Crowdfunding si o no?

Due chiacchere

Ieri sera parlando con mie due amiche “fumettiste” è uscito fuori il discorso sul crowdfunding. In pratica una raccolta fondi per poter finanziare diversi tipi di progetti e una delle tante piattaforme che offrono questo tipo di servizio è Indiegogo.

Tantissimi progetti nascono e muoiono su quel genere di piattaforme, ma una delle mie domande è questa: è possibile, o anzi sensato applicare questa metodologia di auto-produzione all’editoria?

Quali vantaggi potrebbe portare rispetto al self-publishing?

Insomma inizio il mio discorso con delle domande, forse non troveremo una risposta, ma potrebbe essere l’inizio per una discussione interessante.

Un passo per volta

In rete si parla molto di self-publishing, ma cosa comporta da vicino questa scelta? La prima risposta fra tutte è una sola, bisogna essere imprenditori di se stessi. Sapersi vendere. Bisogna, dunque terminato il manoscritto, rileggerlo, revisionarlo, correggerlo, editarlo, impaginarlo e infine pubblicarlo e il lavoro non finisce qua, anzi è appena cominciato.

È necessario, dunque, creare un prodotto di qualità. Questo è indubbio, ma come possiamo arrivare a ottenere ciò?

Non lo so, per me questa volta è la prima volta che penso seriamente alla pubblicazione e mille dubbi e voci, mi confondono le idee, provocando mille ripensamenti.

Un libro auto-prodotto per alcuni è un oggetto grezzo e si aspettano di trovare degli errori mentre leggono (uno degli argomenti più animati della mia chiaccherata), ma sarà veramente così? O il pensare di realizzare un libro senza refusi, senza errori, molto vicino alla perfezione è un’utopia? Quanto è giusto spendere o investire per arrivare a raggiungere il proprio obbiettivo?

Ancora una volta, non ho risposte da dare, semmai dovrò prendere questa decisione la prenderò con la pancia… Come faccio sempre quando incontro un bivio.

Crowdfunding

Essendo scrittori e non essendo Case editrici, il nostro portafoglio non è illimitato, perciò le scelte davanti a noi sono due: o ci buttiamo nell’editoria tradizionale o lanciamo i dadi e tentiamo la fortuna con l’auto-produzione.

Se un giorno dovessi optare per la seconda opzione, mi piacerebbe poter sfogliare il libro tra le mani, sentirne la carta o semplicemente usarlo come ferma porta del bagno :). Adoro l’idea dell’e-book, ma in Italia non ha ancora preso piede e siamo veramente un popolo che ha smesso di leggere, purtroppo.

Se pubblico voglio essere letta dal maggior numero di lettori possibili, come posso fare? Forse pubblicare sia in digitale che in cartaceo potrebbe essere una soluzione.

E i costi di produzione dove li mettiamo? Non sono mica la nipote di Paperon de Paperoni. Torniamo al tema del post e magari o forse, potrebbe esserci la soluzione che cerchiamo. Avevo pensato al crowdfunding, per questi motivi:

1. Col budget acquisito, potrei investire parte di quei soldi per assumere alcuni professionisti: editor, correttore di bozze, traduttore (se volessi esportare il libro in altre nazioni), eventuale grafico o illustratore

2. Eventuali costi di siae e di isbn (sono veramente ignorante in questo campo e non mi sono informata molto)

3. Stampa del libro cartaceo e ebook

4. Distribuzione

5. Pubblicità

6. Partirei con delle vendite già sicure, chi investe nel progetto sarà un tuo sicuro lettore e magari durante la campagna creerai movimento.

Perplessità

Sembrerebbe la soluzione a tutti i tuoi problemi, ma qualcosa non mi convince, probabilmente mi stuzzica l’idea, così come quella del self-publishing in ebook, ma c’è sempre un ma. Chissà cos’è, però.

Tornerò a parlare su questo argomento senz’altro, mi solletica l’idea del crowdfunding e dell’auto produzione in genere, ma non mi sento ancora abbastanza preparata per affrontare questo argomento in profondità. Rimango affascinata da tutti quegli autori, che con le loro sole forze riescono a avere successo nel loro campo, ma vorrei capire, o almeno convincermi se ne vale davvero la pena… Meglio tentare da soli o essere tenuti per mano da una casa editrice tradizionale?

Entrambe le scelte hanno dei pro e dei contro, voi che ne pensate? Crowdfunding si o crowdfunding no? Si potrebbe utilizzare nell’editoria? Aspetto i vostri commenti per intavolare un dialogo bello porposo! 😀

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7 thoughts on “Crowdfunding si o no?

  1. Assolutamente pro self-publishing e crowdfunding!!

    Innanzitutto un prodotto autoprodotto NON significa assolutamente avere un prodotto grezzo e pieno di errori. Come sostenitrice di campagne crowdfunding, posso affermare con certezza che il prodotto ricevuto è ad un livello altissimo se non addirittura superiore di quello che si trova in commercio. Anzi migliore è il prodotto maggiore è la possibilità che la gente ti dia il suo sostegno…Il discorso qui potrebbe continuare per ore!XD

    Al giorno d’oggi per giovani autori emergenti, l’idea migliore è il self-publishing. Certo è un’impegno mica da ridere, ma se si vuole cercare di guadagnare qualcosa è la scelta migliore. Non so bene quali siano i contratti delle case editrici, ma in genere la percentuale di guadagno dell’autore è del 4%. Ora fatevi due calcoli…certo se vendere milioni di copie siete a cavallo…ma se siete con case editrici minori che vendono in fiera. beh….tanto vale autoprodursi e avere un guadagno del 100%!!

    Potrei andare avanti ore con i pro e contro…XD ma taglio il discorso!

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    1. Già esaustiva come sempre 😀
      In futuro riprenderò questo discorso, magari quando mi sarò fatta un po’ le ossa e con qualche esperienza in più da raccontare!

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  2. Il crowdfunding mi sembra interessante per le iniziative che molte persone vogliono vedere andare in porto per qualche motivo, quindi anche un libro, nel caso. Il motivo, però, secondo me deve andare al di là del semplice vantaggio per l’autore. Se voglio scrivere una raccolta di racconti sui cani per poi devolvere parte dei proventi a un canile, chi ama i cani troverà condivisibile la mia causa e (forse) mi sosterrà. Se voglio semplicemente mettere insieme i soldi per autopubblicare un libro qualunque, quindi per mio unico vantaggio, senza che io abbia motivazioni particolari, il crowdfunding diventa solo una colletta. Si può fare, ma io non lo farei.
    Realizzare da soli un buon libro è molto difficile. Siamo in tanti a scrivere, e tutti cerchiamo di farci notare in un mondo che ci ignora. Per spiccare sulla massa, come minimo dobbiamo essere davvero bravi, soprattutto se ci autopubblichiamo e dobbiamo superare la sfiducia del pubblico. Molti dei libri autopubblicati sono delle vere ciofeche, perciò è normale che i lettori siano sospettosi. Io comunque non ricorrerei all’autopubblicazione per la fretta di pubblicare senza il filtro degli editori. Serve molto tempo per imparare a scrivere, e conviene sfruttarlo tutto, anziché passare oltre il più in fretta possibile. 🙂

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    1. Pensiero condivisibilissimo, ma avevo in mente più situazioni tipo Lumina, progetto di pubblicazione di un fumetto innovativo, gli autori non si sono voluti assoggettare alle richieste di modifica di vari editori e si sono gettati a braccia aperte in questa avventura, vincendo.
      Forse questo pensiero che esponi è uno dei blocchi che ho… il voler passare attraverso una casa editrice, vuol dire passare per una selezione, essere in un qualche modo riconosciuto!
      😀
      Poi vedremo, non sono ancora esperta in questo campo.

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      1. Lumina lo conosco anch’io, ma secondo me lì c’è un progetto particolare che per motivi commerciali non trova un editore disposto a pubblicare. E’ una situazione un po’ diversa dal farsi finanziare un romanzo qualunque. Questo però è solo il mio punto di vista.

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  3. Raramente gli investimenti per una pubblicazione in self tornano indietro, indipendentemente dalla spesa effettuata. Forse vale anche per l’editoria tradizionale… non saprei. In questo caso il prospetto del Crowdfunding, che però ammetto di non conoscere bene, sarebbe quello di appoggiare un progetto a fondo perduto. Nel senso: credo in te come autore, quindi investo nel tuo primo libro sapendo che quei soldi andranno perduti, ma grazie a questo ti farai conoscere e prima o poi torneranno indietro…
    Qualcosa del genere insomma. Per rispondere alla domanda: non saprei.

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    1. Bene anche tu confuso su questo argomento. Si l’idea era più per farsi conoscere, ma non so quanto sia giusta…
      Un modo corretto o giusto forse non esiste…

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