Moto perpetuo

Anche oggi sono in ritardo con la pubblicazione. Dovrei arrendermi e dire a me stessa e a voi che il vero giorno di pubblicazione è il mercoledì, ma non lo faccio e non lo farò. Voglio perseverare e poi questi giorni di caos mentale e di sbatti familiari finiranno no? Ditemi di si, vi prego. Non appena rientrerò nei giorni prefissati e a scrivere gli articoli con largo anticipo, penso che quel giorno possa nevicare sangue… ma la normalità è noiosa non trovate? Ad esempio io, in questo momento mi trovo sul treno per Milano, sto rischiando seriamente di fare una strage, se i ragazzini in fondo al vagone non la piantano di fare caciara! Insomma andate a scuola o state fermi e in silenzio, non siete in discoteca!
Comunque sia, lasciamo perdere i ragazzini, il treno e il viaggio di lavoro, ma addentriamoci in questo nuovissimo post, che ne dite?
In questi giorni di caos assoluto, come vi dicevo, ho ripensato molto all’inizio e alla fine della mia carriera di fumettrice e all’inizio e spero fruttuosa attività di scrittrice. Guardando indietro mi intenerisco ripensando a tutte le mie aspettative e come proclamavo a destra e a sinistra quale futuro meraviglioso mi attendesse. Poi sono cresciuta!
Ora sono grande, sono sulla soglia dei ventisei, forse non così tanto grande, ma posso permettermi di fermarmi un secondo a riflettere su come e perché ho iniziato a scrivere.

Ciò che spinge… a iniziare

Quando scrissi e disegnai il primo fumetto, in seconda media, volevo semplicemente diegnare. Mancavo di motivazione e infatti, come ci si può aspettare, abbandonai il progetto, dopo poco più di un mese. La semplice volontà di disegnare non bastava per portare avanti un progetto. Forse per fare delle illustrazioni si, ma non una storia. Il secondo fumetto, invece era nato con l’intenzione di narrare una storia fantasy. Non mi ricordo più molto bene di cosa parlava, ma l’unico ricordo vivido che ho della protagonista, era il suo sacrificarsi per dare una speranza all’umanità. Non si trattava di un vero e proprio sacrificio, ma una sorta di congelamento corporeo, che la costringeva a allontarsi da tutti i suoi cari.

Ero allegra già allora!

Disegnai per due anni accumulando tavole su tavole. Un disastro.
Progettazione dello storyboard uguale a zero. Progettazione dei personaggi secondari, delle comparse, e dei nemici rasente il nulla, per non parlare dell’ambientazione. Insomma l’unica cosa buona fu la perseveranza con la quale disegnai e accumulai tavole. Se ci ripenso mi sorprendo ancora!
Arrivata in seconda superiore provai a scrivere i soggetti delle mie storie e fu allora che scoprì, che non riuscivo a scriverli. Ogni soggetto si trasformava in un racconto e questo mi piaceva.
Non mi sentivo frustrata per la qualità dei disegni, anzi mi esaltavo nelle descrizioni e riuscivo a mettere su carta, con le parole, le emozioni dei personaggi. Volevo scrivere e ben presto mi domandai: “Cosa voglio scrivere?”
Leggevo tanto e tanti generi diversi, così la risposta non mancò a arrivare:
“Una storia che vorrei leggere.”

La forza del desiderio

E così armata di buone intenzioni e sorridente cominciai a scrivere come un’ossessa. Molte storie le raccontavo a voce o al telefono alla mia migliore amica, se non è diventata santa all’epoca, lo diverrà molto presto! Per lo più si trattavano di fan fiction, storie alternative create sulla base di anime e telefilm esistenti. Più scrivevo e più mi rendevo conto di quanto fosse bello e soddisfacente, soprattutto quando davo da leggere i miei scritti alle persone e queste piangevano o sorridevano per le sorti dei protagonisti.
Queste soddisfazioni si trasformarono ben presto in desiderio.

Volevo scrivere storie solo mie.

Deisderio si trasforma in volontà

Mi ricordo, come se fosse ieri, la prima e vera presa di coscienza del mio lavoro. Ero arrivata al terzo capitolo di una fan fiction su Naruto, quando mi resi conto, che con Naruto, quella storia, non c’entrava nulla.

Mi distaccai completamente da quel mondo così sicuro, perché qualcuno lo aveva già creato e studiai solo allora il MIO mondo da poter narrare, non me ne accorsi nemmeno, successe e basta. Corressi i primi tre capitoli e comintinuai a scrivere.
Ogni storia nasceva con la volontà di mettere su carta qualcosa di mio, qualcosa che avrei letto volentieri e che mi avrebbe fatto piacere far leggere agli altri.

La volontà è la forza della perseveranza

Scrivevo sempre, tutti i giorni, e sfornavo nuove storie a ripetizione. La fantasia di certo non mi mancava e non mi manca tutt’ora, ma ciò che scarseggiava era la perseveranza e la forza di portare quei racconti a termine.
Alcune di quelle storie, se non tutte, sono andate perse. Dove? Forse nel cestino o forse nell’armadio, ma è meglio così. Molte volte per andare avanti è necessario un taglio col passato. Non restare vincolati è necessario! Bisogna liberarsi dai vecchi pesi, altrimenti saremo talmente pesanti, da costringerci a restare fermi.
Per come la vedo oggi, i tanti progetti mai conclusi o cancellati a metà, sono stati una grandissima lezione per me. Ho imparato molto più velocemente. Ho imparato a cancellare interi periodi di testo e riscriverli di conseguenza. Mai bloccarsi o dirsi: no la frase va bene così, è perfetta. Mai dispiacersi per ciò che si è cancellato, perché c’è sempre una formula migliore, una parola più bella, ricercata o un concetto che si adatta meglio a quello che si vuole dire e trasmettere.
Insomma la vita di uno scrittore è un moto perpetuo, si potrerbbe dire che sia il vero nucleo, quello più profondo e intimo.

La vera anima.

Dagli errori si impara ed è vero.
Dalle soddisfazione si impara a capire chi sei.

E tu lettore silenzioso, cosa ti spinge a continuare a scrivere?
Qual è l’essenza della tua anima?

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2 thoughts on “Moto perpetuo

  1. Scrivere? Non pensavo fosse un blog dedicato alla scrittura… scusate eh, scusate tanto. 😛

    P.S. e chi sa rispondere a una domanda simile? Io scrivo dall’età di dieci anni. Il primo regalo di Natale che ho chiesto con desiderio, da bambino, era una macchina da scrivere giocattolo (ma funzionante!). Non so perché mi piacesse, mi piaceva e basta. Ma la tua attività di grafica? Hai dismesso pure quella assieme ai fumetti?

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    1. Avrò avuto all’incirca otto/dieci anni quando mia mamma mi fece vedere la sua macchina da scrivere (ormai reliquia) e sempre quel giorno la nascose.
      Mi piaceva, ma i nastri non erano più in commercio e io, semplicemente battevo a macchina come se non ci fosse un domani. 😛

      La mia attività di grafica continua. Quest’anno mi sono pure evoluta con la partita Iva (pazzia). Da quest’anno si combatte per poter rimanere a galla… è anche la causa di tutti i ritardi che accumulo sul blog e sul romanzo.
      p.s. mi sa che non riesco a finirlo entro il mese che avevo detto. 😦

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