Al chiaro di luna con Daniele Rudoni

Oggi conosceremo Daniele Rudoni, un fumettista che lavora in questo campo ormai da diversi anni. L’intervista di oggi sarà più lunga del solito, ma potremo immergerci in questa conversazione e scoprire come lui imposta il suo lavoro e le sue idee sulla storia e il ritmo

Al chiaro di luna con Daniele

Ciao Daniele Rudoni è un onore averti mio ospite. Lavori nell’area del fumetto da diversi anni e insegni, insomma sei un artista a tutto tondo! Ti ho fatto venire qui, in questa piccola, piccola stanza, dove a riscaldarci c’è soltanto un piccolo camino, per discutere insieme delle differenze tra romanzo e racconto. Cercheremo di capire se le tecniche utilizzate per creare un fumetto siano poi, così diverse da quelle utilizzate per i romanzi.

Prima di cominciare, però vorrei chiederti di presentarti, scrivere chi sei e che fai.

Oggi ho preparato dei biscottini al cocco e cacao. Se ti fa piacere, prendi pure.

Mmmh, certo che sai proprio come trattare i tuoi ospiti! Non si dovrebbe parlare a bocca piena, ma i biscottini non sono niente male… niente male davvero… Intanto, mentre sgranocchio, ti ringrazio per avermi accolto in questa tua piccola alcova. Mi presento: sono Daniele e sono da una decina di anni un professionista nel campo del fumetto. Il che vuol dire che lavoro su commissione, principalmente, disegnando e colorando fumetti per una moltitudine di case editrici in Italia e America. Sono uno dei fortunati che può dire di guadagnarsi da vivere facendo fumetti!

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 Dici proprio bene! Sei uno dei pochi che si guadagna il pane con quello che gli piace fare, e ti garantisco che da ora avrai un sacco di gente in più, che ti invidierà. Non hai idea di quanti scrittori, professionisti e non,vorrebbe vivere di sola scrittura! So che oltre a lavorare su commissione stai tentando la strada dell’auto-produzione! Volevo chiederti: riusciresti a fare uno schema principe sul tuo modus operandi? Da quando trovi le idee a quando prendi in mano la matita. Useremo poi, il tuo schema per le domande successive!

 Yess, il problema di un professionista che lavora su commissione è che ogni tanto deve dedicarsi a progetti più “personali”, per non sclerare totalmente dietro alle richieste assurde dei datori di lavoro! Ecco perché dedico parte del mio tempo libero ad un fumetto auto-prodotto, che faccio tutto da solo. Il mio modus operandi dipende da progetto a progetto.

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RPR – Rock’n’punch Riders (il mio fumetto auto-prodotto) è un manga e per questo ho deciso di seguire passo passo il metodo dei disegnatori giapponesi. Ecco lo schema:

  • L’idea. Il nucleo fondante della storia che voglio raccontare.
  • Lo schema delle sequenze, un capitolo per volta. Faccio una serie di riquadri piccoli piccoli su un foglio, che rappresentano tutte le pagine di un singolo capitolo, e dentro ciascun riquadro scrivo cosa succede. Una sola frase, un solo concetto.
  • Lo storyboard. Disegno in maniera abbozzata tutte le pagine di fumetto, due per foglio A4, affiancate a simulare il fumetto aperto.
  • La china. scansiono le tavole e le chino direttamente al PC, usando un programma specifico (Manga Studio)
  • I retini. Applico i retini adesivi, sempre al computer, sempre con “Manga Studio”, che danno dei grigi, oltre al bianco e nero della china
  • I dialoghi. Metto i testi nei balloon, sempre al computer, sempre con “Manga Studio” (che programma stupendo, fa anche i biscottini se lo sai usare bene! Certo, non buoni come questi… mmmh…)

Mi trovi d’accordo, il problema (se così si può dire) che il lavoro autonomo porta livelli di stress tali, da dover per forza di cosa dedicarci a un lavoro più personale e stimolante!

L’idea. Per ora concentriamoci su questa parola. Un’idea è come dici tu il nucleo della nostra storia, ma deve essere approfondita e sviluppata per far sì, che diventi il nostro romanzo, o in questo caso fumetto.

Trama, trucchi narrativi, divisione in capitoli, ambientazioni e personaggi. Sono tutti ingredienti quasi fondamentali per la buona riuscita di ogni tipologia di racconto. Molti, per non dire tutti gli scrittori, si documentano e cercano materiale o lo producono per realizzare l’ambientazione. Scrivono schede dei personaggi più o meno lunghe e ognuno di loro ha le proprie tecniche per sviluppare la storia. Detto questo. Tu come ti comporti in questa fase? Sviluppi la storia mentre disegni, o affianchi bozze e schizzi alla progettazione?

 Devi sapere che una volta ero un maniaco della progettazione, pensavo tutto quanto dall’inizio alla fine, avevo in mente tutti i passaggi e gli snodi di trama, i personaggi studiati nei dettagli e le ambientazioni chiare e documentate… poi mi sono accorto che erano catene che mi legavano!

Per RPR ho utilizzato l’approccio opposto ed è stata una liberazione!
Ho fatto studi velocissimi dei personaggi principali, gli altri li ho studiati mentre disegnavo le tavole. Stessa cosa per gli ambienti.
E, seppure abbia in testa uno schema di trama, non mi spaventano per niente le variazioni di percorso, se i personaggi e la storia me lo chiedono a gran voce! Un incipit è stato scritto e ovviamente ho in mente un possibile finale, ma non sono affatto sicuro che sarà quello! Né so esattamente tutto quello che avverrà nel mezzo.

RPR stupisce anche me, man mano che vado avanti nel racconto, e la narrazione risulta più fresca e spontanea, molto meno fredda e “compilata” di come quando volevo avere tutto sotto controllo!

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Mi fa piacere sentirtelo dire. La voglia di controllare ogni aspetto, molte volte va a discapito della spontaneità, risultando così una storia castrata o rigida, portando oltretutto frustrazione all’autore.

Anch’io amo scrivere, diciamo di pancia, lasciando una certa flessibilità alla storia, senza però perdere di vista il finale, che a differenza tua, conosco e voglio arrivare lì, ma sono, come detto prima metodi e pensieri personali. Quando dici: divido lo schema in sequenze e poi affronti un capitolo alla volta, quanto di questo incide positivamente nella storia? Mi spiego meglio, se non ho travisato completamente le tue parole, preferisci affrontare il micro – mondo, piuttosto che il totale, il macro–mondo , è esatto?

Ecco lo schema delle sequenze forse è uno degli strumenti che serve di più al fumettista che allo scrittore.

Quando si fa fumetto, il ritmo della narrazione (quello che quando leggi ti permette di non addormentarti secca in preda alla noia, per intenderci!) è dato soprattutto dalla scansione in sequenze e in seguito in vignette.

Lo schema delle sequenze è uno strumento indispensabile per me per capire quante pagine sono necessarie per raccontare come voglio io quel determinato momento della storia, che avviene nello stesso tempo e/o nello stesso luogo (sequenza).

Serve anche a capire come ho “mixato” le diverse sequenze all’interno del capitolo: azione, sentimento, ambientazione e dialogo. Se un capitolo è tutto azione, me ne accorgo subito dallo schema ed è necessario cambiare qualcosa!
Quello che conta per creare il ritmo è l’alternanza, gli alti seguiti dai bassi. È come un encefalogramma. Se ci sono dei picchi, c’è battito. Invece se non c’è alternanza, se tutto è adrenalinico oppure tutto è tranquillo, non cambia molto: la storia si svolge su una linea piatta… in pratica è morta!

Infine, lo schema delle sequenze mi serve a dare struttura, perché è vero che alcuni snodi di trama e i dettagli li scopro mentre procedo, ma senza un minimo di struttura interna la storia risulterebbe come un biscione senza spina dorsale, quindi moscia, senza una direzione.

Qualcosa di molto simile faccio anch’io, anche se i primi capitoli li scrivo, praticamente, di pancia. Mi riservo in un secondo momento la struttura della storia, con più o meno la tua stessa intenzione.

Si potrebbe paragonare lo storyboard a una sorta di revisione dello scrittore? Ti spiego, in scrittura scriviamo tutta la prima bozza, la lasciamo decantare e infine la riprendiamo, per dargli una bella revisione. Un bel taglio o una bella aggiunta qui e là. Insomma rileggendo si trovano sempre incongruenze da correggere, si raffina il prodotto e a mente fredda decidiamo se una data scena è meglio riscriverla o cambiare completamente punto di vista. Dando al tutto una struttura più chiara. Potrebbe essere la stessa cosa dello storyboard o sono finalità completamente diverse? E visto che ne ho parlato, ti faccio anche una seconda domanda: nelle tue storie che punto di vista adotti? Prima persona, terza persona limitata o onnisciente?

Sì, penso che lo storyboard abbia la stessa valenza della revisione della scrittura.

Molti non se ne rendono conto, ma il fumetto è un lavoro davvero impegnativo. Quello che normalmente in altri media viene suddiviso fra più professionalità, il fumettista lo deve fare da solo: è sceneggiatore, responsabile del casting, attore, costumista, scenografo, regista, tecnico della fotografia e delle luci, dialoghista e tecnico del montaggio. In più, deve avere indubbie doti artistiche di disegno. Non può occuparsi di tutto questo se non con un metodo di lavoro che proceda un passo alla volta.

Non solo, tornare un passo indietro è un serio problema. Quello che in scrittura si può revisionare e cambiare in maniera relativamente veloce, in un fumetto significa perdere intere giornate di lavoro, perché si tratta di rifare interi disegni, intere tavole, intere scene.

Quindi sì, penso che lo storyboard sia l’equivalente di un sistema di controllo, come la revisione in scrittura. Soltanto viene fatto prima, e non dopo la realizzazione dell’opera!

Per quanto riguarda il punto di vista di narratore, per i media visivi come il fumetto è diverso che in scrittura. Non voglio scendere troppo nei tecnicismi, ma si potrebbe dire che in un fumetto si utilizzano tutte queste tecniche a seconda della scena e della singola immagine. E in realtà non se ne utilizza nessuna!
Le regole sono davvero molto diverse perché c’è l’immagine in mezzo…

Dato che hai anticipato i dialoghi, ultimo punto dello schema che ci hai gentilmente illustrato prima, prendo la palla in balzo.

Ogni scrittore sa, che i dialoghi se non sapientemente usati, potrebbero far affossare l’opera, senza nessuna possibilità di salvezza. Mi riferisco al fatto che in alcuni romanzi, sia di esordienti che di professionisti, senza distinzione, alcuni dei personaggi illustrati dialoga in maniera posticcia.

Alla fine il lettore chiude il libro e pensa: <<ma chi cazzo parla così?>> citando il buon S. King.

Dialoghi troppo descrittivi (specie se anticipati da una minuziosa e dettagliatissima descrizione dell’azione), dialoghi troppo prolissi, troppo colti o anche, solo, troppo gergali. A seconda della situazione potrebbero risultare artefatti e finti.

Ora, veniamo a noi, nel fumetto accade la stessa cosa? Il fumettista, anzi non parliamo in generale, restiamo tra noi. Accade di doverti soffermare più volte sulla stesura di una frase o di una parola pronunciata dai tuoi personaggi? Studi il dialogo oppure escono spontanei; e buona la prima?

Hai toccato un tasto importante. Sia per la scrittura che per il fumetto il dialogo è fondamentale, costruisce i personaggi e spesso viene sottovalutato dagli autori.
Conosco sceneggiatori molto bravi ad organizzare una trama, ma che non riescono a dare voci differenti ai diversi personaggi, creando loro malgrado dei cloni di se stessi (mancano di empatia!).

Stando sulla mia auto-produzione, il dialogo è una parte difficile del lavoro.
Anche perché il mio manga è scritto in inglese, dal momento che lo pubblico su piattaforme di sharing internazionali! Fortunatamente lavorando con gli americani il mio inglese è molto buono, ma per i miei dialoghi non è mai buona la prima. È buona la ventesima! Anzi, anche adesso, guardando alcune scene, mi viene da pensare “devo assolutamente cambiare quel dialogo, fa schifo!”

Succede una cosa strana, in realtà…
Ti ricordi quando ti ho parlato dello schema delle sequenze? Sì, al biscottino numero quindici! Ecco, in quella fase scrivo anche dei dialoghi di massima, minuscoli all’interno della pagina, e li scrivo a volte in italiano, a volte in inglese… A volte mi accorgo di pensare in inglese. Sono contento quando succede, perché vuol dire che sono arrivato ad un livello istintivo di conoscenza della lingua, molto utile per fare dei dialoghi decenti!
Questo (quindi una conoscenza istintiva e non accademica della lingua in cui si scrive) e il RITMO. Se c’è una cosa a cui tengo all’interno dei miei fumetti è il ritmo, ormai l’avrai capito!

Il ritmo, penso sia una cosa fondamentale, per tutti coloro, che si definiscono creativi. Mi piace questo tuo approccio e rispondendo, hai toccato diversi punti in cui mi trovi pienamente d’accordo! Prima di lasciarti andare, voglio porti un ultimo quesito. Anche, perché comincio a sentire, un certo odore di bruciato dal camino. Non vorrei che i deliziosi muffin alle mele si stiano carbonizzando!

Riprendendo il discorso, molti scrittori quando si apprestano a concludere la loro prima opera di esordio, si chiedono: tentare la strada conosciuta delle case editrici? Accettando i tempi biblici di risposta e le varie royalties, che ne conseguono, o tentare la strada dell’auto-pubblicazione, accettando onori e oneri, che ne derivano o ancora tentare la strada del crowdfunding?

Quali sono le tue esperienze dirette con l’auto-produzione e il marketing derivato?

Da quando pubblico il mio manga sono entrato a far parte di un mondo incredibile, in cui autori indipendenti giovanissimi si fanno in quattro per postare online le proprie opere ogni giorno della settimana, il più delle volte gratuitamente, cercando non più un pagamento per un prodotto, ma un sostegno monetario dai propri lettori.

Sembra non ci sia differenza, ma in realtà c’è ed è enorme! Il lettore non deve più sborsare per avere. Il lettore è chiamato a collaborare con l’autore, a sostenerlo perché crede in lui. Il rapporto col lettore oggi è più che mai fondamentale.

Questo per farti una premessa, nel senso che il mercato auto-prodotto (al contrario delle case editrici) sarà sempre più attivo, a mio parere, e arriverà a costituire un vero e proprio polo di mercato.

Con questa premessa, il mio consiglio a chi vuole pubblicare la sua opera prima è: fatelo da soli. Le case editrici non vi daranno mai la giusta importanza e il giusto peso, per non parlare dei giusti soldi per il vostro lavoro: la loro percentuale è il 10%, se siete fortunati vi danno un anticipo, nessuna pubblicità e la distribuzione che vogliono loro.
Se siete sfortunati vi chiedono dei soldi.

Perché rinunciare ai diritti sulla vostra opera per 10 anni (minimo), quando potete pubblicare online, auto-produrvi con un minimo di budget, raggiungere un pubblico vastissimo  e guadagnare almeno il 50% in più???

Le case editrici sono squali, vi sbraneranno e sputeranno le vostre ossa masticate. Lasciatevelo dire da chi ci passa ogni giorno.
Trovate invece persone che credono in voi, che vogliono sostenervi perché il vostro lavoro vale. Là fuori ce ne sono milioni.

Poi avrete l’attenzione degli editori e sarà il momento di far valere la vostra voce.

Belle parole! Crude, ma reali. Nell’editoria fumettistica parli del 10%, in quello di narrativa leggevo il 4% di guadagno su 500 copie vendute. In pratica obbiettivi impossibili se la CE non fa pubblicità. Insomma, forse conviene davvero intraprendere l’auto-produzione per farsi conoscere!

Daniele voglio farti l’ultimissima domanda e poi lasciarti andare! Innanzitutto ti ringrazio, resterei ore a parlare con te, ma i nostri relativi impegni ce lo impedirebbero e poi, dobbiamo pubblicare questo bellissimo post!

Parto con l’ultimo quesito di rito: secondo te tra narrativa e fumetto ci sono differenze, tralasciando, ovviamente il prodotto, oggetto, finale?

Ci sono moltissime analogie a livello di meccanismi narrativi, anzi, direi che sono proprio gli stessi! Anche io mi sono letto “On writing” dell’amico Stephen e penso sia indispensabile anche per un fumettista, per capire il percorso della creazione e gli strumenti della scrittura.
Direi che a livello di struttura della trama e di meccanismi narrativi (flashback, flashforward, montaggio alternato, foreshadowing, conto alla rovescia, e chi più ne ha ne metta!) scrittura e fumetto sono identici.
Ok, sto parlando di narrativa di genere, non di letteratura autoriale: lì, vale tutto e il contrario di tutto. Ma se volete che i diritti del vostro libro interessino a qualcuno per farci un film, ad esempio, o una serie televisiva, allora seguire i meccanismi narrativi è la strada obbligata.

Detto questo, una volta strutturata la trama, scrittura e fumetto partono per due vie totalmente diverse. Perché tecnica e linguaggio sono diversi.
Adesso ti sgancio una bomba di cui sono quasi sicuro non fossi a conoscenza…
Ho scritto anche un romanzo, narrativa di spionaggio per l’esattezza, a sei mani con altri due autori e amici (Simone Sarasso e Lorenza Ghinelli), edito da Marsilio Editori nel 2010.
Si intitola “J.A.S.T. Just another spy tale” e penso sarà la mia prima ed unica escursione nel mondo della scrittura!!
È stata una fatica immane, perché non era il mestiere a cui ero abituato… proprio per questo posso dirti che tecnica e linguaggio fra scrittura e fumetto sono due cose differenti con differenti regole di applicazione. Oserei dire che, dialoghi a parte, non c’è niente in comune fra i due medium, sotto questi punti di vista!

Fiuu, solo ripensare a quel romanzo mi ha messo fame… parlavi di muffin alle mele, prima?

Non ero a conoscenza di questo tuo torbido e oscuro passato da scrittore! 🙂

Si muffin alle mele… o meglio ciò che ne resta… il fumo nero che proviene dal forno… non dice nulla di buono. Muffin alle mele carbonizzati, ti piacciono ugualmente? 😛

Grazie Daniele per aver accettato il mio invito! Sei stato molto disponibile e spero tu ti sia divertito, quanto me!

Alla prossima!

Mi son divertito molto, Giuse, ti ringrazio dell’ospitalità e della chiacchierata!
Ringrazio i tuoi lettori per la pazienza e auguro a tutti un futuro strabiliante, all’insegna della realizzazione dei nostri sogni!

A presto!


Come rintracciarlo

Se volete sapere qualcosa in più su di lui ecco i link:

 daniele-02daniele-03

e se siete curiosi di leggere qualche fumetto, graphic novel che accennava poco sopra, ecco qua :

daniele-05daniele-04

daniele-06


 

Saluti

Eccoci qui in fondo all’articolo! Per chi di voi sta leggendo queste righe lo ringrazio dal profondo del cuore. Questo è il post più lungo di tutto il blog! Cosa ne pensate? Non trovate che le cose dette da Daniele Rudoni siano interessanti e ci siano diverse analogie con quello che facciamo noi abitualmente? A voi la parola!

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