Al chiaro di luna con Cal

Bentornati! Siamo di nuovo qui alle prese con una nuova intervista!

Ultimamente mi sto dando da fare con questo tipo di post e sto cercando su facebook altri autori che ho conosciuto ad una fiera! Loro saranno i prossimi che intervisterò, anche se ancora non lo sanno!

Negli ultimi tempi ho smesso di scrivere, vorrei farlo, ma ormai un giorno in più di ritardo non cambia più nulla. Sono tipo in ritardo mostruoso di qualche mese… sono stupida che devo farci?

E ora torniamo alla ragion d’essere: l’intervista. Il ragazzo in questione mi sembra molto promettente e bravo. Speriamo che abbia fortuna nel campo dell’editoria! Buona lettura!

Intervista al chiaro di luna con Cal the Pal

Ciao Cal, girando in rete mi sono imbattuta nel tuo blog. Ora non ricordo se approdasti per primo tu nel mio, o io nel tuo. 😀
Ah, la vecchiaia e dire che ho solo ventisei anni, comunque sia, qualche mese fa mi contattasti per una proposta: leggere in anteprima il tuo libro e io l’accettai al volo. (Ora, non so se il libro in questione sia già stato pubblicato… come al solito sono sempre in ritardo, ma tralasciamo. N.d.r.).
Prima di tutto voglio chiederti di presentarti ai miei lettori e, intanto, preparati a essere bombardato di domande! Ti assicuro che saranno parecchie.

Ciao Giuse non è il mio forte presentarmi, non so quanto il tentativo potrà andare a buon fine, comunque…

Per prima cosa Cal non è il mio nome, ma soltanto lo pseudonimo con cui firmo le mie storie. Nella vita vera ho trent’anni, vengo dalla provincia di TO, sono un insegnante precario di scuola secondaria superiore e adoro tutto quello che fa parte della sfera del naturale (almeno tanto quanto detesto quello che attiene alla cosiddetta civiltà dei consumi). Adoro la terra, ne posseggo un fazzoletto che coltivo per le esigenze mie e della mia famiglia, mi interesso di farmacopea vegetale e medicina alternativa (che pratico su me stesso) e la scrittura, che riempie il mio tempo libero senza il minimo orario, è il mio unico rifugio.

Sul piano personale dico subito che non ho un buon carattere, non piaccio agli altri (sensazione ricambiata appieno) né amo piacere: sono uno che preferisce la compagnia degli animali a quella dei miei simili (forse, perché loro sono qui da molto più tempo di noi, forse perché loro non si comportano, nei confronti dell’ecosistema che da’ loro la vita, come una crescita cancerosa… o forse perché, semplicemente, noi abbiamo molto da imparare da loro) ma questo non significa che io non possa stabilire un rapporto sincero col mio prossimo, se ha idee affini alle mie. Mi ritengo un libero pensatore, un anarchico, uno che mette la sua libertà al primo posto sopra ogni altra cosa… e sullo stesso piano di quella degli altri (almeno fintantoché loro fanno lo stesso con me). Detesto chi giudica e chi scrive le leggi, chi pretende di governare e chi veste un’uniforme, così come gli obblighi e le costrizioni che il mondo mi infligge sul lavoro e nella vita privata: le evito, le aggiro, le combatto come posso, insieme a chi la pensa come me… in ultima analisi cercando di essere il più possibile libero e indipendente.

E, si, ho già pubblicato, dopo aver passato tre anni buoni a spammare i miei lavori in giro. Continuo a ritenerlo uno dei più grandi colpi di fortuna che mi siano mai capitati.

Te la sei cavata alla grande con la presentazione! Tutto ciò che dici, mi incuriosisce sempre di più, perciò cercherò di impostare l’intervista con ordine e pazienza… anche se sono una persona molto disordinata mentalmente, seguo diverse linee di pensiero contemporaneamente e questo, molte volte, confonde le persone con cui entro in contatto!
La prima domanda che mi viene in mente è questa: cosa significa per te scrivere; creare mondi, personaggi, vite parallele. Per te che significato ha? Cosa ti ha affascinato della scrittura e cosa ti ha spinto a approcciarti per la prima volta, a questo magnifico mondo?

La risposta alla tua domanda è una sola: tranquillità. Scrivere per me è prima di tutto questo, è calma verso lo stress e i demoni dell’anima, è tranquillità, è libertà; solo dopo vengono le altre motivazioni – quelle alte:  la soddisfazione di fare Arte, di avere nelle proprie mani il potere di un demiurgo, di poter giocare con la mente del proprio prossimo, toccare le corde delle sue emozioni profonde, viaggiare con lui sotto l’effetto della più potente delle sostanze conosciute, la Fantasia, e lasciargli qualcosa al ritorno che non sia un postumo o un danno a lungo termine, ma una ricchezza… e quelle prosaiche, che non nego perché direttamente collegate: avere dalla scrittura un riconoscimento sociale (quella croce dell’esistenza che tutti cercano e pochi, spesso immeritatamente ottengono, e che si chiama ‘successo’) e perché no, un ritorno economico che ti permetta di vivere facendo ciò che ami (detto, comunque, da qualcuno che pensa che l’uomo abbia perso senza rimedio la sua innocenza quando ha scoperto il demone denaro).

Non ricordo cosa mi spinse ad approcciarmi per la prima volta alla scrittura, non di sicuro la volontà di guadagnarci (questa viene con la crescita e il conseguente cinismo da adulti: che brutto diventare grandi, eh? ) so soltanto che la scintilla risale a più di una vita fa, a tempi più felici di quelli che sto vivendo… e so anche che nella mia mente c’è troppo poco spazio per trattenere tutte le sue follie. Così le metto sulla carta, e se a qualcuno è gradito di leggerle, bene, sennò amici come prima.

La scrittura è la canzone dell’anima e io, essendo un perfezionista, cerco di essere un interprete al meglio delle mie possibilità…facendolo però, innanzitutto, per me stesso. E poi acqua sarà se Dio lo vorrà.

L’ultima tua frase mi ha fatto sorridere e tornare un po’ di nostalgia! Chase… il tuo protagonista mi è rimasto nel cuore, ma su questo aspetto e questo argomento, voglio parlarne più avanti!

Ora mi piacerebbe discutere con te altri aspetti che compongono la scrittura e questo mondo. Su queste pagine, ma anche su altri blog si parla spesso di programmazione. Impostare il proprio lavoro secondo tappe ben precise: a esempio, io parto prima dall’idea, proseguo gettando le basi del macro-mondo, per poi addentrarmi nello specifico della storia e delle sotto-trame, che definisco micro-mondo. Tu come organizzi il tuo lavoro? Qual è il tuo modo di gestire la fase che precede la stesura vera e propria? Realizzi le famose schede dei personaggi, come molti consigliano o hai un tuo metodo?

L’idea…beh l’idea ci va, naturalmente, il punto a mio parere sta tutto nel raggiungerla… e io penso esistano differenti strade per farlo: c’è chi pianifica, c’è chi stabilisce, come tu dici, “tappe ben precise”, c’è chi si prepara gli storyboard e chi trascorre sei mesi nella fase che, in gergo informatico, chiamiamo di “analisi dei requisiti”… ma un anarchico potrebbe mai? 😉 A voler essere sinceri, stabilisco in anticipo soltanto due cose:

1) come il racconto deve finire
2) come deve iniziare

L’incipit e la chiusa, l’alpha e l’omega, questo è il mio unico lavoro di “pianificazione”, chiamiamola così, ed è anche abbastanza valido perché spesso il finale è proprio quello (ma non perché io abbia deciso che debba esserlo… semplicemente perché la storia si incanala da sola in quei binari, perché ci si trova bene e non ha il desiderio di scappare via). Il resto, tutto quanto il resto, viene da sé.

Vedi Giuse, io penso alla stesura di un romanzo come alla crescita di una pianta, che può essere più o meno veloce a seconda che il clima l’accompagni o meno, e che non dovrebbe mai essere eccessivamente forzata. Ci sono giorni che non scrivo perché preferisco dedicarmi ad altro – editing di lavori conclusi (la potatura e la cura colturale, per rimanere in metafora), l’inventario/la distilleria delle idee ancora da sviluppare dal quaderno dei sogni, il lavoro – o semplicemente non sono in vena, e giorni in cui metto da parte ogni altra cosa perché sento che devo scrivere e se non lo faccio me ne potrei pentire: come il destino, credo che anche l’ispirazione sia un vento che ti porta in alto, se ti fai trovare pronto con le ali spiegate… ma se la lasci scemare senza soddisfarla, bizzosa come tutte le femmine sono, può starti lontana anche per molto tempo prima di decidere di fare pace. In questo non può esserci spazio per una programmazione troppo rigorosa, o almeno, non c’è spazio per applicarla al mio modo di lavorare.
Le uniche eccezioni che mi pongo, e su cui cerco di camminare lungo una linea tracciata, sono il rispetto della coerenza interna, l’attenzione al world building e la caratterizzazione dei personaggi: questi per me sono i punti sacri e oggettivi che differenziano un libro da una foresta di alberi morti senza un perché.

Per costruire il mondo, anche qui stabilisco le fondamenta, gli assiomi, e poi tiro giù del materiale a mio uso e consumo; materiale che comunque cresce con il progredire della storia ed è estremamente fluido, modificabile, adattabile ai punti fermi che ho già posto. Potremmo dire che i miei mondi li ho costruiti – e li costruisco – in avanti guardandomi sempre e comunque alle spalle.

Per quanto riguarda la coerenza interna, anche qui le uniche cose che scrivo sono quelle che non è proprio possibile modificare, travisare o aggirare (io stesso modifico, traviso e aggiro le mie regole sai? Ma solo quando posso farlo in maniera coerente… perché non voglio certo arrivare a scrivere di fortezze assaltate, perché sul punto di esaurire le riserve di provviste. :P). Le sotto-trame le gestisco in modo ancora più crudele della main quest: non c’è nulla di stabilito se non l’incipit, poi può venire l’happy ending oppure il deprofundis, così come la sotto-trama può venire abbandonata nel bel mezzo dell’avventura, perché i personaggi non desiderano più seguirla (tendo comunque ad evitarlo perché è una cosa che fa imbelvire i lettori, e i lettori imbelviti non aiutano il mio conteggio delle vendite e, di riflesso, la mia autostima d.d).

Lo sviluppo dei miei personaggi è simile, ma non identico, a quello dei racconti in cui li collocherò: procedo dando un obiettivo al personaggio e annotandomi un comportamento essenziale – e spesso stereotipato – per perseguirlo (sempre in termini informatici pensiamo a un insieme di sitruzioni-macchina fissate nel processore, con cui è possibile eseguire infiniti programmi ad alto livello). Il carattere e la personalità vengono con la storia, con la tensione verso l’obiettivo, si evolvono, si sviluppano, cambiano, portandomi magari ad avere, alla fine del libro, un protagonista opposto a quello che di pagina 1, o un Evil Overlord ™ che magari non è così astrattamente cattivo com’era all’inizio. I miei personaggi crescono come semi nella terra: io do loro le cure necessarie e li regolo quel tanto che basta perché non si rendano ridicoli da soli, ma li lascio liberi in qualsiasi momento di fuggire dagli schemi e diventare chi desiderano essere… spesso (e volentieri, e con gusto dico io!) ritrovandomi fra le mani risultati al di fuori dell’archetipo (se il cattivo non è così cattivo, l’eroe potrebbe non essere così eroe: potrebbe avere – anzi sicuramente ha – delle debolezze, può prendere scorciatoie moralmente discutibili per giungere prima al suo fine, o essere incoerente coi suoi principi se il gioco vale la candela, o essere corrotto o anche solo corruttibile. Potrebbe persino sostituirsi al cattivo una volta che l’ha accoppato. O morire, se è giusto – e coerente – che muoia, anche di una morte umiliante e ben lontana dagli epici trapassi dell’High Fantasy).
So che non è un metodo da scrittori professionisti… ma io non ho mai detto di essere tale ;).

To be continued…

Conclusioni

Siamo giunti alla fine della prima parte di questa intervista. Credo che molti dei suoi pensieri siano condivisibili, ma soprattutto, almeno per me, amo sentire come gli scrittori sentono il proprio mondo. Ognuno di noi ha una propria voce e questo potrebbe essere un luogo per parlarne.

Come sentite il vostro mondo?

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4 thoughts on “Al chiaro di luna con Cal

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