I limiti invisibili

L’altro giorno ho scritto il racconto Reborn City e durante la stesura mi sono bloccata. Alcuni limiti invisibili, o meglio un certo senso di pudore (immotivato per giunta) mi ha frenata. In poche parole? Mi sono auto-censurata. Anziché affrontare quella scena, ho preferito cambiare punto di vista, anche se alla fine ho detto quasi la stessa cosa, ma l’ho fatto in maniera più soft. In testa avevo visualizzato alcune scene di sesso, che non ho mai scritto, come vero incipit del racconto. Non riuscivo, però a scriverle e mi sono bloccata di conseguenza. L’incipit è risultato un po’ frettoloso (la versione che potrete leggere ora del racconto è stata revisionata e approfondita, i miracoli dei lettori e degli amici!) Mi bloccavo e mentre con le dita tamburellavo sulla tastiera un pensiero subdolo si insinuava tra i pensieri: “e se qualche familiare lo leggesse e si scandalizzasse? E se qualcuno lo trovasse volgare?”

Ho sempre pensato di essere una persona libera da qualsivoglia preconcetto, ma a quanto pare no. Il post di oggi l’ho intitolato “i limiti invisibili” perché sono proprio quei blocchi che passano in secondo piano, quei pensieri non manifesti, ma che sono sempre accanto a te. Non li vedi, ma loro vedono te.

Non avrei mai pensato di avere difficoltà nel scrivere scene intime, capiamoci non come tecnica, ma proprio come imbarazzo da superare. Il mettersi a nudo probabilmente, forse è dovuto alla mia timidezza di fondo. Ho aspettato 21 anni per dare il mio primo bacio. Lo so non si direbbe che sono una grande timidona, probabilmente chi mi conosce penserebbe l’esatto opposto.

Sono timida. Certo non sono esente dalle battute a doppio senso, ma sono timida, credetemi!

Perciò, per la prima volta mi sono resa conto, che in tanti anni di scrittura non sono mai, MAI, riuscita a scrivere scene di sesso, dure o soft che siano. Ho sempre trovato escamotage, trucchi fatti ad arte per riuscire a evitare il problema.

Si chiusero in camera e non uscirono per un po’ di tempo.

Con il post di oggi, cercherò di capire e analizzare questo problema e quali potrebbero essere i trucchi e/o i passaggi per superare questo tipo di blocco.

Pensare e realizzare non sono la stessa cosa

Anche il verbo “eccitare” qualche tempo fa mi creava problemi, intendiamoci non sono puritana, solo timida. Quando visualizzo e progetto la storia, i miei personaggi fanno di tutto e anche di più. Sono vivi e si muovono nel loro mondo, non sono mica suore di clausura. Se devono prendere con la forza un personaggio lo fanno. Se sono i più grandi bastardi dell’umanità, io autrice, non posso mica farli diventare degli agnellini piccoli e docili. Eppure qualcosa di subdolo e invisibile si fa strada fino ai polpastrelli, bloccando le dita. Quei limiti invisibili, che non vorrei avere mi costringono,  mi forzano e mi bloccano.

Pensare e scrivere non sono la stessa cosa dunque! Quando scrivi apri una porta. Concedi alle altre persone di condividere una parte di te. Apri una porta su un altro mondo. Verso la tua intimità, in qualche modo, ed è questa la cosa bella. Condividere ed è anche il motivo principale per il quale ci blocchiamo, o almeno io. Aprire quella porta e condividere determinati pensieri, a volte, non dico sempre, mi scuote. Mi fermo e penso.

Capire i propri blocchi

Siamo scrittori e prima ancora uomini. Ognuno ha i propri punti deboli, ma non per questo dobbiamo soccombere. Non bisogna farsi sopraffare dal lato oscuro della forza. Bisogna andare avanti. Capire cosa ci disturba e superare l’ostacolo.

Un po’ di tempo fa leggevo sul blog appunti a margine i tabù di questa scrittrice. L’articolo analizzava i generi e le tematiche che per qualche motivo non le andavano a genio. Di conseguenza lei non li avrebbe mai affrontati, perché non facevano parte della sua sfera di interesse. Scrivere un articolo del genere serve per capire se stessi e se fatto con uno spirito di grande auto critica,  alcune domande affiorano in superficie. Quelle stesse domande che in genere non ci poniamo, perché scomode, ma se lo facciamo, potrebbe essere un punto di svolta, un’occasione per crescere. (Oggi continuerò a usare il plurale nella speranza di farvi sentire parte integrante di questo scritto, se così non fosse, allora consideratelo come un semplice plurale maiestatis facente parte della pazzia dell’autrice :P).

Chiara, l’autrice del blog appunti a margine, ha analizzato i suoi limiti, con grande umiltà d’animo, ma cosa accade se alcuni di questi limiti non riusciamo a vederli, se rimangono sotto la pelle e non riusciamo a individuarli? Semplice, ci blocchiamo come è accaduto a me. Davo per scontato questo tema, anzi non volevo rendermene conto e non ci sarei mai riuscita a portare a galla questo lato di me, se non avessi avuto fortuna.

Semplice vero? Bisogna avere fortuna? Forse. Umiltà? Tanta. Mi sentirei di dire un’ultima cosa, il coraggio di fermarsi e capire, cosa si sta facendo e perché, è essenziale. Quando l’immagine che hai non corrisponde a quanto hai realizzato, possono esserci due motivi:

  1. Hai fatto una scelta ponderata e sensata, valutando entrambe le scelte a disposizione.
  2. Hai cercato la via più facile, evitando, così di metterti in gioco, con qualcosa di “più semplice e più facile”, (ricordatevi, che a questo mondo tutto è relativo, ciò che per me è semplice, per te non lo è).

Tentare e Vincere

Ora che siamo un pochino più consapevoli di noi stessi, eccoci qui. Armiamoci di santa pazienza e scriviamo. Continuiamo a farlo, perché è l’unico modo per riuscire a superare certi blocchi.

Sono anche sicura che fra qualche anno rileggendo questo post, sorriderò. Non perché d’ora in poi mi metterò a scrivere di tette e di culi come se non ci fosse un domani, ma perché d’ora in poi non scriverò più col freno a mano tirato, o almeno lo spero (scusami Chiara, ma ti rubo la frase 😀 ci sta tutta).

Non permetterò più a stupidi preconcetti di limitarmi. Non permetterò a uno stupido pudore di bloccarmi. La vita è dura e cruda. Nei miei racconti/romanzi, anche se fantasy o sci-fi, la vita è sporca, vera e a tratti anche cattiva. Nono sono una psicopatica, ma sono realista. Se un personaggio si trova da solo in mezzo al nulla senza cibo né acqua, morirà. A meno che non cominci a cacciare, ma una persona abituata alle comodità della civiltà… una persona comune, abituata a vivere l’avventura comodamente seduta sul divano, quante possibilità potrebbe avere di sopravvivere?

Non sono sadica ripeto, piango anch’io quando uno dei miei personaggi muore e non me lo aspetto, ma è così. La vita è imprevedibile. La vita è crudele e alcune volte, anche ironica.

Siamo scrittori, perché limitarci?

Non appena mi sono accorta di questa sorta di limite, ho ripreso in mano il capitolo del romanzo, che tenevo in sospeso da una settimana. Finalmente sapevo cosa mi stava bloccando e una volta capito, mi sono domandata, perché devo farmi tutti questi problemi? Se il cattivone deve prendere con la forza una ragazza,perché non deve farlo? Solo per la paura di essere, io autrice, giudicata dagli altri? E da chi, poi? Basta. Ho scrollato le spalle e ho finito il capitolo diciannove senza nemmeno rendermene conto.

Soddisfatta.

E se qualcuno avesse qualcosa da ridirmi, che venga pure! Sono una scrittrice e narro il mio mondo. Non tutti i personaggi che descrivo sono brave persone, ma è la vita.

E voi?

Quali sono i vostri limiti invisibili? Cosa vi blocca subdolamente e quali argomenti avete difficoltà nell’affrontare?

I miei sono sesso, droghe e un certo grado di superficialità, che non riuscirò mai a comprendere del tutto…

Avete qualche altro consiglio per individuare i vostri limiti e altri consigli per superarli?

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21 pensieri su “I limiti invisibili

  1. Quella dei genitori e dei parenti, conoscenti, amici, colleghi, ecc., che leggono e si scandalizzano è una delle prime paure che sorgono quando si inizia a scrivere, poi ti accorgi che non ti legge nessuno, o che chi ti legge è più perverso di te, e le paure passano. L’unica vera paura che dovrebbe provare uno scrittore è quella di scrivere schifezze. Tutto il resto è concesso.

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  2. Per prima cosa, ti ringrazio per la citazione. 🙂
    Io conosco i miei limiti perché da anni ho maturato un atteggiamento, nei confronti della vita, che mi porta all’introspezione e all’autoanalisi. Cinque anni di meditazione e reiki portano le persone a conoscersi profondamente. Quindi io non solo so perché ho problemi a raccontare – ad esempio – di un tradimento: so anche perché, e cerco di regolarmi.
    Le scene hot sono un tabù per quasi tutte le scrittrici, perché viviamo in una società schifosamente retrograda e maschilista che ancora non accetta che una donna possa parlare di certe cose. Noi lo sappiamo, per quanto cerchiamo di celare questa consapevolezza. E automaticamente ci blocchiamo.
    Anche io la settimana scorsa ho censurato una scena “particolare” che avrei voluto finisse in un determinato modo, ma ha portato all’omissione di un certo dettaglio. Questa scelta mi ha lasciato un peso sullo stomaco e credo che presto ci ritornerò. Voglio evidenziare un certo tipo di relazione, e posso farlo solo così. 
    p.s. non sono ancora riuscita a leggere la revisione del racconto. Lo faccio ora. 🙂

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    1. 🙂 Vero, ti confesso che quando mi sono accorta di questo tabù, per nulla scontato, mi sono sorpresa e ho sentito il bisogno di condividerlo con voi. Una sorta di outing, in modo da averlo nero su bianco e costringermi ad affrontare questa cosa di petto. Non essendo più nascosto, non ho più nessuna scusa!
      😉

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  3. Io invece penso che non sia necessario forzarsi solo perché è giusto che lo scrittore/scrittrice rappresenti esattamente ciò che ha in mente: la timidezza non è un freno o, se lo è, perché farsene un cruccio? Io non mi sento a mio agio se devo descrivere una scena di sesso, ma lasciarla intendere mi conforta, so che non tolgo spessore a ciò che sto narrando. Il pudore verso amici e parenti è stato il motivo per cui ho tenuto il mio romanzo nel cassetto per anni, perché scrivere è come mettersi un po’ a nudo, ma che scrittrice sarei senza provare a condividere il mio mondo con il pubblico? Appena mi sono fatta questa domanda, ho seguito il mio istinto.
    Ma continuo a non essere esplicita: niente violenza, niente sesso. E sono contenta così!
    Timida e soddisfatta! 🙂

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  4. Le scene più difficili da scrivere in assoluto sono quelle di sesso: o fanno ridere, o sono noiose. Quanti grandi autori delle letteratura mondiale di tutti i tempi hanno scritto belle scene di sesso? Prova a contarli e capirai perché a te risulta difficile parlare di sesso. Pina.

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    1. Oltre alla difficoltà c’è anche il fattore pudore, di non poco conto!
      Non ci ho mai fatto caso su questo particolare, devo dire che alcune scene di sesso, molte volte mi disturba leggerle…

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  5. Certo, solo i grandi sanno parlare di sesso senza provocare disgusto o comicità. Pensa a De Sade, a Pasolini, a Saba, a Lawrence, a Proust, ad Anais Nin e troverai tanti esempi di grande letteratura con scene di sesso. Ognuno ha il proprio senso del pudore, se non riesci non scrivere di sesso, in tal caso puoi imparare dai maestri giapponesi che sottintendono tanto, senza svelare troppo.

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  6. Io la vedo un po’ come Marina. Un conto è se tu “senti” (non “pensi”) che una specifica scena deve esserci nella storia, e deve per forza essere cruda; un altro è se come scrittrice pensi di non poterti tirare indietro da quello che ti mette a disagio. Gli scrittori non sono tutti uguali, né devono esserlo! Non è una specie di gara con se stessi, a meno che non si scelga di viverla in questo modo. Io credo che si scriva meglio quando si è a proprio agio con ciò che si scrive. 🙂

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    1. Si certo! Ma se in un determinato momento della storia sento quella crudezza, che però non riesco a tramutare in parole, credo che la storia ne risentirebbe.
      Era questo il senso. Credo però, che se uno non ha freni può scegliere e di conseguenza, descrivere una determinata scena in modo soft o crudo è una libera decisione presa dall’autore e non una cosa obbligata. Liberandoci da un limite regresso, possiamo essere liberi in ogni senso. Pensavo una cosa così. Non voglio mica dire di scrivere tette e culi solo per porre una sfida… non so se mi sono spiegata nel modo corretto 🙂

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      1. Ti eri spiegata bene, e lo avevo capito. Piuttosto credo di non essermi spiegata bene io: quello che volevo dire è che il confine tra sviluppare noi stessi e l’adeguarci a ciò che vorremmo essere non è così ovvio. Ci sono blocchi che ci impediscono di essere liberi e crescere, altri che sono semplici caratteristiche della nostra personalità. Mescolare le due cose (e non dico sia il tuo caso) può farci disperdere energie a lottare contro un nemico che non c’è.

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      2. Scusami Grazia. Credo di aver travisato io, ieri, le tue parole. Hai ragione, lottare contro i mulini al vento molte volte è contro producente! Inutile oserei dire, non bisogna mai dimenticare il proprio obbiettivo: raccontare storie!

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  7. Mentre leggevo il tuo articolo, mi è venuto in mente quello di Salvatore sulla differenza tra voce narrante e scrittore. Nel mio romanzo attuale ci sono scene di sesso, ma anche di stupro, di pedofilia e di violenza generica (tra cui l’uccisione di un cane, sarò odiata da tutti i lettori!) Finire la prima stesura è stata una bella sfida. Ho dovuto superare moltissimi momenti di imbarazzo, e anche di bassa autostima. Oh no, sono una persona orribile! Poi no, mi sono calmata, non sono una persona orribile. Sono solo una persona con una visione molto cruda della vita, che “dipinge con i colori che possiede”. E forse, proprio per questo, nella mia vita sono più gentile della norma. Dopo aver accettato questa parte di me, gettarmi nella mischia e raccontare anche il peggio del peggio con professionalità, senza pudori, è stato molto più facile.

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    1. Alla fini ci assale una sorta di rassegnazione. Non siamo persone malvagie, ma solo realiste. Ciò che scriviamo non sono nostre dirette esperienze, ma le possiamo raccontare comunque, perché apriamo una porta su un secondo mondo, del quale non abbiamo controllo.

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  8. Il problema dei limiti io lo vedo in modo diverso: a me non piace né interessa leggere scene di sesso, perché le ritengo inutili (come nei film, servono solo a fare pellicola), a meno che non siano in una storia erotica, che comunque come genere non mi interessa, quindi non le inserisco nelle mie storie. Non so se sia in grado di descriverle bene, ma non mi interessa saperlo, perché è un elemento che non reputo utile e funzionale alle storie che voglio scrivere.
    Più che di limiti, io parlerei di gusti personali nella narrativa.

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    1. Si ma io intendevo dei limiti in generale, per me sono quelle di sesso e droga, ma per te?
      In determinate storie alcuni dogmi devono essere, se non superati, almeno analizzati…

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  9. L’ha ribloggato su Cal the Pale ha commentato:
    Bimbi belli, spunto interessante per voi, mi mangio le mani per non averci pensato io, ad un articolo del genere…

    Parlare dei blocchi dello scrittore è sempre interessante, e qui non si analizza la sindrome classica del foglio bianco, ma piuttosto il freno emotivo nello scrivere di certi argomenti, nell’affrontare determinati temi, per l’una o per l’atlra ragione, che alla fine sempre si riduce a quel senso di vergogna, di “non è bene”, magari di “non si può” tutto codificato dall’educazione che ci è stata inflitta o dalle nostre personalissime convizioni (che ci auto-infliggiamo).

    Vi consiglio di leggerlo, è molto interessante: il mio problema, come ho scritto forse in qualche commento, è il non riuscire a mostrare abusi sugli animali. Nessun problema per i miei simili, che nelle mie storie spesso e volentieri faccio finire a fette nei modi più truculenti possibili, ma le bestie…per me sono sacre, anche se di fiction si parla.

    Il vostro problema in scrittura invece, qual è?

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