I tuoi personaggi sono vivi?

L’altro giorno sono andata in ospedale e ho incontrato uno dei miei personaggi. In carne e ossa. Mark W. è un dottore e un ricercatore alquanto eccentrico, particolare, la sua mente viaggia lontano e si fa fatica a seguire il filo dei suoi pensieri. Quel personaggio era lì di fronte a me, senza preavviso aveva preso vita.

Stessa corporatura, stessi occhi, stessa capigliatura: nuvola informe di ricci, ma soprattutto lo stesso sguardo un po’ assente, che ti dà l’idea di essere presente solo fisicamente, mentre con la testa chissà in quale mondo o enigma si trovasse.

Non ci potevo credere. Lui era lì di fronte a me.

Io seduta, coi vestiti disordinati e accaldata (dopo aver fatto la fila per l’accettazione nell’ospedale sbagliato!) ero lì a bocca aperta. Lo fissavo, forse risultai un po’ inquietante, bastò solo un unico incrocio di sguardi per farlo andare via.

Ripeto Mark W., uno dei personaggi principali della mia storia, era lì di fronte a me. Non ci potevo credere. Quell’incontro mi ha fatto riflettere. Quanto è reale e credibile quel personaggio e gli altri?

Lo so, sono un pochetto ripetitiva, ma per me i personaggi sono uno degli elementi più importanti della storia. Ho sempre dato una grande attenzione a questo aspetto, cercando di fare e dare il massimo.

Primo impatto

Quel dottore aveva un’aria un po’ assente, non era bello, secondo i canoni contemporanei, ma qualcosa in lui attirava lo sguardo. Si dondolava sui piedi e con le dita tamburellava sul foglio delle visite. I capelli ricci erano letteralmente un cespuglio impazzito e gli occhi grandi a palla, persi tra le righe dei fogli. Li apriva e socchiudeva, mentre guardava le persone sedute che pazientemente aspettavano il proprio turno.

Mi dava l’impressione di essere svampito, ma allo stesso tempo attento al proprio lavoro e scrupoloso. Non vi dico come mi sono sentita quando me lo sono vista di fronte. Assomigliava fisicamente e anche nei modi al mio personaggio, in tutto e per tutto. Ero seduta in attesa del mio turno e mi sono alzata in piedi a osservarlo, anzi fissarlo con la bocca aperta. Con un’espressione da rimbambita sarebbe più esatto, ma non ho avuto il coraggio di avvicinarmi.

Lo fissavo e basta. Quando ho cominciato a sentirmi gli sguardi perplessi della sala, mi sono seduta di botto, guance rosse e continuavo a guardarlo di sottecchi. Cavolo, ma com’era possibile? Me lo sarò immaginato? Avrò trasposto su di lui le mie fantasie? Non saprei, ma è molto probabile!

Elementi distintivi

Ciò che mi ha colpita di più è stata l’incredibile somiglianza o meglio, l’impatto fisico. Solo guardandolo mi è tornato in mente Mark. Non saprei dire bene perché, ma così è.

Era alto e riccio. Possedeva molti dei tic caratteristici del personaggio che descrivo nel romanzo. L’aria svampita era molto simile, ma non conoscendo la persona reale non saprei dire di più. Spero per lui che non sia fuori di testa come il dottore che descrivo nella mia storia e non faccia esperimenti al limite del legale sugli esseri umani.

Questo episodio mi ha dato modo di riflettere su quello che avevo realizzato. Su quanto mi sia impegnata a caratterizzarlo e a dargli vita. Forse quel dottore reale, incontrato per caso lo avevo già visto, forse il suo ricordo si era perso nel mio inconscio e senza saperlo ho attinto da memorie lontane. Questa piccola esperienza mi ha lasciato molto sorpresa e gioia. La linea sottile che divide la fantasia dalla realtà per un momento ha vacillato.

Tornata a casa e metabolizzato l’evento, ho fatto una piccola riflessione e mi sono chiesta. Ora che lo conosco di persona, quanto è giusto riportare su carta? Mi spiego meglio. Ora l’immagine che ho di questo personaggio è cambiata leggermente. Le differenze dei due dottori si sono sovrapposte. Quanto è giusto cambiare per farlo assomigliare ancora alla nuova immagine creata o invece, lo devo diversificare ulteriormente, per sottolineare le differenze tra realtà e fantasia?

Fin’ora non ho trovato una sola risposta, continuo a cambiare idea. Probabilmente alcuni atteggiamenti del dottore reale li trasporterò su Mark. Mi sono piaciute alcune espressioni involontarie, quelle che fai quando sembra che nessuno ti stia guardando. Sospiri, mordersi la guancia e osservare la platea con occhi persi. Chissà cosa stava pensando. Insomma quest’esperienza, sono sicura, mi servirà come spunto per ispessire ulteriormente uno dei personaggi del romanzo.

Sono felice. Il lavoro svolto fin’ora non è stato inutile e forse qualcosa di buono lo sto combinando, non aggiungo altro. Rischierei un auto elogio che non mi compete, ma ogni tanto, sedersi e sorridere beati, è gratificante.

Che piacevole sorpresa

Non mi era mai successo di avere un incontro simile. Ogni tanto quando scrivo attingo dalle personalità delle persone che mi circondano o almeno tento o ne prendo alcuni aspetti e li rimescolo, ma mai, mi era capitato di incontrare una persona reale, che somigliasse così tanto a un personaggio di finzione. Modi, atteggiamento, sguardo e aspetto fisico.

A voi, cari lettori e scrittori,  è mai successo? La trovate una cosa positiva o negativa?

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13 thoughts on “I tuoi personaggi sono vivi?

  1. Che bell’incontro dev’essere stato 😀 Io non ho mai incontrato uno dei miei personaggi in carne ed ossa, ma li ho sognati oppure li ho creati dai rimasugli di tante persone passate che mi erano rimasti addosso, quindi forse alla lontana è un po’ la stessa cosa. Penso che persone e personaggi siano due cose molto diverse, e magari ci scapperà l’articolo prima o poi.

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  2. È successo anche a me. Diverse volte. Non ho mai cercato i miei personaggi nei volti ignoti con cui mi incrocio ogni giorno, ma quei volti ignoti hanno trovato comunque i miei personaggi nella mia memoria. E mi è venuto un coccolone lì, sul posto 🙂

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  3. Quello del personaggio realistico è uno degli elementi più importanti della narrativa. Secondo me, può fare la differenza tra un’opera modesta e un’opera eccellente. Carver, ad esempio, riusciva in un racconto breve a riportare la realtà così come gli si presentava nella vita reale. Sicuramente, questo, è uno degli obbiettivi da porsi.
    Io non prendo mai un personaggio dal mondo reale, quindi non mi capiterà mai di incontrarne uno. Quello che faccio è di prendere elementi caratteristici da diverse persone e costruirmi il personaggio così come mi serve.
    Per quanto riguarda te, non devi cambiare il tuo personaggio sulla base di questo incontro, devi invece da questo incontro trarre delle caratteristiche da inserire al tuo personaggio. Soprattutto i gesti, che sono la cosa più difficile da riprodurre, e le espressioni.

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  4. A me è successo a Milano, in tram.
    Negli ultimi mesi, sono riuscita a trovare su internet foto di persone che corrispondono fisicamente all’idea che ho dei miei personaggi, tranne quella del protagonista. Eppure ho scartabellato parecchio. Ma uno era troppo grasso, uno troppo magro, uno troppo vecchio, uno troppo basso… quindi immagina la sorpresa quando me lo sono trovata davanti nella “versione giovane” (la storia copre un arco di tempo di 15 anni) persino con gli stessi vestiti, lo stesso piercing e la chitarra sulle spalle. Ero tentata di pedinarlo!

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    1. 😀 Mi immagino la scena… una sera lungo i navigli e il ragazzo in questione che ogni tanto si gira, perché sente una presenza seguirlo e non vede nulla. Te, invece dietro un palo, sotto la luce fioca a prendere appunti. 😀

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  5. Bella esperienza! Sì, mi capita ogni tanto di incrociare persone simili ai miei personaggi, molti poi sono tratti da “pezzi” di persone realmente conosciute, perché do molta importanza al realismo psicologico.
    Il bello è che ora hai la possibilità di rendere ancora meglio il tuo dottore (quello sulle pagine), usando dettagli veri. Dovevi approfittarne per fargli qualche domandina “ad hoc” 🙂

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    1. Si lo so, ma mi vergognavo… ero tentata… dannata timidezza… magari potrei ritornarci, ma non saprei come contattarlo… vado alla hal e chiedo di un dottore alto, coi capelli ricci a cespuglio e gli occhi grandi? Come minimo mi internano 😀

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  6. A me è capitata una cosa simile. Quando ho scritto il mio romanzo avevo bene in mente i suoi personaggi: il loro aspetto fisico, ogni dettaglio, postura, sguardo. Ciò che faccio, in realtà, è immaginare la scena come se stessi vedendo un film, o meglio, la immagino come vorrei vederla se fosse in un film. Ecco, un bel giorno, facendo zapping, mi soffermo su una soap-opera che non seguo, ma lo faccio solo perché riconosco in un suo protagonista il Nagel della mia storia. Era proprio lui: stessi capelli, stessi occhi. Allora, ho subito pensato: se dovessero fare un film tratto dal mio romanzo (un sognONE) chiederei di cercare questo attore.
    Il fenomeno, dunque, non è frequente ma esiste. 🙂

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