Terzo passo: scrivere il soggetto/canovaccio

Rieccomi qui dopo una settimana. Le mie speranze di riavere il pc cominciano a scarseggiare.
La sfiga continua a perseguitarmi, i pezzi da sostituire non arrivano e l’unica cosa certa è il lavoro che si accumula insieme all’ansia.
Allo stesso tempo, però sono felice, il mio romanzo sta lievitando, anche fin troppo. Lo so avevo detto che stavo scrivendo l’ultimo capitolo, ma in realtà era il penultimo (l’ho scoperto solo due sere fa)… mi divertirò un sacco a tagliare quando farò la revisione, perciò miei lettori cavia siete avvisati, il romanzo è agli sgoccioli!

Oggi, però volevo discutere con voi di un passaggio necessario per la buona riuscita del proprio racconto: quello che io chiamo canovaccio!

La Storia

Scrivere un racconto è una cosa, ma un romanzo è un altro paio di maniche. Il romanzo è qualcosa di più complesso, più trascendente e più impegnativo di un racconto (solo in parte però, perché ogni scritto nasconde le proprie insidie e le proprie trappole).
Una buona storia, in generale deve evitare incongruenze di qualsiasi tipo, dalle più banali alle più insignificanti, perché noi scrittori potremmo pure non notarle, ma fidatevi la razza dei lettori no! I lettori sono cattivi, brutti e antipatici (scherzo :P); non hanno peli sulla lingua loro! Sempre se non sono parenti, allora la cosa e` diversa. La Storia, con la S maiuscola deve essere accattivante, emozionante e soprattutto adrenalica. Deve avere il ritmo giusto, come giustamente sottolinea Rudoni. Insomma una buona storia deve essere composta da tanti elementi: trama, sottotrame, informazioni, azioni, riflessioni e amore. In una parola? La storia deve riflettere la passione dell’autore, ok non è una sola parola!

Per evitare brutte sorprese, ho deciso di fare mia l’abitudine di scrivere il soggetto o come lo chiamo io canovaccio. Pongo qui una precisazione, avevo detto in precedenza che sono nata dal mondo fumettistico, perciò conosco molte delle tecniche utilizzate in quel campo, ma sono anche appassionata di cinema e di letteratura, perciò essendo una spugna apprendo tutto quello che mi e` possibile. Ecco perché tendo a chiamare questa fase canovaccio e non soggetto. Sono due termini molto simili tra loro, ma per me hanno una differenza enorme, che spero di spiegarvi in modo esaustivo qui sotto. Pongo allora in anticipo una domanda, o meglio una richiesta: quando arriverete in fondo all’articolo lasciate nei commenti la vostra opinione, magari riusciremo a costruire un dialogo dal quale poter tutti imparare o scambiarci delle tecniche!

Il Soggetto e quello che io chiamo il Canovaccio

Sia nel fumetto che nel cinema si scrive un breve racconto, nel primo caso non dovrebbe superare le tre cartelle, mentre nel secondo le dieci pagine.
Si tratta di un racconto scarno, essenziale, lo scopo ultimo è quello di fissare le idee in modo preciso e mostrare come evolve la storia. Le azioni principali e i relativi personaggi, in questa fase i dettagli sono banditi, non servono, così come, i dialoghi sono superflui.
A scuola insegnano a scrivere in terza persona distaccata. Bisogna solo mostrare cosa accade, non serve l’emozione, tantomeno il coinvolgimento. Solo la storia nuda e cruda.
Per molto tempo ho rifiutato questo metodo di lavoro, ma organizzare una trilogia e fissare le idee è più complicato della stesura di un racconto. Anni fa scrissi un romanzo e a metà mi ritrovai a brancolare nel buio, perché le idee erano tante, ma tra studio, maturità e poi università i pensieri si sovrapponevano e sovrascrivevano in una sorta di hard disk impazzito. Da qui la necessità di una guida da seguire.
Premetto un secondo concetto. Io sono una scrittrice istintiva, è il mio tratto distintivo anche nella vita, perciò l’idea di chiudere il racconto in una gabbia non mi piaceva, non mi è mai piaciuto in realtà. Ecco che mi arriva la genialata: non scriverò un soggetto, ma un canovaccio.
Scrivo, cioè, la trama a grandi linee, non tenendo conto dei dialoghi (non sempre, avvolte alcune frasi sono essenziali per sottolineare un evento, un’atmosfera importante, un colore), a differenza del soggetto però utilizzo un punto di vista il mio o quello del protagonista è indifferente. Ho bisogno di appuntare i colori, i pensieri. Ho bisogno di ricordarmi, magari fra un anno quello che pensavo oggi, quello che il protagonista voleva ottenere. Sono grafica e parlo per immagini, anche se queste sono soltanto parole. Ho bisogno di sentire la musica e avere la libertà di cambiare il percorso e approfondire, a patto che la sensazione finale sia la stessa.
Una mia lettrice cavia che mi segue dall’inizio del canovaccio, ogni volta che legge un capitolo nuovo dice: “hai cambiato un sacco di cose, però mi piace! È più coinvolgente così”. Vado in brodo di giuggiole ogni volta che lo dice! Per me il canovaccio rappresenta l’inizio e la fine immutabili, mentre il viaggio sono diverse atmosfere, pennellate da stratificare.
La scelta di scrivere “il soggetto” non è soltanto un semplice memoriale; è una scelta ponderata e sedimentata, quasi propedeutica. Altrimenti, tante sfumature sospirate, le avrei sicuramente perse col tempo e così, anche il senso di quello che volevo ottenere. La stesura di un romanzo assorbe moltissimo tempo, soprattutto per chi, come me, non vive di sola scrittura.

Ed eccoci con l’idea, ma bisogna svilupparla. Non posso però, mettermi a scrivere il romanzo in una volta sola, sono ancora nella fase della progettazione ed è la fase che amo. È la fase delle mille opportunità.

I punti

La storia pensata avrà sicuramente un inizio, uno sviluppo e una fine a meno che non stia scrivendo una roba post moderna ed ermeneutica. Nel mio caso, però è una storia normale, un racconto di formazione. Lo so, sono di una banalità unica, ma che ci volete fare? Mi piace porre degli ostacoli ai miei personaggi e vedere come reagiscono, forse sono sadica o una potenziale criminale, ma chissene io sono io e voi siete voi! Perdonatemi!
Stavo dicendo la storia possiede tre punti fondamentali e nel mio caso coincidono con primo, secondo e terzo libro. Una trilogia come lavoro d’esordio… pazza! (Comincio a parlare di me in terza persona… mi sa che sono sulla strada giusta… vedi troppo computer? Ma se non ce l’ho da due settimane!)
Ho impostato nei tre canovacci i punti principali di crescita della storia. Solo dei personaggi principali, però quelli che in realtà pensavo fossero le colonne portanti, in realtà mi sbagliavo. I personaggi sono molti di più, ma va bene lo stesso. Ho costruito l’ossatura dei primi due libri in maniera solida, del terzo aspetto, ho solo scritto solo il finale a grandi linee. Non volevo sentirmi troppo legata a dei pensieri vecchi e immaturi, perché sicuramente quando arriverà il momento di scrivere quel libro saro` cresciuta. Io o la storia e` indifferente, saremo molto più maturi di quanto non lo siamo ora. Pianificare sì, ma con prudenza.
Gli eccessi, da qualunque punto pendano sono dannosi.

Fissare l’obbiettivo

Perciò per me è essenziale fissare una meta come ad esempio Pinco Pallino, il giorno tal dei tali, morirà per salvare il suo amato cane, reincarnandosi così in un angelo o in un palo della luce, non so… insomma un obbiettivo e una motivazione.
Il canovaccio scritto, per me è solo una traccia che all’occorrenza può essere mutata, anzi ricordata. Quando sarà il momento di scrivere il secondo libro, leggerò il canovaccio, mi ricorderò delle atmosfere da descrivere e creerò un nuovo file: gli archi narrativi. Appunterò le trame principali e le svilupperò man mano, arricchindolo o cancellandolo nelle parti già sviluppate, insomma per me la scrittura è un continuo sali-scendi, molte volte stressante, ma estremamente soddisfacente.

Siamo arrivati alla fine di questo post. Non so se sia lungo o meno, non so nemmeno se sia valido… ma in questo periodo così confuso non posso fare altro. Per forza di cose ho ridotto i post a uno solo alla settimana e me ne scuso. Prometto che non appena riavrò il mio pc, mi rimetterò alla pari. Ho due interviste belle calde, da scrivere, ma da tablet è scomodo. Forse ho trovato dei contatti interessanti per la rubrica al chiaro di luna, ma non aggiungo altro! Non c’e` nulla di certo.
So solo una cosa, sono quasi arrivata alla fine del mio primo libro… della trilogia intendo, e sono euforica. Le difficoltà sono sempre dietro l’angolo e mi sto sforzando di non rileggere continuamente quanto scritto. Devo essere forte, devo.
La curiosità uccide!

Forza non vi voglio annoiare ulteriormente! Vi lascio un quesito:
quali sono le vostre tecniche di progettazione? Amate o odiate scrivere il soggetto o banalmente la trama? Come strutturate il vostro lavoro? Quando incontrate delle difficoltà vi fermate? Io molte volte sì, ma poi proseguo…

A presto!

27 thoughts on “Terzo passo: scrivere il soggetto/canovaccio

  1. Io non ho fatto il canovaccio prima di scrivere il romanzo, ma lo sto facendo ora per le singole sezioni o raggruppamenti di scene. Devo ammettere che è veramente utile. Una curiosità? Lo scrivo a mano e di getto. Intanto so che essere troppo precisa non mi serve, perché poi cambio idea con facilità. Ma mi dà comunque delle linee guida da seguire, che sono utilissime 🙂

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    1. Esatto è lo stesso spirito che uso anch’io! Prima butto giù il canovaccio e poi faccio come te, ma li chiamo archi narrativi! U_U Ho notato che ognuno di noi ha il proprio modo e metodo di procedere ed è una cosa interessante confrontarsi! 🙂

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  2. Una buona preparazione sull’argomento, sul “cosa” si scrive, un’idea abbastanza dettagliata dei tempi e della durata dei vari atti, con scaletta per gli incroci e poi tanto studio dei personaggi, ci provo ma spesso fallisco 😀 E allora si riparte da principio e si lima, si sistema.
    Alla base c’è un’idea, che può arrivare da un pensiero, un commento, una foto, perfino un particolare di qualcosa di apparentemente insignificante, che mi può essere stato detto. A volte sai dove la storia ti porta a volte no, ma in generale la fine l’ho già stabilita in principio(!), nel momento esatto in cui mi è arrivata l’ispirazione. Niente canovaccio, ma molti commenti su cosa succede, come se l’avessi visto e lo stessi commentando ad una terza persona.
    …Per fortuna non ci devo campare, perché sennò…

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    1. L’unico punto in comune è il finale già prefissato 🙂
      Come dicevo non esiste una regola, ma solo il metodo più adatto ad ognuno di noi! L’importante è non perdersi!
      Da quello che dici però mi sembr di capire, che con i commenti che scrivi siano dei punti fermi nella storia esatto?

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      1. Si, al 90% lo sono, però non necessariamente, talvolta torno indietro e modifico alcune situazioni che avevo commentato, per adeguarle ad altri particolari che ho aggiunto più avanti.
        in alcuni casi ci sono anche ulteriori commenti intermedi aggiunti a posteriori, immagina di scrivere tanti postit dall’inizio alla fine, ti accorgi che tra due ne manca uno con delle informazioni o dei dettagli e ce lo infili.
        Nel racconto che ho scritto qualche giorno fa sul blog, non ho potuto usare questa “tecnica”, perché ho voluto pubblicare in 3 parti il tutto, quindi quel che ho scritto non poteva venire cambiato ed è stato molto strano.

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      2. A grosso modo mi ricorda un po’ il mio metodo. Lo chiamo canovaccio per avere la libertà di modificare alcuni punti. Tu prima hai detto che scrivi commenti come se stessi raccontando la storia a un amico, io invece vedo la storia, vedo immagini. È una cosa strana come ognuno di noi senta le storie in modo diverso, non credi?
        Ok chiusa la digressione. Anch’io ho sentito una sensazione strana pubblicando il racconto, non l’ho ancora concluso… forse lo riprenderˋ più avanti 😛

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      3. Per il momento sto fermo un po’ con i progetti in corso, si sta sempre parlando di hobby e non di una professione; sono in correzione del terzo della saga di Emma la Strega e del secondo di una serie di racconti thriller… Solo che nel frattempo un’amica mi ha dato un’altra idea.

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      4. Oh, be pubblicare è facile, se ti auto-pubblichi (lulu.com per la precisione) però sì, alla fine se volevo regalare qualche decina di copie ad amici e parenti, mi conveniva fare così, piuttosto che stampare in copisteria o in qualche stamperia.
        Tra l’altro qualche coraggioso se li è pure comprati. Sono romanzi abbastanza brevi, intorno alle 150 pagine A5 (tipo 300.000 battute).
        Mi diverte. Se poi diverte qualcuno, meglio. La soddisfazione è stata portare a compimento il primo, perché c’è stata tutta una gestazione dietro divertente e perché a quel punto uno era fatto, bello o brutto che fosse avevo terminato: 100%! Poi ci ho messo dei mesi a correggere, sbozzare, fare rileggere… 🙂

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      5. si, dipende da quanti caratteri metti in una pagina, diciamo che in linea di massima usando il corpo 11 di un font tipo il Calibri arrivi a quel numero di pagine lì. L’ho fatto per risparmiare carta! 😀 Altrimenti erano quasi 190 col Times New Roman… Ma mi sembrava di sprecare alberi. Di solito un libro normale ha circa 1850 a pagina, io vado intorno alle 1980 / 2020 circa.

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