Letture istruttive

Ben tornati in quest’angolo buio e dimenticato del web. Ormai è lunedì, ma la genesi di questo post è cominciata almeno una settimana fa, fra poco due se non riesco a decidermi di finirlo! L’indecisione è una brutta bestia!

Durante la mia pausa forzata dalla scrittura e dal blog, non mi sono estraniata completamente dalla mia sfera vitale. Ho comunque continuato a leggere qualsiasi tipo di storia, in qualunque tipo di formato e mezzo.

Mentre leggevo nasceva spontanea una domanda: è possibile imparare dagli errori altrui?

Spiegati meglio Giuse!

Riconoscere i propri errori è impresa ardua, soprattutto se si è innamorati del proprio scritto, dei propri paragrafi e dei propri personaggi.

Non importa quante volte si rilegge il proprio scritto, finché si è innamorati, non ci si può accorgere degli errori, anche se questi sono grandi come un intero complesso sportivo! Per fortuna la lettura può venire in nostro soccorso e se si riesce a essere un pizzico critici e un po’ cinici verso il mondo e verso noi stessi, allora forse possiamo riconoscerci negli scritti altrui! Anche di autori sconosciuti. Con riconoscersi intendo un certo feeling, un certo modo di porsi, quel qualcosa che non sapete definire con chiarezza, ma inconsciamente lo sapete.

Quell’autore sta facendo i vostri stessi errori, o magari leggendo quella determinata storia scritta male, sapete con chiarezza cosa non volete scrivere!

Ahhh… ora è tutto più chiaro?!

Lasciatemi spiegare… Di tutte le letture in cui mi sono imbattuta, mi è rimasto impresso un romanzo dalla trama non eccelsa, ma più mi addentravo tra le sue pagine e più percepivo qualcosa di familiare. Ciò che mi attirava, non era tanto la storia o la trama, ma la scelta stilistica adottata, il modo di narrare i fatti e di far interagire i personaggi tra loro. In poche parole, il modo di scrivere di quell’autore lo sentivo molto affine al mio, ma in tutto questo c’era qualcosa che strideva.

Ma cosa?

Il ribaltamento continuo del punto di vista.

Da lettrice quel modo di scrivere mi annoiava! Mi rendeva la lettura difficoltosa e mi costringeva a rileggere i paragrafi e i dialoghi diverse volte, perché non capivo.

Un vero disastro, ma utile!

Mi sono resa conto, che IL LETTORE non è nella mente dello scrittore (ovviamente) e perciò determinate scelte dovrebbero essere fatte in funzione di chi dovrà effettivamente usufruire dell’opera finale.

Chi legge ha il sacrosanto diritto di poter capire le varie sequenze in modo naturale e frizzante, senza annoiarsi! Insomma sto dicendo un’ovvietà, ma è quando si scrive bisognerebbe tenerselo impresso nella mente e se non basta riempirsi la scrivania di post-it a non finire.

Un concetto semplice, ma al tempo stesso molto complesso.

La lettura dev’essere scoperta e svago. È gioia!

Piccola precisazione

Non voglio dire, che il romanzo che ho scritto fa schifo, ma che determinate scelte compiute non sonoo state felici, ma una volta resamene conto, posso migliorare lo scritto, dando un taglio decisamente più incisivo e accattivante.

Morale della favola? Sempre se ce n’è una…

Bisogna essere umili e continuare a leggere anche ciò che non ci piace! Chissà, forse quel libro scritto male, potrebbe avere gli spunti didattici, che ci servivano per crescere! Insomma lo dice anche il re:

si impara più da un cattivo libro, che da uno buono! (ref On writing)

Quest’esperienza mi è stata utile, ha portato alla luce tutti quei difetti che non volevo vedere del mio romanzo e mi ha costretto a migliorarmi. Mi ha dato il coraggio di selezionare interi paragrafi e schiacciare delete! Cosa non semplice!

Il racconto, che vorrei leggere e scrivere, dev’essere vibrante, sfavillante e mantenere l’attenzione sempre viva del lettore; creare attesa e aspettativa.

Se non accade, vuol dire che c’è qualcosa che non va!

Concludendo

A voi è mai successo qualcosa di simile? Trovare negli scritti altrui, spunti per migliorare il proprio lavoro?