Primo passo: l’ambientazione

L’ambientazione è uno degli elementi che con il tempo ho imparato a amare, non è semplicemente un contorno; un orpello di cui fare a meno, ma un elemento importante, talmente tanto, che senza non potrebbe esserci la storia stessa.

Un macro-mondo, che se studiato bene, può aiutarci a scrivere la trama, potrebbe addirittura venirci incontro, quando ormai la nostra scrittura si blocca e si fossilizza, ma attenzione, potrebbe anche divenire la causa principale del nostro blocco. Insomma, una buona storia non è fatta solo di azioni, personaggi, eventi, ma anche da ciò che circonda tutto ciò, dà forma e peso. In una parola è sostanza.

Molti anni fa scrivevo senza pensare a quest’aspetto. Scrivevo e mi concentravo solo sulla trama e su ciò che i protagonisti dovevano o volevano fare, ma non era abbastanza. Mancava sempre qualcosa. Le descrizioni erano fatte a casaccio. Mancava una struttura logica e razionale. Scrivevo tanto, ma l’unico risultato che ottenevo era carta, buona solo per accendere il camino. I luoghi, gli sfondi, i mezzi di trasporto erano nebulosi, imprecisi e mutavano ogni volta. Certo scrivevo, ma quelle storie erano incomplete e non mi davano soddisfazione proprio per nulla.

Non sono un guru  e nemmeno un’esperta. Quello che scriverò è solo frutto della mia personale esperienza e di alcune mie riflessioni e ricerche. Da una parte mi verrebbe da dire: “certo con l’età si matura”, ma non sono così vecchia, anche se quei due capelli argentati la pensano diversamente!

Come fare a creare una buona e superba ambientazione? Cerchiamo di ragionarci insieme. Aiutatemi là dove tralascerò qualcosa e criticatemi là dove scriverò cavolate. Bando alle ciance, cominciamo!

L’idea

Di che storia stiamo parlando? Giallo, noir, fantasy, sci-fi? Ogni genere ha le proprie caratteristiche e i propri problemi, ma in realtà le problematiche potrebbero essere le stesse. Dobbiamo capire se abbiamo già un’idea precisa di dove e cosa vogliamo raccontare. Se sì, allora dobbiamo capire quali potrebbero essere i punti di forza, quelli caratteristici che riescono a far riconoscere a colpo d’occhio il luogo in un cui si svolge la vicenda. Quel è dunque l’idea principe del nostro scritto? La droga o il perfetto perbenismo di facciata? Due soli o una città soffocata dai fumi?

L’idea dell’ambientazione, a mio parere, dev’essere legata in maniera viscerale alla storia, alla trama, ai personaggi, devono essere legate in qualche modo. Cosa vogliamo narrare e cosa ottenere? Questa parte del lavoro è la più divertente e allo stesso tempo rilassante. La fantasia può viaggiare alla velocità della luce e uscirne sempre vittoriosa. Non ci sono limiti o almeno, non in questa fase.

Ora godiamoci questo momento. Siamo scrittori. Sdraiamoci sulla nostra poltrona preferita, sistemiamoci gli occhiali sul naso, accavalliamo le gambe e incrociamo le braccia.

Visualiziamo.

Perché nel cielo ci sono due soli?

Abbiamo appena deciso che se ci dovessimo affacciare dalla finestra potremo assistere a un magnifico tramonto viola con due soli, ma perché? Dove ci troviamo? Mi sembra superfluo affermare di trovarci ovunque, ma all’infuori della Terra, oppure si, ma cosa è successo al Sole? Si è diviso in due? Un meteorite, ma è possibile?

La storia che vorremmo scrivere, non può accontentarsi di un’idea pallida e lontana, ma necessita di un lavoro minuzioso, maniacale in un certo senso. Dobbiamo svelare ogni mistero che incontriamo, anche se poi non lo sveleremo nel racconto, ma noi; noi dobbiamo sapere e capire. Il nostro mondo non deve avere misteri per noi.

Dobbiamo capire, perché sotto casa del protagonista ci sono dei ragazzini che spacciano. Capire dove si trovano. Milano forse? Torino o New York? Capire che tipo di vicinato potrebbe circondare il protagonista e che rapporti quest’ultimo ha, anzi questo no, è più legato alla scheda del protagonista e noi, invece ci stiamo concentrando sull’ambientazione, sulle comparse, sui motivi che fanno girare il mondo; i suoi misteri.

In definitiva dobbiamo porci più domande possibili, in modo da riflettere su ogni aspetto. Questo non è un lavoro semplice e tanto meno veloce. Potrebbero passare giorni, mesi o addirittura anni.

Perciò non abbiate fretta, più tempo vi prenderete nel curare questa fase, più sarà semplice dopo. Non dovrete bloccarvi per delle incoerenze e nemmeno fermarvi, perché qualcosa non vi convince. Creare e strutturare il macro in anticipo, per sviscerare il micro in un secondo momento.

Strutturare

Sulla carta abbiamo tanti appunti e anche differenti: vicinato petulante, droga, ragazzini sotto casa e due Soli in cielo. Abbiamo un sacco di spiegazioni, di risposte, ma non ci soddisfano a pieno. Dobbiamo approfondire meglio, ma forse ora potremo suddividerle in modo ordinato nei vari argomenti:

Ambientazione naturale, paesaggio

Il mondo che si sta delineando di fronte a  noi, potrebbe essere (sempre per esempio) una città come tante, ma con qualcosa di diverso. Ci troviamo in un futuro prossimo o lontano, l’architettura della città sembra essere spaccata in due, da una parte tecnologica e avanzata e dall’altra sembra un quartiere popolare dei giorni nostri, ma molto mal tenuto. Insomma cambia il tempo e il luogo, ma le problematiche sociali potrebbero rimanere le stesse dei giorni nostri.

Popolazioni

Chi popola questo mondo? Umani e di che etnia? Oppure abbiamo superato il concetto stesso di etnie di appartenenza e siamo arrivati a una nuova forma di razzismo? Umani vs mutati? E ancora come sono nati questi mutati ? Cerchiamo di porci più domande possibili e di conseguenza trovare soluzioni e references. Se è il caso aiutiamoci con qualche testo di biologia, anatomia. Osserviamo il mondo che ci circonda, molte volte le risposte arrivano quando meno ce lo aspettiamo.

Culti, credenze, governi

Sin dall’antichità l’uomo ha avuto bisogno di una struttura sociale, perciò anche nei nostri racconti dev’essere presente. Dobbiamo individuare chi detterà le leggi e che le farà rispettare; un governo che imponga delle regole è fondamentale. Anche l’anarchia è una forma di governo, che detta le sue leggi implicite.

Governi, culti, mitologie, credenze e religioni sono tutti gli aspetti di una società.

La religione è l’oppio dei popoli.

Ogni sfaccettatura, anche minima ci verrà in aiuto e se da un lato servirà a arricchire il testo, dall’altro lo rende verosimile e reale. Dandoci modo di scoprire ogni lato, ogni angolo oscuro di questo postaccio e di conseguenza le sue incongruenze, come valore aggiunto.

Cosa ho combinato con il mio romanzo

Nel mondo che ho creato un aspetto che mi ha particolarmente interessato è stato il binomio: religione – scienza, oserei dire una delle querelle che ci trasciniamo da secoli. Ebbene nel mio mondo la società è spaccata in due: tra una forte ragione, razionalità votata al pragmatismo e a ciò che puoi toccare e hai dati che puoi raccogliere con un sistema oggettivo, e dall’altro lato in netto contrasto, la parte sentimentale di un popolo profondamente legato alla religione. Un culto basato sulla natura e sullo spirito. Questi due aspetti così lontani tra loro sono legati in profondità tra loro, talmente tanto da non riuscire ad accorgersene. Grazie a una semplice pietra, fonte di spiritualità e fonte inesauribile di energia allo stesso tempo. Su queste basi di armonia e coesistenza, ho cominciato a farmi tutte le domande, che ho posto in precedenza e con santa pazienza ho cercato di dare una risposta a ogni quesito, che mi veniva in mente. Le usanze, i giorni di festa, come affrontano i lutti. i modi di dire e ancora la struttura del clero e del governo laico e via dicendo.

E voi come fate? Quali domande vi ponete, se lo fate? Qual è il vostro metodo di lavoro per la creazione dell’ambientazione?

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10 thoughts on “Primo passo: l’ambientazione

  1. Per le storie brevi, preferisco non pormi affatto il problema. L’ambientazione è ridotta all’osso ed esiste solo strettamente in funzione della storia. In un progetto più corposo, più che l’ambiente in senso stretto, sono interessato a tutte quelle miglia di persone che si muovono all’interno di un’ambientazione e il modo in cui si relazionano fra loro e con l’ambiente. Dipende molto dalle storie che si scrive, in fin dei conti. Certo, se scrivi fantascienza, forse chiedersi il numero di soli che si vedono affacciandosi alla finestra e il perché, potrebbe essere sensato. Più l’ambientazione è ricca e sensata, più il romanzo lascia un segno forte al lettore.
    Hai notato come la scienza può diventare, al suo estremo, essa stessa una religione? 🙂

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    1. Certo:) Ogni cosa estremizzata può essere potenzialmente una religione.
      Con ambientazione includo e intendo pure le migliaia di persone che si muovono all’interno… cioè tutte le comparse del romanzo e quindi “il famoso vicinato petulante” o “i ragazzini che si drogano sotto casa” non influenzeranno in modo diretto il protagonista (o forse si, chissà), ma daranno al lettore l’idea di dove la storia si svolge. Questo aspetto lo includo con l’ambientazione in senso lato 😛
      Nei racconti son d’accordo con te… poche pagine e righe…l’ambientazione è ridotta ai minimi termini!

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  2. Io tendo ad ambientare le storie nel mondo reale, che conosco, quindi non ho questi problemi di “ideazione”.
    In un post passato ho già evidenziato perché ho scelto Milano, e non mi sono pentita della mia decisione, anzi… 😉
    Anche scegliere una città esistente consente un certo margine di libertà, perché ti muovi nello spazio del “potrebbe essere”.
    Ad esempio, il bar in cui il mio protagonista suona non esiste, però ce ne sono molti altri simili. La fantasia in tale frangente si può muovere con sostanziale sicurezza.

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    1. Esatto, era quello che volevo dire e che forse non ho scritto. “Ideare” l’ambientazione non deve essere per forza legata al fantastico, ho fatto quell’esempio perché in qualche modo scrivo quello, ma anche nel reale si possono creare determinate cose. Tipo un bar che non esiste o un vicinato impiccione e perbenista. Insomma la nostra realtà offre un milione di spunti, basta solo saperli trovare.
      Tra l’altro si potrebbe pure inventare un’intera città, rimanendo nel realistico, ma sono tutte scelte da fare prima. Scrivere e individuare il nostro macro, in modo che il micro non ne risenta mentre scriviamo.
      😉 Grazie per l’intervento..

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  3. Io, invece, ho scritto un romanzo senza definirne i luoghi. L’ho fatto volutamente, perché il tipo di storia che ho raccontato richiedeva questa estrema genericità. In fin dei conti, penso che le uniche regole “vere” da seguire quando si scrive siano quelle grammaticali, poi tutto può essere funzionale a tutto!
    P.s. Grazie per essere passata a trovarmi nel mio blog! 🙂

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    1. Di nulla il blog è bello e interessante! 😉 Beh ma la tua era una cosa voluta e non lasciata al caso o non studiata. Perciò non ti sarai ritrovata con delle incongruenze in corso d’opera!

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