Il proprio luogo

Buona mattinata amici miei, un’altra settimana è arrivata e io sono ancora senza computer. I giorni di agonia sembravano passati, ma era solo un’illusione. Nuovi giorni di sfiga sono all’orizzonte.
PC per favore, torna da me!
Non pensavo, che l’assenza di un elettrodomestico, come il personal computer potesse essere tanto angosciante. L’ho sempre dato per scontato, come se la presenza di quell’oggetto inanimato fosse scontato. Una presenza fissa e viva allo stesso tempo, ma non è così. Gli oggetti possono rompersi è inevitabile.
Sfortuna a parte, continuo a scrivere! Ho appena concluso le prime

12.000 battute del capitolo ventuno, non dico ultimo, perché anche quello precedente doveva essere l’ultimo, ma incrocio le dita, la speranza è l’ultima a morire. Ho calcolato male alcuni testi. Pensavo bastassero pochi paragrafi per concludere alcuni eventi, ma non è stato così! Mi sto divertento un sacco nella stesura di questi ultimi eventi, ho tantissime immagini da descrivere, ma soprattutto un sacco di idee per il nuovo libro. Sinceramente dovrei applicarmi a una cosa per volta, ma ormai posso assaporare la fine della prima bozza e non vedo l’ora di rileggere tutto quello che ho realizzato.
Davvero! Se ripenso a agosto 2013, mi viene quasi da piangere. Sono passati quasi due anni, da quando iniziai a scrivere la prima parola del primo capitolo di questa storia e ora sono quasi alla fine. “Quasi”.
Respiro profondo e ora inizio con il post vero e proprio! Abbiate pazienza, ma fino a quando non concluderò la storia, inizierò ogni post con un piccolo resoconto sul percorso svolto, per incitarmi a finire e per non mollare, non ora per lo meno, non quando la fine è così vicina!

Il post – La tana dello scrittore

Ogni scrittore o aspirante tale ha una propria tana, il proprio luogo nel quale rifugiarsi. I rumori della vita vengono allontanati e si riesce in questo modo a isolarsi dalla realtà e a immergersi così nel proprio mondo. Un mondo formato di immagini e di suoni particolari. Parole e lettere.
Insomma un mondo idilliaco, ma per raggiungerlo, bisogna trovare il luogo perfetto fatto su misura, un luogo in grado di farci sentire a nostro agio e padroni incontrastati del proprio micro-mondo.
La tana è quel luogo in grado di far dimenticare vita, lavoro e famiglia. Ogni cosa che non è pertinente con la scrittura viene tagliata fuori. Un luogo magico, dove poter mettere radici e far crescere la scrittura, ma un posto così, esiste?

Realtà o sogno?

In realtà dipende da persona a persona. Per alcuni si tratta della propria cameretta, per altri invece, dev’essere uno studio adibito apposta. Non esiste una regola vera e propria, potrebbe trattarsi anche di un particolare momento o stato d’animo; di conseguenza non stiamo parlando di un luogo fisico e tangibile, ma di un luogo interiore e personale.
Fino a qualche anno fa per me la scrivania, era il MIO luogo, il disordine-ordine, i foglietti di carta sparsi con mille appunti diversi (trama, personaggi mescolati alle informazioni scolastiche), biro, libri di storia dell’arte e gessetti, pennelli, acrilici; tutti sparsi, forse inutile disordine, ma importanti, almeno per me. La mia tana.
Ora però, che lavoro da casa, questo rifugio è diventato opprimente. Il disordine è rimasto, ma è una realtà sempre presente, pesante in un certo modo e non riesco più a trovarmi a mio agio, per lo meno quando scrivo. Per non parlare del fatto che condivido la camera e non posso permettermi di scrivere tutto il tempo che vorrei. La notte ad esempio è off-limits; la luce del monitor e il ticchettio dei tasti danno fastidio, e molto anche!
L’anno scorso ho acquistato un tablet con una tastiera e finalmente mi si è aperto un mondo! Letteralmente!
Grazie a questo piccolo aggeggio di 7 pollici, mi sono potuta sganciare dal computer e dalla mia piccola stanza. Posso scrivere ovunque e ogni volta che voglio. Scrivo sul treno (quando non ci sono bambini che piangono) e anche nelle sale d’attesa degli ospedali; molte volte perdo o la fermata o il turno, ma non mi importa. Posso scrivere e mi sento soddisfatta per questo. In quest’ultimo periodo scrivo molto anche sul letto, tutta ingobbita, storta e avvolta nelle coperte, una perfetta gobbA di Notre-Dame, ma pazienza, la vita è una sola. Riesco a scrivere senza guardare i tasti, perciò il buio della notte non è un problema. Posso scrivere senza problemi e senza interferenze. L’unica cosa di cui abbisogno è un po’ di rumore di sottofondo. Più ce n’è, più riesco a isolarmi dal mondo esterno, è strano lo so, ma è lo stesso motivo per il quale ripudio le biblioteche. Troppo silenzio. Troppo rumore nella mia testa.
Per farci due risate farò una piccola classifica di tutti i miei posti preferiti dove amo scrivere, con una piccola descrizione, spero di non annoiarvi e di strapparvi almeno un sorriso.

Classifica

  1. Treno/Corriera Poso la borsa sul sedile adiacente, accavallo le gambe, poso il tablet sulla borsa e comincio a scrivere. Nessuno mi dà parola e io osservo, guardo e parlo prima col tablet poi con me stessa. Probabilmente sembro matta e hanno paura di me. Il silenzio surreale e il viaggio mi aiutano a concentrarmi e a immaginare luoghi distanti dal mio vissuto. Un’astrazione potremmo dire, un viaggio dell’immaginario oltre che fisico. L’unica pecca è che bisogna continuamente alzare il muso e guardare fuori dal finestrino, altrimenti è facile ritrovarsi dall’altra parte del paese… e mi è già successo di fare andata e ritorno due volte.
  2.  Panca del parco Quando non piove, nevica o fa freddo, sedersi al parco è rigenerante. Sole, aria e in lontananza il suono della natura aiuta a concentrarsi. Si respira meglio e quando una frase è particolarmente difficile, basta guardarsi intorno e liberare la mente. Tutt’altra cosa rispetto a internet e alle sue mille distrazioni. Di contro se si è sole e si è una ragazza, potrebbero avvicinarsi diversi individui strani e sospetti… specie vecchi e tremanti con buste della spesa contenenti biancheria intima appena comprata. Ricordatevi di non guardarli negli occhi, altrimenti comincerannoa cantare!
  3. Ambulatorio/Ospedale Il posto non è dei più felici. Soprattutto perché uno non va in ospedale per divertirsi e tantomeno col fine ultimo di scrivere. Di brusio ce n’è a sufficienza e per tutti i gusti, nessuno si avvicina, o almeno solo qualche vecchietto, che si inclina per vedere meglio cosa tu stia facendo. Sulle prime potrebbe sembrare che si sente male, così lo guardi in faccia, ma poi abbozza un sorriso e torna a contare i numeri che mancano per la visita. (Per fortuna sono fidanzata con un bel ragazzo giovane, altrimenti avrei cominciato a pensare seriamente di attirare solo vecchi ottantenni!
  4. Divano Quando non c’è nessuno in casa e la tv è spenta, mi piace accoccolarmi sul divano e scrivere. Tazza di té sul mobiletto e tablet sulle ginocchia, il paradiso. Purtroppo però quando la famiglia ritorna, devo andarmene, la televisione mi disturba. Mi distrae e finisco per dare più attenzione all’ultima fiction televisiva e meno attenzione alla scrittura. Lo schermo mi attrae non ci posso fare nulla, per questo mi alzo e me ne vado in camera. Per riassumere: Il divano è breve, ma intenso.
  5. Stazione Molte volte quando il treno fa ritardi esagerati (superiori alla mezz’ora), trovo il tempo di scrivere qualche riga, ma il più delle volte c’è troppa ansia per poter scrivere, perciò desisto. Forse questo punto dovevo metterlo per ultimo, ma i momenti di relax provati e i brevi momenti vissuti, gli hanno fatto guadagnare il quinto posto onoris causa.
  6. Letto Ebbene sì, al sesto posto ho messo il mio amato letto. Il posto che più abuso in assoluto. Su questo materasso ho preparato la maturità, la tesi di laurea, i vari esami e le mie migliori ore passate a leggere. Assomiglia più a una scrivania che a un letto in realtà. Nell’incavo ai piedi del letto, ci sono i libri che devo ancora leggere, vari quaderni e fotocopie per preparare le sessioni di gioco di Pathfinder, cavi per l’alimentazione del monitor e medicinali vari. Insomma si potrebbe definire il mio perfetto antro, ma ha una pecca che non posso ignorare e che gli è costato diverse posizioni nella mia classifica: è scomodo. Per scrivere devo ingobbirmi e quando comincia ad arrivare il mal di schiena, mi sdraio, ma inevitabilmente si addormenta un braccio e così devo cambiare posizione. Un continuo ballare senza mai arrivare al dunque! Torcicollo e mal di schiena assicurati.
  7. Scrivania All’ultimo posto c’è lei: la tanto odiata scrivania. Come detto prima non riesco a scrivere seduta nella mia postazione, probabilmente perché ci passo veramente tante ore per lavorare e non riesco più a tollerarla. Ogni tanto tento, anche solo per sfruttare il monitor da 22 pollici, più del doppio del tablet, insomma un’altra cosa! Allo stesso tempo, però ho un sacco di difficoltà e il tempo che impiego per scrivere 500 parole davanti al pc, sono almeno la metà di quelle che scriverei sul tablet. Sarò strana, ma ormai è più forte di me, la scrivania è il mio luogo di lavoro e mentalmente ho bisogno di dividere il lavoro grafico e stressante dalla narrativa. Figuratevi che non riesco più a leggere seduta su quella sedia, tanto è lo stress e il blocco mentale che ho! Il lato positivo c’è… almeno in camera di vecchietti strani non ce ne sono!
E ora a voi! Avete un luogo tutto vostro o ne avete diversi come me? Dove amate e dove odiate scrivere?

22 thoughts on “Il proprio luogo

  1. Che invidia, io invece ho bisogno di silenzio assoluto. naturalmente più c’è silenzio, più un rumore flebile e inudibile si sente chiaro e forte… Sto meditando di trasferirmi in una grotta. 🙂
    Al momento non ho una tana degna di essere chiamata tale e infatti la mia scrittura ne risente moltissimo. 😦

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    1. Penso sia questione di abitudine e necessità! Finché vivrò a casa dei miei, non potrò sperare di avere una tana tutta mia. Una stanza piena di librerie stipate di libri, una poltroncina e una radio… Per ora mi devo accontentare 🙂

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  2. Io scrivo sempre sul mio tavolo, in salotto. Ma, quando capita di andare nella casa che abbiamo a Barolo (CN) sono felice come una pasqua. Anche se a Sanremo abito in una zona tranquilla, sulla collina, nulla concilia la creatività più del silenzio e del contatto con la natura. A Pasqua sarò lì, anche se, stavolta, non da sola con il fidanzato ma con mamma, patrigno, sorella, cognato, zio, cuginetto.. spero di avere lo stesso la mia dose di creatività!

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  3. In teoria mi piacerebbe scrivere in una villa con vista sull’oceano e accesso diretto alla spiaggia, oppure in uno chalet montano di qualità corrispondente; in pratica scrivo bene solo a casa mia, seduta alla scrivania (che non ha connotazioni lavorative, per fortuna). Adoro la natura, e proprio per questo motivo non riesco a ridurla a uno sfondo, ma mi lascio portare via con la testa. Il silenzio, però, è il mio mito, non solo per scrivere. 🙂

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    1. Bei paesaggi! L’unico problema sono le possibilità economiche… e bisognerebbe vivere di sola scrittura 😛
      Il silenzio per me è controproducente, ma ognuno ha i propri bisogni e rituali! 🙂

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  4. La “cella monacale” del dormitorio mi basta (viva le camere singole). Non potrei mai scrivere nel rumore o in posizioni assurde: ho bisogno dei miei fogli, del mio quadrno degli appunti, dell’altro quaderno per gli altri appunti, penne colorate come se piovesse…insomma una alunna delle elementari 😛

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    1. Il giardino, soprattutto in primavera ed estate, è uno dei luoghi più tranquilli e rilassanti, che mi sia mai capitato di scrivere. A patto che non ci siano bambini o vicini molesti nelle vicinanze!

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      1. Riapparsa… parolone…
        Scusa il mio sfogo isterico, ma due mercoledì fa ricevo il pc e martedì alle 11 e mezza si fonde l’alimentatore!

        Periodo di sfiga pura… spero adesso di rimettermi in carreggiata! Mi mancate tutti quanti!!!

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      2. Si, ma meno flessibile, adesso dai… possiamo condividere di tutto di più. Semmai quello che è cambiato molto sono i contenuti: questa facilità nel fare tutto, come ci ha cambiato? I contenuti che si scrivono hanno un qualche valore o l’apparente costo zero di tutto, dagli sms ai messaggi uazzap, fino ai racconti, ci hanno permesso pure di scrivere ariafritta?
        Ps.: sono troppo filosofico per quest’ora… Sarà la fame

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