Dodici anni di errori e di continui tentativi

Penna Blu ha lanciato una sfida: raccontate i vostri insuccessi e i vostri errori nella scrittura, che voglio raccogliere con questo post.

Innanzittutto voglio precisare che avendo solo 25 anni, non posseggo un grande bagaglio di espierenze, che invece posseggono molti altri blogger. Con questo non voglio dire che siete vecchi, pensate a me, che pur essendo giovane li porto malissimo! Sciatica, ginocchio gonfissimo, chissà perché poi, tiroidite di hashimoto, asma etc. etc.; non voglio mica annoiarvi con le mie disavventure mediche, perciò comincerò a ripercorrere il mio percorso “letterario”, ma si fa per dire!

La passione

Sin dalla seconda elementare mi è sempre piaciuto leggere. Non so da cosa sia nata questa passione, fatto sta che il mio primo libro: Cipì e le filastrocche di Gianni Rodari li conservo nell’armadio gelosamente. Mia madre si mise l’animo in pace, da quel giorno, cominciai a leggere come un’ossessa. Quando le chiedevo dopo una settimana o due di comprarmi un libro nuovo, lei non ci credeva che l’avessi finito  veramente, così “mi interrogava” e ne rimaneva sempre stupita.
A questa passione viscerale per la lettura si affiancò quella del fumetto e degli anime, per me altrettanto importante.
Crebbi con in mano un libro e con l’altra un fumetto.
All’età di dodici anni mi misi in testa di fare un fumetto: un’epopea in realtà.

Grande ambizione = Grande delusione

Cominciai a disegnare tavole su tavole una storia puramente fantasy, con la mia prima protagonista tanto bella e potente quanto sfigata. Disegnai e scrissi circa un centinaio di tavole senza studiare nulla: né sceneggiatura, né soggetto, né storyboard, a cosa servivano? Di certo non a me, troppo cieca e troppo di tutto per rendermi conto degli errori.
Quando lo feci vedere a un professore di fumetto in prima superiore mi troncò senza troppe cerimonie. Fu dura digerire il pugno nello stomaco!

Gli errori furono abbastanza evidenti: la storia era ben strutturata nella mia testa, almeno credevo, ma i personaggi erono troppo visti e rivisti, non studiati e vaporosi. Il progetto lo conclusi, almeno la prima parte. Il secondo volume ormai ero troppo delusa per continuarlo e le mie doti di disegno all’epoca erano troppo basiche, per incentivare a proseguire.

Presa di coscienza

Da quella volta capì che la mia vera vocazione era scrivere, certo volevo trasformare il tutto visivamente, ma all’epoca non capivo perché mi divertivo molto di più a scrivere che a disegnare. Cominciò così un lungo periodo dove scrivevo, scrivevo e scrivevo senza sosta. Ovunque e in qualunque momento.
Durante le partite di pallavolo di mia sorella, io mi allontanavo dalla curva dei tifosi, aprivo il mio quaderno e cominciavo a riempirlo con fiumi di parole, fregandomene allegramente della partita in corso.

Molte di quelle storie erano infinite e ripetevano sempre gli stessi errori. Bei personaggi protagonisti, storia bellina, ma chi erano i cattivi?
Quando avevo un’idea mi soffermavo solo sulla protagonista e sui suoi amici, ma i cattivi? Chi erano? Perché ce l’avevano con il mondo?

Molte di quelle storie arrivavano al quarto capitolo, per poi perdere di interesse.

Sousei no aquarion

 

Wingofglorypc2
Quell’anime, così intrigante mi affascinava. C’erano angeli e robottoni angelici e così, mi illuminai di immenso.
“Perché non scrivo una storia coi robottoni?”
A dir la verità fu la prima volta che mi costrinsi a scrivere un racconto, sia da un mezzo sogno e sia a studiare una trama e a cercare il materiale necessario per poter portare a termine il progetto.

Scrissi 70 pagine fitte a mano! Solo la mia amica poté e riuscì a leggere cosa scrissi. Era il mio traduttore ufficiale: Giuse-Italiano, Italiano-Giuse…
Per tornare al discorso, il racconto non era totalmente da buttare via. Riusciva a emozionare chi leggeva, per la prima volta si aggiunsero delle sotto-trame alla trama principale, ma ancora i nemici sembravano arrivare sulla Terra più perché dovevano e non con una reale motivazione.

Sempre sulla scia di Sousei no aquarion, scrissi una fan fiction, che di fan fiction aveva poco: un prequel se vogliamo essere pignoli, cioè un evento antecedente alla serie narrata.
Mi ricordo di aver avuto un discreto successo sul sito FTP o EFTP non mi ricordo come si scrive o come si chiamava.

In questo racconto di quattro capitoli fu preceduto dallo studio di tutti i personaggi, compresi i nemici. Cominciai a capire che mi interessava raccontare di personaggi grigi, dove la moralità era mescolata e la protagonista buona fino al midollo, doveva accettare le sue scelte senza compromessi, pur andando incontro a un fato terribile. Anche qui la mia amica/lettrice cavia più fedele e vecchia 😛 si emozionò.

Mi chiamò al telefono, non ricordo l’ora e mi urlò: “Come hai potuto! Sei terribile e sadica!” Non me la presi per quei commenti, avevo ottenuto il giusto sentimento. Per fortuna capì subito che il genere fantasy puro non era per me, mi piaceva scrivere fantasy inquinati come quello appena realizzato.

L’errore e allo stesso tempo la fortuna di quel racconto fu proprio il fatto di essere una fan fiction, cioè utilizzare molti personaggi già esistenti nella saga originale e al tempo stesso mescolare i miei personaggi con loro. Mi sentivo sia soddisfatta che insoddisfatta. Non potevo dire la storia è mia e nemmeno il contrario.

Il primo romanzo

Iniziai molti romanzi, oggi dispersi e mai conclusi. Onestamente non capisco perché li abbandonai nell’oblio, non ricordo nemmeno le trame se non il primo capitolo scritto a grandi linee.

Le storie inconcluse di quel periodo le ho perse quasi tutte, ma se accadde vuol dire soltanto una cosa o non ero pienamente convinta o la costanza e la disciplina necessarie mi mancava.

Poi ci fu l’avvento del manga di Naruto. Volevo scrivere una fan fiction su di lui (la prima lezione non mi era bastata), cominciai a scrivere, ma mi accorsi fin da subito che quello che stavo scrivendo, con naruto non c’entrava nulla! Era a tutti gli effetti una mia opera, scritta di mio pugno.

A differenza di altri racconti quello era più strutturato, articolato, ma erano i primi passi di un bambino. Il linguaggio utilizzato era acerbo, passavo da un linguaggio aulico a uno più colloquiale nel giro di poche righe.
Lo conclusi dopo due anni e lo rinchiusi nell’armadio.
I miei lettori cavia lo lessero, i personaggi erano ben caratterizzati, ma anche qui mancava lo stile.

Dopo questa esperienza e con l’avvento dell’accademia smisi di scrivere per 4 anni o forse anche di più. Non avevo più idee, non leggevo nemmeno. Ero alla deriva di me stessa, e poi due anni fa il miracolo. Finito di discutere la tesi, mente rilassata e soddisfatta ricominciai a sognare, a immaginare a scrivere.
Cominciai il mio nuovo progetto e ora mi mancano solo tre capitale capitoli, anche se mi sono bloccata nuovamente.

Saluti

Spero di non avervi annoiato, sono consapevole di non avere avuto una vita avventurosa e di non aver pubblicato ancora nulla, ma mai dire mai 😀

Ora lascio a voi i commenti e vi rigiro la domanda quali sono state le vostre esperienze? Mi rivolgo sia ai fumettisti che agli aspiranti scrittori.

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19 thoughts on “Dodici anni di errori e di continui tentativi

  1. Nemmeno io ho ancora pubblicato, ma il mio articolo di ieri è piaciuto molto! 🙂
    Il tema del “cattivo” mi riguarda da vicino e con la trama di cui mi sto occupando proprio ora perché mi rendo conto che ho troppi personaggi “bravi e buoni” e che qualcuno di loro dovrà lasciar spazio ad una figura controversa e stimolante che generi conflitto. Il mio protagonista è un gran rompipalle, quindi qualche nemico qua e là è quasi doveroso!

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    1. Allora non sono la sola! Ho sempre studiato personaggi buoni, altri grigi, ma i nemici venivano in un secondo piano… non riuscivo mai a dargli forma. Stavolta il nemico è arrivato da solo. Ha bussato la porta e si è presentato.
      La sua personalità mi fa quasi paura, (affronterò il tema in un post futuro), e ogni tanto per me è difficile scrivere di lui, ma questa è un’altra storia.

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    1. L’ho già sentito, ho appena cercato alcuni titoli dell’autore e ne ho appena messi due nella lista da leggere (non mi fido della mia memoria, mi sembrava di conoscerlo, ma ho preso un abbaglio :P).
      Meno male… altrimenti per me sarebbe la morte 😛

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      1. Datato, per ragazzi (ma non solo), famoso. Non lo citavo per consigliartelo, tanto più che io stessa lo conosco poco, ma solo per dirti che lui non si è mai mosso dall’Italia ma ha scritto le avventure di Sandokan e del Corsaro Nero, tra le altre. La fantasia lo portava lontano!

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  2. Ragazza le avventure i creativi le vivono con in mano una penna o, nel mio caso, con la matita! L’importante è non mollare mai perché i fallimenti ci fanno crescere e paradossalmente, più fallisci più vinci perché correggi molti più errori molto più in fretta (non è poetica ma dato di fatto); quindi sotto a chi tocca e giù a scrivere! ;*

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  3. Non sono fan dei fumetti, o meglio non ne ho mai letti. L’unico che ho letto (Arale) ho amato, quindi forse è una passione che non ho ancora scoperto.
    E’ stato un piacere conoscerti meglio e ti auguro di poter pubblicare presto!

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    1. Grazie spero di riuscire a farlo presto! Sono convinta che alla fine fumetti e libri siano uguali, cambia solo il linguaggio scelto. Come con i romanzi bisogna capire se il fumetto scelto sia buono o solo commerciale. 😀

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  4. Che salto nel passato a leggere questo post!!XD Come dimenticare le tue prime storie piene di drammi….e sadismo Oo
    Quando i tuoi pg muoiono penso che siano felici di poter scappare dalle loro sofferenze!!XD Comunque quelle storie mi hanno sempre affascinato, anche se con qualche errore U_U quindi pensa a che livello potrai raggiungere, o che hai raggiunto ora!

    Forza e coraggio che anche i grandi maestri hanno fatto errori in passato!*_*

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    1. Ok, mi hai fatto arrossire…
      Lei è la prima lettrice cavia sodomizzataaaa…

      Scherzo.
      Ora non sono così sadica come un tempo, ci sono i giusti drammi, ma non crudeltà gratuita 🙂 Dai cosa mi fa dire o///o poi la gente pensa male 😀

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    1. Si ho notato, nel finale tutte le sottotrame devono prendere la loro naturale conclusione e in più uno strano sentimento di ‘vuoto’ si avviluppa al cuore. Quasi a impedirmi o a ostacolarmi la conclusione. Non so se accade pure a te. Grazie per essere passata di qua 🙂

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  5. Sì, mi accade eccome! Il finale è uno di quegli elementi che mi creano ancora molti problemi, devo ancora trovare la chiave per renderli abbastanza efficaci.
    E mi conforta sapere che non sono la sola a non riuscire a lasciar andare una storia…

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