intervista.

Devo dire la verità, fino a cinque mesi fa, ero una lettrice pigra. Leggevo solo i libri che arrivavano sugli scaffali della libreria sotto casa o quelli che erano in cima alle liste dei libri più venduti sugli store on-line.

La scoperta dei libri pubblicati dagli esordienti, chiamiamoli così, è recente e devo dire che non ne sono rimasta delusa! Certo ogni tanto mi imbatto in testi ostici, ma altre volte trovo delle perle e delle storie veramente piacevoli da rimanere senza fiato, come è avvenuto nel tuo caso.

Il libro ha come protagonista Chase, uno sceriffo di altri tempi, che viaggia attraverso le terre di un mondo che potrebbe essere il nostro; un futuro prossimo, ma verosimile. Durante il viaggio incontra molti personaggi, a volte dolci, come la piedi-dolci che lo sceriffo salva da un tentato stupro, o personaggi spietati come il “capataz” di Camp Valla, insomma un mondo completo e affascinante. La storia prosegue lineare fino al finale, con un colpo di scena da far rimanere a bocca aperta, ma pur concludendosi, rimane un finale aperto, con la possibilità di un secondo volume!

Più che domande ho diverse curiosità da porti. Cosa ti ha portato a coniugare il fantasy con un genere, diciamo un po’ antiquato come il western? E da cosa e come sono nate le idee degli uomini-animali?

È tutto frutto di una ispirazione creativa, Walt Disney c’era arrivato molto prima di me, a immaginare animali antropomorfi e umanizzati, così Orwell e innumerevoli altri: non c’è niente di nuovo, come diceva una persona a me cara, le note sono soltanto sette e i colori fondamentali tre. Tutto dipende da come si usano.

Nel mio specifico l’idea per tutto il mio setting ha avuto ispirazioni varie: la prima, più importante, è il poema epico in versi “Childe Roland alla Torre nera giunse”, di Robert Browning; la seconda, la saga della Torre Nera con cui lo scrittore americano Stephen King ha sia messo in prosa, sia continuato, il lavoro di Browning raccontando le vicende dell’ultimo pistolero del mondo, Roland di Gilead, e della sua ricerca maledetta che nel poema così si conclude:

Stavano levati in piedi, sparsi lungo il pendio, venuti
ad osservare il mio ultimo istante, struttura vivente
per un’ nuova immagine! Fasciati di fiamme
l’ho visti e l’ho riconosciuti tutti. Allora
portai il corno alle labbra
e soffiai: ‘Childe Roland alla Torre Nera giunse.’

Epicness overload, io questa scena me la immagino, dai tempi del liceo (ci fecero leggere alcuni estratti dell’opera) col protagonista che avanza in un deserto al tramonto, la Torre che si avvicina sempre più alla fine di una lenta e interminabile discesa del terreno, fronteggiato dalla schiera degli spettri silenziosi del suo passato, i compagni, gli amici e i nemici trapassati avvolti di fiamme fredde: tutti coloro a cui ha giurato di portare in cuore il nome e consegnarlo alla Torre quando l’avesse alla fine raggiunta e nel libro conclusivo della saga, King questa scena la dipinge in modo abbastanza simile. Il Ka è una ruota. (Il Ka è lo spirito o anima, n.d.r.).
Io nel mio piccolo mi sono messo nel mondo a fianco, e ho pensato che qualcuno deve aver ispirato entrambi, sia King che Browning… qualcuno, magari, che lo ha fatto soltanto per giocare: un essere millenario, immortale e semidivino, un uomo in nero che non sa come far passare la solitudine dei secoli se non tormentando gli uomini e le donne del multiverso, intrecciando le loro storie in trame contorte e spesso distruttive. Ho pensato che l’antico popolo che ha abitato il mondo di Roland, dove si innalza la Torre al centro di ogni realtà, possa essere fuggito in un altro mondo, una delle infinite variazioni del nostro… immagina Giuse, se un giorno, sui cieli delle nostre città, comparissero navi stellari grandi quanto continenti abitate da un popolo di alieni identici a noi, giunti a donarci conoscenze tanto avanzate da essere spiegabili soltanto nei termini di ‘magia’, che ci permettano di sovvertire le leggi stesse della materia, di modificare la struttura portante del creato, di estendere la nostra vita per secoli, viaggiare a velocità superluminali, o sconfiggere ogni malattia conosciuta. E che con queste conoscenze giunga il germe della stessa autodistruzione, che già una volta li ha condannati.

Ho cercato di sviluppare, in una parola, un’ispirazione creativa, e il fatto che tu definisca la mia storia “perla”, da restare senza fiato addirittura, mi fa molto piacere (davvero il colpo di scena è così… colpo di scena? E io che credevo si capisse subito…) ma è ben lontana dall’essere perfetta; il Western era una delle due scelte possibili, l’altra era lo steampunk. E dato che di steampunk me ne intendo poco, ma invece ho dalla mia l’intera filmografia di Sergio Leone (e quella di Bud Spencer/Terence Hill 😛 mio padre aiuta pure con la sua passione per Tex WIller) ad aiutarmi, la scelta alla fine è risultata obbligata 😉 (sarà per questo che ho immaginato il protagonista nelle vesti di Clint Eastwood nel “Buono, il cattivo e il brutto? N.d.r.), senza contare che, dai tempi del liceo, e prima di aver iniziato a leggere la saga, Roland me l’ero sempre immaginato come un pistolero errante in stile vecchio West. Di nuovo, il Ka è una ruota.

Ed è previsto, naturalmente, un seguito… che scriverò se a qualcuno mai interesserà sapere se Chase troverà la Torre come Roland ha infine raggiunto la sua. E cosa succederà nel mezzo.

Se mai ci sarà un seguito vorrò leggerlo in anteprima, parola in pegno! ;).

Grazie per aver partecipato alla mia lunga intervista, sei stato fantastico, ma soprattutto molto disponibile! Spero che chi ti leggerà avrà qualche domanda da porti sulla tua esperienza di pubblicazione e mi raccomando: Lui porta l’acqua che piove!

Un’ultima cosa… buona fortuna con tutto il cuore, questa nostra passione non è semplice, ma nemmeno impossibile!

 

Speriamo. Il futuro è una faccia sull’acqua, come direbbe Chase…o Roland di Gilead 😉


Come rintracciarlo

blog tasto-05

 

Qui invece troverete i link ai vari store online per poter comprare “Una stella nella polvere” se siete almeno un pochino curiosi di quanto detto!

Conclusioni

Cosa aggiungere ancora? Non saprei. Cal è stato molto carino e paziente e soprattutto esauriente. Ha risposto a ogni mia domanda e curiosità sempre con gentilezza e nei tempi giusti, anzi essere io a scusarmi per i tempi biblici che gli ho imposto tra una domanda l’altra.

Il Ka è una ruota, ma anche la vita. Tutto girerà, questo è sicuro e quando avverrà io sarò lì. A fare cosa non lo so, ma sarò lì.

Devo premettere una cosa, quando Cal mi propose di leggere il suo libro, non ne ero del tutto convinta, perché parlava di western… fantasy, ma sempre di un western si trattava. Insomma non era proprio il mio genere. Soprattutto il primo capitolo: western puro, cavalli, pistoleri e deserti, ma leggendo una parola alla volta, una frase alla volta e una pagina dopo l’altra, mi sono innamorata di Chase, della cerbiatta e di tutti i personaggi che popolano quel mondo. Chase, un eroe solitario, ma capace di ascoltare (dono raro al giorno d’oggi). Ha cominciato a piacermi, quando l’eroe ha trovato rifugio presso un vecchio allevatore, rimasto ormai solo al mondo. Due burberi sotto lo stesso tetto, ma quanta gentilezza ho trovato in quelle frasi dette a metà e in quei borbottii.

Quello che voglio dire è che Cal è riuscito a conquistare una lettrice prevenuta come me. È riuscito a farmi piacere un genere che normalmente non avrei comprato, perciò grazie per lo splendido regalo fattomi!

Ora, però, basta con i complimenti, ora mi rivolgo a voi, lettori/scrittori che mi seguite, vi è mai capitato di unire due generi letterari all’apparenza troppo distanti tra loro?
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